Sab. Dic 3rd, 2022

C’è un tempo per tutto, e anche quello di Mario Draghi sembra essere giunto al capolinea. Sono ore cruciali quelle di oggi, dove molto probabilmente il M5S uscirà dall’aula durante il voto al Dl aiuti. Cronaca di un parentesi politica italiana, non molto differente dalle altre, solo che questa volta è il movimento a far cadere il governo e non gli altri. Draghi è chiuso in una morsa, e la sua leadership tende a naufragare sotto i colpi dei partiti italiani che, ormai, non guardano più al governo ma alle prossime elezioni politiche.

Draghi doveva saperlo che i partiti che più di tutti hanno perso consensi nell’appoggiare il suo governo, ora tirano le somme e vogliono recuperare ciò che hanno perso. Non sarà facile svincolarsi ma non sarà nemmeno facile governare con le elezioni alle porte. L’ideale sarebbe ritornare al voto il prima possibile.

Dal canto suo Conte sta tentando ogni strada per far riemergere un movimento snaturato rispetto a quello uscito vincitore alle scorse politiche. La strada non è facile, è tutta in salita. Gli errori che sono stati commessi in questi quasi cinque anni di legislatura sono costati cari al M5S. Sin dall’inizio si è tracciato uno scenario diverso da quelle che erano le qualità del movimento. Gli stessi eletti non si sono rivelati fedeli alle idee del movimento, e una volta entrati in parlamento hanno cambiato faccia. L’elettorato del M5S non esiste più, è rimasto al massimo un cinque per cento a seguirlo, per il resto sono spariti. Conte lo sa molto bene, e in questi giorno sta cercando di recuperare tracciando una strada che non potrà mai più essere quella del vecchio movimento.