Ven. Ago 12th, 2022

Non sembra ma è già iniziata la campagna elettorale per le europee. Vuoi o non vuoi anche i partiti italiani sono alle prese con la difficile soluzione delle liste e dei politici da schierare in campo. L’ammissione di colpa ieri di Jean-Claude Juncker è l’inizio della paura che hanno i politici navigati di perdere del tutto il potere. “Le riforme strutturali restano essenziali ma, durante la crisi del debito in Ue, l’austerità fu avventata, e non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato. “Non siamo stati sufficientemente solidali con i greci”. Quelle di Juncher sono solo lacrime di coccodrillo che non impietosiscono gli elettori europei.

In tutta Europa è cambiata la musica, ma non tanto quella suonata delle orchestre dei partiti, semplicemente gli elettori europei hanno cambiato il modo di vedere le cose e non corrono più dietro alle ideologie di un tempo. Si sentono più liberi di decidere. In tutta Europa infatti soffia il vento del cambiamento. Basta guardare a quello che sta succedendo in Francia con i gilet gialli. Fermano con la protesta un sistema politico che li ha spinti sempre di più nella povertà. Cosa avrebbe dovuto fare anche il popolo greco, ma non l’ha fatto e si è ritrovato nelle condizioni in cui riversa.

L’Italia è stato il precedente che ha fatto cambiare opinione a molti popoli europei. Oggi il partito di Salvini è il primo partito anche in Europa. Un segnale forte che la dice lunga su quello che da qui a qualche mese più succede a Bruxelles. L’occhio puntato su Salvini è il segnale tangibile che gli europei hanno capito che con il pugno duro si possono ottenere dei risultati positivi. Salvini ha già ottenuto ottimi risultati sull’immigrazione e sulla sicurezza in Italia, quindi oltre la penisola guardano con occhi positivo a una aggregazione nuova in grado di cambiare l’Europa da dentro.

A tremare è la vecchia politica europea, quella che Juncher ieri ha tentato di difendere con lacrime compassionevoli, non impietosiscono i popoli che andranno al voto. La situazione è gravissima, e ogni popolo, compreso quello tedesco, si rende conto che occorre cambiare il quadro politico che finora ha retto e governato la UE. Sarà una campagna elettorale lunga e molto probabilmente diversa dalle altre, perché a scendere in campo saranno tanti movimenti cosiddetti “populisti”, che in effetti sono solo persone che combattono, con idee diverse, le scelte finora fatte da una Europa a senso unico.