Mar. Mag 24th, 2022

Forse la strategia di Grillo era proprio quella di iniziare con un governo con la Lega, portarla alla resa, e poi subito abbracciarsi il suo nemico giurato. O forse il PD non è mai stato il suo nemico ed era solo una farsa per creare quell’onda populista per arrivare al potere? La domanda è d’obbligo. La strategia se è questa sta costando cara al M5S. In un anno il M5S sta perdendo tutto quello che ha costruito. Sta per finire più velocemente di quanto di pensasse. Sono lontanissimi i fasti del 33% delle Politiche del maggio 2018, ma anche lontani del 17,1% preso alle Europee del maggio 2019. Oggi per il voto delle regionali i grillini tremano perché la situazione è abbastanza critica e potrebbe andare quel poco sopra il 10% o addirittura abbondantemente sotto il 10%. Un dato che se confermato dalle urne avrebbe effetti potenzialmente devastanti sia per il partito, sia per la maggioranza giallorossa, che potrebbe subire una spallata forse decisiva dal centrodestra.

Quindi la strategia di Grillo è fallita completamente, poiché consegnando il movimento nelle braccia del PD ha fatto sì che l’elettorato ha capito l’imbroglio ed è scappato via. Lo si vede anche in questa tornata elettorale, mentre i comizi di Salvini, ora nemico del M5S, riempiono le piazze in tutta Italia come un tempo facevo il movimento, quelle del movimento sono o semivuote o vuote del tutto. Ma anche quelle del PD non cambiano scenario, a dimostrazione che entrambi sono sulla soglia della disfatta elettorale in queste regionali. Anche le fughe dal movimento sembrano diventate una routine quotidiana. Lo fanno i parlamentari, lo fanno i consiglieri regionali, comunali, ma, soprattutto, lo fa la base, gli elettori comuni, quelli che hanno portato il movimento al 33%. I grillini sono accusati dall’elettorato di alto tradimento. Grillo credeva di essere un padreterno sulla terra e tutto ciò che faceva e decideva era vangelo di messa. Non è andata così, ormai il suo tempo è scaduto e con lui è scaduto quello del movimento che ha creato. Gli errori si pagano a caro prezzo, e il movimento è destinato a finire come sono finiti tanti partiti nati e morti in una legislatura.