Gio. Lug 7th, 2022

E ora come la mettiamo? La terra dei fuochi non è una leadership campana, ma interessa tutta l’Italia. Ho sempre detto che la situazione è degenerativa e riguardava non solo la terra dei fuochi campana, ma interessava tutta la nazione. Soltanto che in Campania un gruppo di persone parlava e riparlava della terra dei fuochi fino a farlo diventare un marchio tutto campano, mentre quello che succedeva in altre regioni passava in secondo piano. Mi batto da una vita nel dire che i rifiuti vanno distrutti. Ma i signori del NO hanno ricette più efficaci che non danno risultati positivi. Allora ad incendiarli ci pensa la mano del signore, che di tanto in tanto fa scoppiare un incendio e rimuove gli ostacoli.

Finora la Campania è stata la pattumiera d’Italia, ora cambia la geografia dello smaltimento illecito dei rifiuti. Dopo 25 anni di dominio incontrastato della terra dei fuochi campana, con numero di roghi avvenuti tra Napoli, Roma e Palermo, le province in cui è stato necessario il maggior numero di interventi, qualcosa è decisamente cambiato. Ora, infatti, la maglia nera spetta a Roma, Reggio Calabria e ad un’insospettabile Milano.

Se la Campania e molte altre regioni del sud sono state sommerse di rifiuti tossici interrati a macchia di leopardo, ora ad andare in fumo è il nord Italia. Gli incendi che si sono susseguiti in molte aree del nord Italia, sono principalmente rifiuti provenienti dal Sud Italia e questo è un vero rebus perché, fino a qualche anno fa, venivano smaltiti nelle tradizionali terre dei fuochi.

L’ultima operazione, coordinata dalla Dda, scattata a Milano ma che ha interessato anche altre regioni e in cui sono state eseguite quindici misure cautelari di cui otto in carcere, quattro agli arresti domiciliari e tre con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, ha portato alla luce un sistema che ha invertito la vecchia tendenza: ora è il nord a ricevere i rifiuti del sud.

Agli arresti sono finiti imprenditori, amministratori e gestori di società operanti nel settore dello stoccaggio e smaltimento rifiuti, a cui sono contestati, a seconda delle posizioni, i reati di traffico illecito di rifiuti, attività di gestione non autorizzata e intestazione fittizia di beni. E guarda caso l’inchiesta ha preso il via dopo l’incendio di un gigantesco deposito, ben 13mila metri cubi, avvenuto lo scorso 14 ottobre nel quartiere Bovisasca di Milano. Dagli accertamenti, come si legge nel provvedimento del gip di Milano Giusy Barbara, è emerso l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti indifferenziati urbani, pari a 37mila tonnellate, che arrivavano principalmente da Napoli e Salerno. Un giro d’affari milionario, quello dello smaltimento illecito dei rifiuti, che secondo gli inquirenti si sarebbe ormai trasferito al Centro e, soprattutto, al Nord Italia.

I rifiuti vanno bruciati, distrutti, altrimenti la situazione si sposata, ma non si risolve. Infatti nel Sud Italia i margini d’azione in questo settore, giorno dopo giorno, si starebbero assottigliando per via dei controlli sempre più pervasivi da parte delle forze di polizia. Rischi calcolati dai clan che così hanno deciso di cercare fortuna altrove, massimizzando i profitti e riducendo i pericoli. La munnezza continua ad essere un pacco postale, si sposta da una parte all’altra per fare cassa, mentre il problema rimane sempre uguale e non si risolve mai, e i cittadini pagano. I rifiuti vanno distrutti.