Dom. Ago 14th, 2022

Inverno 2014. Milano. In una libreria poco distante dalla Pinacoteca di Brera, la scrittrice, giornalista e prima presentatrice della Rai, Eda Lanza,presenta il suo ultimo romanzo della serie incentrata sulle vicende dell’avvocato napoletano “Max Gilardi”, dal titolo:“Il venditore di cappelli”.Nella platea della piccola sala, una ragazza ascolta un vivace botta e risposta tra alcuni critici e la giallista, che, dopo il dibattito sul libro e le letture di alcuni brani, attende al bancone i lettori/ammiratori per la firma delle copie. La giovane donna, avvicinatasi , chiede alla scrittrice di apporre sulla prima pagina una dedica,quando l’ex conduttrice,le si rivolge, dicendole: “Signorina, ma lei lo sa che è la prima adolescente che vedo a una mia presentazione?…di solito, i suoi coetanei preferiscono i libri dei calciatori o dei comici…sarà per questo che l’ho notata subito!…Senta, io, adesso, le firmo il libro ,però , poi,  vorrei parlare con lei…Non so cosa sappia di me…ma posso garantirle che sono esattamente ciò che sta pensando io sia, cioè: un’impicciona!…Del resto, se non lo fossi, non farei la scrittrice!…Io, l’ho vista, poco fa, mentre discutevo con quel critico che mi rimproverava per la mia eccessiva poplarità (cosa ci sarà di male, se mi leggono in tanti, bah?!)…lei ha ricevuto un messaggio sul suo cellulare, lo ha letto, ha abbassato il capo e le si è scurito il volto…Poi, l’è scesa una lacrima e ha guardato fisso nel vuoto fino alla fine…Scommetto che ha litigato con il suo fidanzato…ho indovinato?…”. “Lui, dice che non dovrei perdere il mio tempo con i libri, con la lettura…e questo suo atteggiamento mi infastidisce, perché vorrei mi rispettasse anche se non condivide i miei interessi…invece, ogni volta, è come se dovessi combattere una battaglia,mentre quello che vorrei è semplicemente la libertà di essere me stessa!…”, si confessa la ragazza, incontrando la comprensione della scrittrice: “Lei ha l’età dei miei nipoti…ma io , più che da nonna, vorrei parlarle da donna a donna…Per prima cosa, vorrrei dirle che la vita è troppo breve per sprecarla ad essere triste…e poi, che non vale la pena piangere e star male per un amore che non è amore…perché se lo fosse , mia cara, il suo fidanzato la rispetterebbe e la incoreggerebbe a coltivare le sue passioni, anzi sarebbe felice e  orgoglioso di lei!…Le racconto una cosa: da piccola,sono stata una bambina sola e infelice e pensavo che lo sarei stata per sempre…poi, non so come sia successo,  ho imparato a ridere…e allora, signorina, provi a ridere , provi anche lei, provi anche quando le sembra che il mondo le caschi addosso e vedrà che, imparando a ridere,  imparerà ad amarsi!…”.

“Scrivere mi diverte e mi aiuta a sopravvivere. Mi aiuta ad avere un contatto sereno e persino commovente con persone che non conosco, che mi riconoscono attraverso i miei romanzi, le mie apparizioni in Tv con un Galateo sottobraccio. Io, che non amo le regole”. Così, diceva di sé,nel corso di un’intervista,rilasciata qualche anno fa, la scrittrice,giornalista e prima presentatrice della Rai , Eda Lanza. Nata a Milano, il 5 ottobre 1924 da una famiglia borghese, dopo gli studi  alla Sorbona di Parigi, dove è allieva del filosofo , scrittore, drammaturgo e critico letterario Jan Paul Sartre, e  incontra la scrittrice,saggista, filosofa, docente e femminista Simone de Beauvoir, torna in Italia. Poi, nel 1952, contattata dai dirigenti della azienda radiotelevisiva pubblica italiana, agli albori della sua programmazione, superati una serie di provini, viene scritturata come conduttrice. Quindi, debuttato con la trasmissione  “Vetrine” , rubrica di moda, che si avvale delle inchieste di vari registi , quali : Romolo Siena , Sergio Spina, Gianni Serra e Sergio Miniussi, viene ingaggiata come protagonista di nuemerosi Caroselli, per poi tornare a condurre il programma per ragazzi “Avventure in libreria”, nel quale dispensa agli adolescenti consigli librari, ultima esperienza prima di ritiratasi dalle scene. Quindi, dedicatasi all’insegnamento della Storia del Costume, fonda un’agenzia di comunicazione specializzata nei settori della Moda e dell’Industria. Tornata sotto i riflettori nel 2011 , spinta dall’amico, il giornalista e scrittore ,Mariano Sabatini, prende parte come ospite alle trasmissioni Rai e La7 : “Apprescindere“, condotta da Michele Mirabella , “I Fatti Vostri” , presentata da Giancarlo Magalli e “I menù di Bendetta”, condotta da Benedetta Parodi, nella quale  dà alcune brevi lezioni di stile. Conosciuta una seconda vita artistica come  scrittrice , nell’ottobre 2012 pubblica ,per l’editore Salani, il primo romanzo del ciclo di gialli :“Niente lacrime per la signorina Olga”, con protagonista l’avvocato napoletano “Max Gilardi”, recensito in maniera lusinghiera da Umberto Eco, che aveva lavorato con lei agli inizi della carriera in Rai. Divisasi fino al 2018 tra la narrativa ( scrive ancora i  gialli  : “Il matto affogato”, “Il venditore di cappelli”, “La cliente sconsciuta”, “La bambina che non sapeva piangere”, “Uno stupido errore”, “La bestia nera”, “Il funerale di donna Evelina” e “Rosso sangue” ,i romanzi intimisti : “Una stagione incerta”, “Imparerò il tuo nome“, e i saggi:”Signori si diventa. Le nuove regole dello stile quotidiano” per Mondandori e “Il tovagliolo va a sinistra” , edito da Vallardi ) e le partecipazioni a programmi Rai, come “Detto fatto” su Rai 2, in veste di esperta di galateo e di storia del Costume, è scomparsa il 10 novembre scorso, all’età di novantacinque anni, nella sua casa a Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, assistita dal figlio Massimo Pietro, avuto dal marito Vitaliano Damioli. Insignita nel 2013 del titolo di “Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana”, e premiata con la targa di merito al Festival Nazionale della Letteratura “Città di Giulianova”, poco prima di morire ha scritto: “Se mi chiedono quando ho iniziato a scrivere, io so che cosa rispondere: avevo meno di tre anni quando, prima di addormentarmi, mi raccontavo da sola le favole che inventavo io. Non era soltanto fantasia: ero una bambina sola e infelice. I test psicologici affermano che una bambina infelice sarà per sempre una donna infelice: e questo è stato vero anche per me. Poi, a un certo punto,senza una ragione precisa o un preciso cambiamento, io ho  iniziato a sentire la leggerezza delle parole, dei gesti, della presenza degli altri. E ho imparato a ridere. La durezza è diventata ironia. La normalità, una specie di vuoto intorno che potevo riempire a piacer mio. Lo so, sono parole. Posso dire che è successo, ma non saprei dire altrettanto come sia successo. So che ho imparato a ridere e la vita mi è diventata migliore. Sembra facile…diceva quel tale. Infatti, non lo è.  Me l’ha insegnato la vita. Mi ha preso per mano e mi ha detto: “Prova…avanti, prova”. Ho provato. E lo dico anche agli altri: “Avanti…prova…Prova a ridere anche quando ti sembra che il mondo ti stia cadendo addosso…E allora ridi,ridi, ridi…”.