Ven. Feb 3rd, 2023

ROMA- Che nel parlamento italiano ci siano politici con una scarsa propensione a progettare per far ripartire il paese, questo si sa da tempo, ma è dovuto alla mancanza di idee. O perlomeno qualcuno l’idea ce l’ha pure, ma ha paura di tirarla fuori per non essere deriso dagli altri colleghi che, coinvolti emotivamente dal ricatto continuo dell’Europa, non danno retta ai problemi del paese. Il problema è che nessuno si preoccupa, italiani compresi, che il dramma del lavoro sta distruggendo le aspettative di interi nuclei familiari e dei giovani in cerca di occupazione.

Il lavoro è quella parte fondamentale che regge le sorti di una nazione, perché se c’è lavoro c’è movimento di economia interna. Infatti noi abbiamo i consumi interni fermi, addirittura una recente analisi ha evidenziato come anche il consumo di pane sia diminuito drasticamente. In venti anni in Italia si è assistito ad una vera e propria mattanza nei confronti delle partite IVA, quelle piccole realtà produttive che hanno sostenuto il pacchetto socio economico del bel paese. Esse sono state oggetto continuo di attacchi  da parte di partiti di sinistra, additandole come evasori fiscali. Ma se l’evasione oggi accertata e di 108,7 miliardi, significa che dietro questa montagna evasiva non ci possono essere le piccole attività artigiane, commerciali, perché devono evadere per bisogno, ed evadono spiccioli, ma c’è quella macchina infernale di grandi gruppi insieme alle mafie e corruzione, che producono il vero dramma dell’evasione italiana.

Ma tralasciando l’evasione, tanto cara ai partiti di sinistra, guardiamo con attenzione ai bisogni delle piccole partite iva, che hanno necessità di ripartire, anche perché rappresentano una speranza concreta per i cinquantenni senza lavoro, ovvero padri di famiglia, e i giovani, ossia i figli dei cinquantenni, che hanno bisogno di inventarsi qualcosa per non morire del tutto.

Nell’ultimo decennio in Italia hanno chiuso centinaia di migliaia di partite IVA, segno che era diventato impossibile continuare. Queste partite Iva che hanno chiuso, oggi disoccupati, purtroppo sono anche vittime di equitalia dopo la chiusura. Detto ciò, veniamo alla proposta per farle ripartire. Innanzitutto se fossi la camera di commercio richiamerei tutti quelli che hanno chiusi e chiederei loro perché l’hanno fatto, in modo tale che diventerebbe la maniera concreta per farsi un quadro ben preciso della situazione attraverso testimonianze dirette di chi ha dovuto chiudere negli ultimi dieci anni. Dopodiché mi attiverei per informare i governanti assenti sulla questione. Per prima cosa bisogna chiedere ai governi chiacchieroni e amiconi dell’Europa, che le partite IVA hanno bisogno di grandi sgravi fiscali. Prima di tutto darei alle nuove iscrizioni la possibilità di non pagare i contributi previdenziali per i primi cinque anni di attività, perché spesso la chiusura deriva anche dai debiti che si accumulano nei confronti dell’inps. Altro fattore importante è non far pagare le tasse, tutte, per i primi cinque anni di vita, ottenendo anche l’esenzione di quelle comunali.

Queste possibilità sono le uniche che possono rimettere in moto un sistema imprenditoriale che ruota intorno alle piccole imprese, ciò significherebbe dare impulso all’economia, perché queste piccole realtà diventano il volano per rimettere in moto i consumi interni. La macchina politica arrugginita e arrogante, deve iniziare a comprendere che i colpi di testa dell’Europa hanno ucciso il lavoro in Italia, quindi occorre ritornare indietro e ricominciare da dove abbiamo iniziato a perdere.