Lun. Mar 4th, 2024

Autunno 2023. Napoli. In un liceo del centro storico, una docente sta parlando con una sua allieva prossima alla Maturità, che le ha fatto un’importante rivelazione sulle sue scelte per il futuro e le ha chiesto di aiutarla a comunicarle ai genitori.

“Come va, come stai, Teresa?…”, domanda l’insegnante alla studentessa.

“Bene, Prof!…ma, in verità, sono un po’ in ansia…Non so come i miei genitori reagiranno quando gli dirò cosa ho scelto di fare dopo il liceo…Il fatto è che ho la sensazione che non approveranno la mia decisione…Però, spero almeno capiscano!…”, auspica la studentessa.

Ma sì…vedrai che capiranno!…A volte, la paura e l’emotività ci impediscono di guardare la realtà per quella che è…così, complichiamo le cose, drammatizzandole…”, constata l’insegnante, che esorta l’allieva a tranquillizzarsi, quando la collaboratrice scolastica, bussando alla porta dell’aula, annuncia l’arrivo dei genitori della ragazza.

Questi ultimi, entrati nell’ aula, sono invitati dall’insegnante a sedersi tra i banchi insieme  alla loro figlia , che ha qualcosa di importante da comunicargli.

“Grazie per essere venuti qui, nonostante i vostri impegni di lavoro!…A casa, non sapevo come dirvelo, come affrontare il discorso,ma qui, insieme alla prof, ho meno timore…Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me in questi anni…So che vi piacerebbe che continuassi l’attività di famiglia…ma io ho preso una decisione…Sapete quanto io abbia amato la divisa sin da bambina…ed è per questo che ho deciso di frequentare l’Accademia militare…Insomma, mi piacerebbe arruolarmi nell’Esercito!…”, comunica la sua decisione ai genitori, la studentessa maturanda.

“Ah, e ce lo dici così, con questa tranquillità?….come se dicessi : “Oggi a pranzo vorrei pasta con il pomodoro?”…Tu lo hai capito , sì, che cosa hai appena detto?…”, domanda la madre alla ragazza, che, delusa per la reazione di quest’ultima, risponde: “E come ve lo dovevo dire?…E poi, cosa ho detto di così tanto strano?…Lo so, vi piacerebbe che continuassi  la vostra attività…ma , appunto, è la “vostra”attività, non la mia!…Io ho scelto cosa voglio fare nella vita…e lo farò, statene certi, con o senza il vostro sostegno, perché è la sola cosa che mi renda davvero felice!…”, conclude la studentessa.

“Teresa,’a papà, cerca di ragionare!…hai pensato bene alle conseguenze di questa decisione?…Dovrai stare lontana da casa, dagli affetti per  mesi, anni…per non parlare del rischio!…E poi,  al tuo fidanzato ci hai pensato?…Come farai a conciliare un’eventuale realtà familiare con questo tipo di scelta?…”,chiede il padre alla figlia.

“Perché mi domandi questo, papà?…se fossi stato un ragazzo, un uomo, me lo avresti chiesto?…Quando ti sei allontanato da casa per lavoro, ti sei mai domandato se fosse compatibile con il fatto di avere una famiglia?…Ti rispondo io: no!…e sai perché?, perché, per un uomo è scontato stare lontano dalla famiglia per lavoro, anzi ,è quasi un dovere…Tanto, per voi uomini, sono le donne a doversi occupare dei figli, vero?…Ma per me, non è così, papà!…Anzi, per il mondo, per la società contemporanea, grazie al cielo, non è più così!…Oggi, noi donne, siamo libere di scegliere!…Quindi, stai  tranquillo!…state tranquilli!…qualora volessi sposarmi e avere dei figli,proprio come fa un uomo, concilierò  entrambe le cose : la vita militare e quella familiare!…”, rassicura i suoi genitori, la studentessa.

“Bene, signori…come avete sentito e, come avrete di certo compreso, vostra figlia è molto determinata nelle sua scelta e io, in qualità di sua insegnante di Matematica e Fisica, farò tutto ciò che devo per preparare al meglio lei e i suoi compagni e le sue compagne di classe , affinché superino brillantemente le prove che li attendono…”, garantisce l’insegnante, chiosando: “Vostra figlia sta costruendo con fierezza e determinazione la sua indipendenza, siatene fieri!…Per la forza, la caparbietà e l’entusiasmo che ci mette, sapete chi mi ricorda?…Elvira Donnarumma, tra le prime donne ad affermarsi agli inizi del Novecento, come esponente  della canzone napoletana, di cui divenne in poco tempo una delle più grandi interpreti!…Elvira Donnarumma, oltre alle qualità espressive e la talento canoro, aveva una personalità forte e spiccata, proprio come vostra figlia…Per questo, le auguro di raggiungere  i più alti gradi dell’Esercito e, insieme, la libertà di realizzare nella vita tutto ciò che vuole e che più desidera!…”.

“Antidiva” e “anticonformista”, “simbolo di emancipazione, forza e femminilità”: queste, le parole più ricorrenti usate dai critici per descrivere la cantante e attrice Elvira Donnarumma.

Nata a Napoli ,il 18 marzo 1883 (l’Enciclopedia dello Spettacolo, invece, riporta la data del 31 marzo 1886) da Alfonso, sarto, attore per passione, nonché interprete della maschera di Pulcinella, sin da bambina frequenta con il padre i piccoli teatri e i ritrovi del quartiere del porto.

Manifestata quindi un’attitudine per la recitazione, grazie a circostanze fortuite, debutta nel 1891 al Teatro Petrella, poiché chiamata a sostituire la protagonista del dramma popolare “Le due orfanelle”.

In seguito, a nove anni, scoperto il talento per il canto,  interpreta per la prima volta in pubblico la canzone “’E ccerase”, con testo di Salvatore Di Giacomo e musica di Vincenzo Valente.

Colpita la platea teatrale con la sua voce cristallina e con l’espressività , a soli dieci anni , si afferma come interprete del repertorio popolare e delle canzoni di Piedigrotta, riempiendo i teatri del lungomare di Mergellina.

Scritturata dal direttore artistico del Teatro Scottojonno, teatro ubicato nella Galleria Principe, raccoglie un consenso di pubblico tale da approdare ben presto alla birreria più famosa di don Giovanni all’Incoronata, dove si esibisce con la cantante Ersilia Sampieri e con il macchiettista Davide Tatangelo.

Considerata “bambina prodigio” dalla critica, entra in piccoli teatri di varietà  e in locali rinomati, dove mette in luce e affina le sue capacità vocali duttili ,in grado di esaltare il repertorio della canzone napoletana, e il suo talento di attrice, capace di passare dai toni drammatici a quelli comici della tradizione teatrale popolare.

Raggiunta la maturità con gli spettacoli recitati e cantanti nei café-chantant, migliora le proprie esibizioni studiando da autodidatta e traendo ispirazione da Emilia Persico, nota interprete della canzone “’O marenariello” di Salvatore Gambardella e Gennaro Ottaviano, finché nel 1894 appare con un suo numero nello spettacolo “Circo della varietà”, dove viene presenta nel ruolo della “piccola canzonettista”.

Notata dai fratelli Resi, impresari teatrali, viene scritturata per il café chantant Eden, dove porta in scena numeri “a solo” , eseguendo canzoni come “Chiarastella” di Aniello Califano e Alberto De Cristofaro  e “Maria Marì” di Vincenzo Russo  ed Eduardo Di Capua, e numeri in duo, nuovamente con il macchiettista Davide Tatangelo.

Consacratasi nei primi anni del Novecento come stella del varietà e dello spettacolo partenopeo, grazie alle interpretazioni dei brani: “Uocchie c’arraggiunate” di Armando FalconiFieni e Rodolfo Falvo, “Pusilleco addiruso” di Ernesto Murolo e Salvatore Gambardella, “Comme facette mammeta” di Giuseppe Capaldo e Salvatore Gambardella, “Luna curtese” di Adolfo Genise e Vincenzo Valente e “Tarantelluccia” di Ernesto Murolo e Rodolfo Falvo, si distingue dagli altri interpreti e dalle altre interpreti per la simpatia e l’entusiasmo che generano empatia nel pubblico, doti grazie a cui raggiunge una fama al di là del territorio napoletano.

Nel 1908, infatti, si trasferisce a Roma dove debutta presso il Teatro Olimpia, alternandosi sul palcoscenico con i principali esponenti del teatro leggero internazionale.

Massima interprete della canzone napoletana, è in scena presso i più importanti teatri della Capitale e d’Italia, quali: la Sala Umberto , il Teatro Balbo ,il Teatro Carignano di Torino e il Teatro Morisetti  di Milano, anche se il consenso più vasto lo raggiunge nei teatri di Napoli.

Tra le canzoni interpretate in questo periodo e , portate al successo: “L’addio” di Libero Bovio e Nicola Valente, eseguita presso il Teatro Bellini; “Core ‘e mamma” di Ernesto Murolo e Giuseppe Capolongo, cantata presso il Teatro Le Terrazze di Santa Lucia.

Colpita alla fine del 1910 da una grave malattia, continua a recitare e a cantare contro il parere dei medici .Tra le canzoni interpretate in questo periodo e , portate al successo: “Surdate” di Libero Bovio e Vincenzo Medina, “Chitarrata antica” di Raffaele Ferraro e Nicola Valente ; “Quanno mammeta t’ha fatto” e “Miette ‘na mana cca!” di Aniello Califano  e Salvatore Gambardella; “Maggio sì tu” di E.A. Mario, “Tammurriata all’antica” di Ernesto Murolo ed E.A.Mario, eseguita presso il Teatro Goldoni-Bellavista e “’A tazza ‘e cafè” di Giuseppe Capaldo e Vittorio Fassone , cantata presso il Teatro Bellini;Tutta mia” di Aniello CalifanoVincenzo Valente e “Piscature ‘e Pusilleco” di Ernesto Murolo e di Ernesto Tagliaferro.

Nel 1921, preso parte al film “Santa Lucia luntana”, prodotto dalla casa di produzione Eliocinegrafica, torna in scena ,rendendo popolare con la sua musicalità ed espressività la canzone: “Cu ‘opiripino e ‘o nnainanà!” di Salvatore Baratta e Giuseppe Capolongo.

Sposatasi nel 1930 con il cantante napoletano Mario Mari, nel dicembre 1932 si ritira a vita privata e  abbandona lo spettacolo, non senza aver lasciato l’ultimo segno nella canzone napoletana con l’interpretazione di “’O telefono” di Gigi Pisano ed E.A.Mario. Poi, si spegne  a Napoli, il 22 maggio 1933.

Di lei ,il giornalista Mimmo Liguoro ha scritto nel suo libro “I posteggiatori napoletani”, edito nel 1995 da Newton e Compton: “Divenne la più grande interprete femminile della canzone napoletana. Nel suo modo di cantare restò, indelebile, lo stile istintivo e passionale dei cantanti popolari. Canzoni allegre, melodiche, drammatiche: Elvira aveva per ogni genere la sua risposta interpretativa. Il pubblico era teso e attento di fronte ad una voce esile, ma duttilissima. Evocatrice di sentimenti che si esprimevano nel viso, negli occhi, nei gesti della cantante”.

N.B. Si precisa che i fatti raccontati sono frutto di una ricostruzione fantasiosa della giornalista , pur traendo spunto da dati biografici reali.

Per la biografia, citazioni e fonti: Enciclopedia Treccani , Dizionario Biografico degli Italiani Treccani-Volume 41(1992), voce a cura di Raoul Meloncelli.

Bibl.: Necr., in Il Giornale d’Italia, 23 marzo 1933; Corriere della sera, 23 marzo e 17 giugno 1933; Il Messaggero, 23 marzo 1933; Gazzetta di Venezia, 26 maggio 1933; L. Bovio, D.: cantatrice di Napoli, in La Tribuna illustrata, 11 giugno 1933; E. Murolo, EDe il suo primo debutto, in Comoedia, Milano, 15 giugno 1933; F. Petriccione, ED., in Secolo illustrato, 8giugno 1933; L. Bovio, Sorridente malinconia di E., in L’Illustrazione italiana, 11 giugno 1933; F. Cangiullo, Due rivaliDe Pasquariello, in Il Tempo, 30nov. 1953; L. Ramo, Storia del varietà, Milano 1956, ad Indicem; F. Petriccione, Piccola storia della canzone napoletana, Milano 1959, pp. 73 s., 108, 127, 151, 172; M. Vajro, Fascino delle canzoni napoletane, Napoli 1962, pp. 202, 206; V. Paliotti, La canzone napoletana ieri e oggi, Milano 1962, pp. 109, 168; E. De Mura, Encdella canzone napoletana, Napoli 1969, I, pp. XVI, XVII, 13 s., 158, 160s., 206, 233, 235, 237, 247, 265 ss., 280, 352, 454; II, pp. 38, 56, 77, 89, 159 s., 203, 215, 224, 239, 260; M. Dell’Arco, Café-chantant di Roma, Milano 1970, p. 9; Follie del varietàVicende memorie personaggi 1890-1970, a cura di S. De Matteis.M. Lombardi-M. Somaré, Milano 1980, pp. 42 s., 57, 118, 256; S. Di Massa, Storia della canzone napoletana dal ’400 al ‘900, Napoli 1982, pp. 340 s.; R. De Angelis, Café-chantantPersonaggi e interpreti, a cura di S. De Matteis, Firenze 1984, p.56; G. Borgna, Storia della canzone italiana, Bari 1985, pp. 32, 57 s.; Encdello spettacolo, IV, coll. 866s.

Mimmo Liguoro, “I posteggiatori napoletani”, Newton e Compton,1995.