Mer. Ago 17th, 2022

Autunno 2010. Roma, Teatro Argentina. Nel foyer  dell’edificio, sito a pochi passi da Piazza Venezia,  una gruppo di amici si intrattiene al bar, in attesa di entrare in sala, per assistere a uno spettacolo in memoria dell’intellettuale, poeta, scrittore, giornalista, sceneggiatore e regista Pier Paolo Pasolini. Seduta al tavolino del caffé, la comitiva discorre cordialmente del più e del meno, quando la disparità di vedute su un argomento, infiamma la conversazione. “Io penso che Fantastichini sia un attore straordinario, ho visto la sua ultima interpretazione ne “Le mine vaganti”, l’ultimo film di Ozpetek ,e penso meriterebbe molto di più…meriterebbe il ruolo da protagonista che non ha mai avuto!…”, esclama un’ elegante signora sulla cinquantina. “Non sono d’accordo!, certi attori non hanno bisogno di ottenere ruoli principali per spiccare e Fantastichini è sicuramente tra questi!…La  sua personalità è talmente forte, sanguigna, schietta, anticonvenzionale e il suo personaggio così fortemente caratterizzato da quella risata roca e travolgente che è impossibile non si  guadagni la scena,offuscando tutti gli altri interpreti intorno!…”, obietta un coetaneo brizzolato, dal gesticolare convulso e nervoso. “Sì, sarà come dici tu, non discuto!…Ma vuoi mettere la soddisfazione di avere la scena tutta per sé?…E poi, con la bravura che si ritrova, è un’autentica ingiustizia che venga sempre relegato a ruoli marginali, di contorno!…Soprattutto se certi “primi attori” con cui recita sono degli autentici cani!…”, ribatte concitata la donna. “Con questo ragionamento dimostri di non aver compreso appieno il valore di Fantastichini!…Il suo è un talento autentico proprio perchè, per esprimersi, non ha bisogno di essere esaltato…lui, l’attenzione la conquista, come conquista la scena e pure i premi importanti!…Basta pronunci una frase, anche solo una parola, perché lo spettatore esplori, approfondisca, conosca!…”, ribadisce con veemenza l’uomo, interrotto dall’arrivo improvviso proprio di Fantastichini, tra gli invitati alla serata per via dei suoi recital pasoliniani. “Buonasera, signori, scusate l’interruzione!…non vorrei sembrarvi un maleducato, non è mia abitudine origliare, ma pur non volendo, avvicinandomi al bar, ho sentito cosa dicevate…Sì, è vero, non ho mai interpretato ruoli da protagonista!…Il fatto è che sono un attore vecchio stile, che rifugge dalle regole di mercato…non amo apparire, presenziare…Per me il teatro, il cinema sono militanza, impegno…Quindi, se per fare al meglio il mestiere di attore devo rinunciare a qualche primo piano…e sia!, sta bene!, ne sono felice!…Dunque, fate pure, chiamatemi tranquillamente : “L’attore non protagoinista…””.

“Quell’approccio schietto e sincero, quella mssione d’attore che attraversava ogni palco. E’ stato uno di quegli attori del cinema italiano che ha mostrato una grande classe senza aver mai avuto un vero ruolo da protagonista”. Queste le parole utilizzate da un critico teatrale e cinematografico per spiegare, all’indomani della scomparsa, l’immenso talento artistico dell’attore Ennio Fantastichini. Nato a Gallese (Viterbo), il 20 febbario del 1955, da un maresciallo dei Carabinieri e da una casalinga, cresce a Fiuggi, dove il padre viene trasferito per comandare la locale stazione dell’Arma, insieme con il fratello maggiore Piero. Attratto sin dall’adolescenza dal Teatro, malgrado le resistenze paterne, debutta sul palcoscenico all’età di quindici anni, interpretando un’opera di Samuel Beckett. Ribelle alle convenzioni e insofferente alla rigidità del genitore, nel 1975 si trasferisce nella Capitale per frequenatare l’Accademia d’Arte Nazionale “Silvio D’Amico”,presso la quale di diploma. In seguito, scelto da Dario Fo, (reduce dal successo internazionale del “Mistero Buffo”) e da  Claudio Bigagli, recita nella Comune della Palazzina Liberty di Milano, esperienza  grazie alla quale, messosi in luce, esordisce sul grande schermo, prendendo parte, fra il 1982 e il 1990,  a pellicole come: “Fuori dal giorno” di Paolo Bologna, “I soliti ignoti vent’anni dopo” di             Amanzio Todini, “I ragazzi di via Panisperna” e “Porte aperte”, entrambe di Gianni Amelio, dove interpreta rispettivamente: il fisico  Enrico Fermi e il personaggio del romanzo omonimo di Leonardo Sciascia, “Tommaso Sacalia”, pluriomicida, condannato alla fucilazione in piena epoca fascista, ma difeso dal giudice”Francesco Di Vito”, impersonato dal suo mentore Gian Maria Volonté. Di nuovo accanto a quest’ultimo nel film poliziesco  di Emidio Greco, “Una storia semplice”, tratto ancora una volta da un romanzo di Sciascia e  per il  quale si aggiudica numerosi riconoscimenti(Ciak d’oro, “Nastro d’Argento, European Film Awards e Premio Felix), tuttavia, non disdegna di partecipare a commedie corali quali: “Ferie d’agosto”, di Paolo Virzì, in cui rivela doti di attore brillante, interpretando il bottegaio romano “Ruggero”, in vacanza con i familiari sull’isola radical chic di Ventotene. Animato dalla passione per la politica e mai venuto meno all’impegno civile, fra la fine degli anni Novanta e la prima metà dei Duemila, si divide tra  set di miniserie televisive RAI e Mediaset (“La Piovra7”, “San Paolo”, “Maria José, l’ultima regina”, “Paolo Borsellino”, “Karol, un uomo dieventato Papa”, “Sacco e Vanzetti”, “La freccia nera” e “Il mostro di Firenze”, “La tempesta” e “Gli anni spezzati”) e quelli cinematogarfici(“Saturno contro” e “Mine vaganti”, pellicole entrambe di Ferzan Ozpetek, grazie alle quali ottiene i premi  David di Donatello  e Nastro d’Argento, “Fortapàsc” di Marco Risi, “Ciliegine”, esordio alla regia dell’attrice Laura Morante, “La mossa del pinguino” di Caludio Amendola, “Ti ricordi di me” di Rolando Ravello e“Io e lei” di Maria Sole Tognazzi) . Tornato  in teatro  nella stagione 2016/2017, con lo spettacolo “Re Lear”, adattamento dell’omonima tragedia shakespeariana di Giorgio Barberio Corsetti, di recente aveva preso parte , con interpretazioni intense, alle serie e ai  film Tv, trasmessi da Canale 5 e RAI Uno : “Squadra Antimafia 8- Il ritorno del Boss”, di Renato De Maria e Samad Zarmandili, “La musica del silenzio”e “Fabrizio De André : Principe libero”, biografie dei cantanti  Andrea Bocelli e Fabrizio De André, dirette da Michael Radford e Luca Facchini. Ammalatosi di leucemia, si è spento all’età di sessantatré anni, per via di un’emorragia cerebrale,  il 1° dicembre scorso, a Napoli, presso il Policlinico Federico II°, dove era ricoverato da diversi giorni. Salutato dal figlio Lorenzo, dai familiari e dai colleghi, nel corso di una cerimonia laica, tenutasi il 3 dicembre presso la Casa del Cinema di Roma,  in un’intervista rilasciata a un quotidino, poco tempo fa, aveva detto : “Io, la Resistenza, la faccio a teatro, imbraccio le parole e cerco sempre di sperimentare: odio le convenzioni, per me, il teatro è avventura poetica e solo nella ricerca teatrale trovo vitalità e freschezza. Lo stato di salute del nostro Cinema, invece, è pessimo: è un cinema completamente piegato al mercato. Conta più l’incasso che la qualità. Così un film mediocre incassa milioni, mentre un film importante non lo vede nessuno… Il Cinema non deve solo intrattenere, divertire, non è un antidepressivo, è : esplorazione, approfondimento, conoscenza…A ogni modo, non voglio essere un vecchio pieno di rabbia e di rancore…I giovani, i bambini sono la nostra unica speranza. Ogni volta che un bimbo sta male o viene ucciso, qualcosa, nella nostra civiltà, va in pezzi”.