Ven. Feb 3rd, 2023

Primavera 2013 . Milano , quartiere Portello , periferia operaia della “capitale del business”. Alba fosca e grigia dell’ultimo giorno di marzo, che preannuncia un Venerdì  di Passione e di pioggia . Tempo di Pasqua; tempo di vacanze , per pochi ; di lavoro e sacrificio quotidiano , per molti.

Nei pressi di una piazzola , seduto su una panchina accanto alla fermata del tram , Alberto , un senza fissa dimora di  settant’anni , stretto  in una giacca di jeans , legge ad alta voce la prima pagina di un quotidiano gratuito , distribuito ai passanti da due giovani e assonnati corrieri  :  “E’ morto Enzo Jannacci , cantante e poeta del surreale”.

Assente , con gli occhi bassi inondati di lacrime , appallottola tra le mani il foglio di giornale . Dopo qualche secondo di torpore , viene ridestato dal suono del claxon di una berlina  dal cui finestrino una voce, gli chiede: “Buongiorno, signore ! ; saprebbe indicarmi la strada per raggiungere l’aeroporto?. Sa , vengo dal Sud  in trasferta al Nord e , con il navigatore satellitare in tilt , mi sono perso!”.

“ Eh… ?” , gli  risponde Alberto , “Dice a me ? … l’aeroporto  …. , l’aeroporto ?  …..sì,  mi porti all’aeroporto , salgo sulla macchina : è forte questa , è forte, la macchina !” .

 In un attimo , l’automobilista, frastornato, abborda l’inatteso passeggero .

Be’ , visto che si è accomodato , mi metterei in marcia , ma prima voglio presentarmi  : mi chiamo Luigi Romano e , in Borsa , qui,  a Milano ,  faccio l’agente di cambio . E lei ,  chi è ? , qual è il suo nome?”, chiede l’uomo allo sconosciuto compagno di viaggio.

Alberto , mi chiamo Alberto!… quanti cavalli ha  il motore di questo gioiello ? . Eh  , un secolo fa , negli anni Sessanta,  montavo i motori delle automobili  , lavoravo alla catena di montaggio della più importante casa automobilistica d’Italia …avevo vent’anni ed ero venuto in treno dalla Puglia per cantare ! . Mi presentavo ai produttori delle case discografiche  della “ Gran Milan”, ma niente: soltanto porte in faccia ! . In fabbrica , sarei dovuto stare un paio di mesi, perché il successo sarebbe arrivato presto e sarei tornato a casa, giù nel Sud, ricco , famoso e con un sogno avverato ! . Invece, non è andata così : la fortuna e la fama non le ho neppure  incrociate   e, in quella fabbrica,  ho passato otto anni della mia esistenza ! . Otto anni , tutti i giorni ad avvitare e a svitare bulloni…finché, ho detto basta!  . Rifiutavo l’idea di costruire macchine con cui gli altri sarebbero andati in capo al mondo , mentre io , per ottantasei mila  lire al mese , sarei rimasto in città a sgobbare  ; mi accorgevo di aver dimenticato il colore del cielo o il sapore dei frutti di stagione e , ciò, mi spaventava.  Dunque, mi licenziai e iniziai a vivere alla giornata , senza l’incubo del denaro , delle scadenze , senza l’obbligo , imposto dalla società consumistica , di essere “produttivo”. Sapesse quante cose si scoprono ,osservando le persone dalla strada ! ; si impara a distinguere la tristezza vera dal capriccio , l’affetto puro da quello interessato , a riconoscere, insomma : l’umanità ! . A proposito , ha saputo la notizia ? : Enzo Jannacci è morto !. Ora , posso dire di essere rimasto veramente solo!.  Enzo  era un amico , un amico sincero ! . Lo incontrai nella metà degli anni Sessanta , quando la sua popolarità era all’apice…Una domenica mattina ,  si avvicinò a me, in piazza del Duomo e , vincendo la mia diffidenza , riuscì a farmi aprire e a  farsi raccontare la mia storia, per certi versi simile alla sua. Enzo, come me,  nacque a Milano il 3 giugno del 1935 , da padre pugliese , ufficiale dell’Aeronautica  in servizio all’aeroporto “Forlanini /” e , da madre lombarda . Nel 1954 , diplomatosi al Liceo Scientifico e al Conservatorio , dove studiò Pianoforte , Armonia, Composizione e Direzione d’orchestra , si iscrisse alla facoltà di Medicina , continuando  a coltivare i suoi interessi  la sua passione in ambito musicale. Attratto , infatti, dal jazz di Chuck Berry , Chet Baker, Stan Getz,  Gerry Mulligan e Franco Cerri e  dal rock and  roll di Elvis Presley , nel 1956 , entrò ,  in qualità di tastierista, nel gruppo dei  “ Rocky Mountains” e in quello dei “Rock Boys”,quest’ultimo, fondato dal cantante Adriano Celentano . Con queste  formazioni si esibì  in numerosi locali milanesi: “Taverna Mexico” , “Aretusa” , “Club Santa Tecla” , ma l’esordio di fronte al grande pubblico avvenne al Palazzo del Ghiaccio , il 17 maggio del 1957 , debutto scandito dalle note di : “ Ciao ti dirò” .

Alla fine del 1958 , intraprese il sodalizio artistico con l’amico Giorgio Gaber , con cui fondò il duo canoro  “ I Due Corsari” e  , fra il 1959 e il 1960 , incise i quarantacinque giri  : “Non occupatemi il telefono”, “ Birra” , “ Fetta di limone” e “ Tintarella di luna” .

Nel 1961 , dato l’addio al clan di Celentano e allo stesso Gaber , proseguì la carriera da solista , alternando la scrittura di testi surreali ( “L’ombrello di mio fratello” , “ Il cane con i capelli” )a  quella di brani  delicati  e introspettivi ( “Passaggio a livello” , “ Il Giramondo” , “ Un nano speciale”, “L’artista” ) . Accortosi di possedere doti di intrattenitore e di  umorista  ,  con il guitto Dario Fo e i comici Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto , iniziò a frequentare il “ Derby”, nota  sala di cabaret  della città meneghina e a cimentarsi in recital teatrali in dialetto milanese, quali : “Milanin Milanon” del regista Filippo Crivelli , nel corso del quale cantava  la canzone “Andavo a Rogoredo” .

In quel periodo , non disdegnò neppure il Cinema , ottenendo comparsate e piccoli ruoli in film d’autore o disimpegnati ( “ La vita agra” di Carlo Lizzani , 1963 ; “ Quando dico che ti amo” di Giorgio Bianchi , 1967 ) . Poi , nel 1964 , forse ispirato dalle nostre chiacchierate  , incise il disco :  La Milano di Enzo Jannacci” , con i brani “ El portava i scarp del tennis” ( in dialetto milanese) , “Veronica” ( con testo di Dario Fo e Sandro Ciotti ) e “ Sfiorisci bel fiore” .

Proprio insieme con  Dario Fo recitò nei teatri le sue  “ 22 Canzoni” , pubblicate nell’LP intitolato:   “ Enzo Jannacci in teatro”. Nel 1966 , mi parlò del padre e del suo  ruolo attivo  nella Resistenza milanese: dalla conversazione scaturirono i brani : “ Sei minuti all’alba” e “ Soldato Nencini”  . Nel 1968, Enzo,   presentò  nel programma televisivo “ Canzonissima” , agguerrita gara canora del sabato sera Rai ,  la canzone : “Vengo anch’io . No , tu no”, composta insieme con Dario Fo e Fiorenzo Fiorentini, che ,per settimane , guadagnò consensi , aggiudicandosi  il podio nell’ “ Hit Parade” di Lelio Luttazzi  , malgrado la censura delle strofe riferite alla dittatura del congolese Mobutu e sulla tragedia dei minatori di Marcinelle.

Tuttavia,  Enzo e Dario Fo  non si arresero alla censura comminata dagli autori della RAI  e sfidarono ancora  il buon senso e il pudore  dell’opinione comune , portando in gara  il brano  :  Ho visto un re” , filastrocca, in apparenza, semplice e orecchiabile che , in un viluppo di metafore a sfondo politico , prendeva di mira i detentori del potere .

Dinanzi all’ennesima epurazione, deluso, mi comunicò due decisioni importanti : si sarebbe sposato ( il 23 novembre del 1968) e si sarebbe trasferito  in Sudafrica e negli Stati Uniti , al seguito dell’equipe del professor Barnard , per specializzarsi in Cardiochirurgia.

Enzo, infatti,  non aveva mai abbandonato gli studi e aveva conseguito la laurea in Medicina , nonostante i numerosi ingaggi artistici . Ogni volta che veniva a trovarmi in piazza del Duomo e , lo ha fatto fino a tre settimane prima di morire, mi visitava , controllava che fosse tutto apposto, che  non fossi malato. Tirava fuori dalla borsa lo stetoscopio e mi diceva serio , magari dopo aver recitato una composizione strampalata delle sue in dialetto : “ Dica 33!…” . Soffrì l’insuccesso e l’esilio dalla Televisione ? : non saprei ! ; so , però, che, negli anni  non smise di cercare l’ispirazione e le collaborazioni eccellenti  (una su tutte, quella con Paolo Conte) , per realizzare canzoni raffinate come : “ Messico e nuvole”,Ragazzo padre”  (riflessione sulla situazione dei padri separati o non sposati ) e “ Faceva il palo” ( satira su un  ladruncolo milanese ) .

Nella lotta per la sopravvivenza creativa , i suoi alleati furono  : il Cinema e il Teatro . Fra il 1970 e il 1971 ,  sul grande schermo  impersonò, nella pellicola di Mario Monicelli  : “ Le coppie” , “Gavino Puddu” ,  venditore di castagnaccio oberato di debiti, che  costringe la moglie ( Monica Vitti )  a prostituirsi e, nel film di Marco Ferreri,  “ L’udienza”, “Amedeo” , ufficiale in congedo disposto a morire pur di essere ricevuto  dal Papa .

 In Teatro , fu protagonista delle piéces  del giornalista Beppe Viola  : “ La tapparella” e dell’atto unico, diretto dall’attrice Franca Valeri , “ La cosiddetta fidanzata” , nonché regista e autore de : “ Il poeta e il contadino” , i cui brani ( “ E la vita , la vita” , “ Canzone intelligente” , “ La gallina”, “ L’uselin della comare” )  approdarono , nel 1974 , a  “ Canzonissima” , grazie agli intermezzi i comici della coppia  “ Cochi e Renato”  .

Nel 1975 , Enzo  registrò   ancora un disco di collaborazioni ( Tullio De Piscopo, Beppe Viola , Bruno De Filippi , Chico Buarque de Hollanda ) dal titolo:  “ Quelli che…”, la cui uscita fu preceduta da un video in cui pattinava per il centro di Milano . Nel 1979 , ricominciò a girare l’Italia con una serie di concerti dal vivo , coadiuvato  dal  cantautore Paolo Conte con cui scrisse le canzoni:  “Bartali” e  “ Sudamerica”.

Dopo la pubblicazione del brano : “Ci vuole orecchio” ( 1980)  , che segnò il debutto del figlio Paolo, nato il 5 settembre del 1972 , come musicista e direttore d’orchestra , si dedicò alla composizione di colonne sonore per il Cinema ( “Romanzo popolare” di Mario Monicelli , 1974 ;  “ Pasqualino sette bellezze” di Lina Wertmuller , 1975 ; “L’Italia s’è rotta” di Steno , 1976 ;  “Saxophone”  di Renato Pozzetto , 1978 ; “ Piccoli equivoci” di Ricky Tognazzi , 1988 ) .

Dal 1989 al 1998 ,partecipò  al Festival di Sanremo con le canzoni , premiate dalla critica ( “Se me lo dicevi prima” , “La fotografia” , “I soliti accordi”,, “ Quando un musicista ride” ) e , nel  2000, rese omaggio al padre con il disco : “Come gli aeroplani” e celebrò il jazz e la sua carriera di artista negli album “ L’uomo a metà”(2003) e “ The best 2006” (2006) .

Una mattina di dicembre del 2003 , mi disse che sarebbe andato in pensione , gli risposi : “ Come cantautore  o come medico ?”;  mi rispose:  “ Come cantautore  , mai !”  . Peccato che  quell’  entusiasmo sia stato subito soffocato da una triste notizia : il 1° gennaio si spense Giorgio Gaber . Enzo ,  a una settimana di distanza , commentò così l’avvenimento : “ Ho perso un fratello ; eravamo tremendi , stonati … Volevamo  fare un duo tipo Everly Brothers , ma eravamo negati , un disastro , con il risultato che facevamo sketch più che canzoni !” .

“ Ora che se n’è andato, perché ho appena letto sul giornale che se n’è andato,   chi si prenderà cura  di me ? , chi mi domanderà come sto ? . La camera ardente è al Teatro Dal Verme e i funerali si terranno il 2 aprile nella Basilica di S Ambrogio , ma io non ho il coraggio e la forza di andare lì!…Senta , Luigi , lei è stato gentile a farmi salire a bordo della sua macchina , ma  non intendo disturbarla oltre… sarà meglio che arrivi da solo all’aeroporto; per favore , mi faccia scendere ,  si fermi qui !”.

 Poi , al termine di un lungo silenzio , aggiunge : “Si è fatto tardi ed Enzo mi aspetta in piazza del Duomo  : se non mi vede arrivare  si preoccupa !…” .

Appena possibile , l’automobilista , turbato, accosta al marciapiede la berlina e lo saluta , infilandogli, di nascosto , nella tasca destra della giacca di jeans, una manciata di euro .

Alberto ,  aperta la portiera della vettura , si allontana , barcollando e cantando trasognato un malinconico ritornello : “ El portava i scarp del tennis / El parlava de per lù / rincorreva già da tempo / un bel sogno d’amore / El portava i scarp del tennis / El gl’aveva dù oeucc  de bon / l’era el primma mena’ via / perché l’era un barbon…” .