Mar. Ago 9th, 2022

La storia va raccontata non tanto per noi che abbiamo superato i cinquanta, ma per i giovani d’oggi e le future generazioni, affinché gli errori del passato non siano più commessi.

29 anni fa iniziava l’invasione del litorale domitio, che parte da Ischitella, a ridosso della provincia di Napoli, fino a raggiungere il confine col Lazio dopo Mondragone. 47 chilometri di costa meravigliosa, con spiagge di sabbia fine, una perla nel cuore della provincia di Caserta. Tutta questa bellezza non è bastata per portare sviluppo turistico nella provincia di Caserta.

Bisogna andare a ritroso per capire i guai commessi. La prima ondata di sviluppo arriva a inizio anni settanta, con il picco verso il 1978, quando al lago patria, non intorno al lago, che rimane sempre nel degrado assoluto, ma nelle campagne circostanti, si inizia a costruire una marea di villette. Queste case sono destinate ai marines della stazione radar che si trova al lago patria e quelli di stazza alla base nato di Bagnoli. Gli americani pagavano lauti affitti, pertanto era appetibile costruire le ville. Nulla di che, anzi, la cosa funzionava bene, anche perché gli americani portavano sviluppo economico. Sorgevano ristoranti, alberghi, insomma, la cosa faceva ben sperare già per quella zona che rientrava nelle competenze del comune di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli.

Ciò trascinava con se tanto lavoro per gli artigiani che si occupavano di impiantistica, muratori, falegnami, idraulici, in breve, lavoro, tanto lavoro. Nello stesso periodo, ma la nascita era già partita anni addietro, si intensificava la costruzione del Villaggio Coppola, che rientra nel comune di Castel Volturno in provincia di Caserta. Questo grande complesso turistico diventa pian piano il fiore all’occhiello della provincia di Caserta collocata a ridosso del mare. Era quasi visto come un sogno depositato nel cassetto e, ora, tirato fuori per ottenere dal turismo la grande corsa verso la riscossa. Chiaramente ovunque c’è business c’è malaffare, e quelli erano gli anni in cui la camorra iniziava ad alzare la testa. Non era quella imprenditoriale di oggi, ma annusa e metteva i tentacoli frenando così quel sogno che ognuno si aspettava. Se quel sogno fosse andato avanti, oggi ci sarebbe lavoro per tutti, perché dove c’è turismo c’è manutenzione continua e c’è lavoro in qualsiasi settore. Peccato!!!

Nonostante le mille difficoltà dell’epoca, il litorale domitio era vivibile. Le uniche persone di colore che incontravi erano i marines. L’onda d’urto si schianta sul litorale domitio dopo il terremoto. All’inizio degli anni novanta sulla domitiana iniziano a vedersi le prime prostitute di colore. Fino a quel momento le uniche prostitute che si scorgevano in giro erano italiane, e occupavano il vecchio doppio senso dal Lago Patria fino a Casoria. Di giorno non c’erano, ma di notte le notavi subito, perché luminosi falò, rigorosamente accesi con copertoni vecchi, indicavano la presenza delle lucciole nostrane. La terra dei fuochi era già iniziata ed era quella delle prostitute che, ogni notte, mandavano sul nel cielo nuvoloni neri di fumo per riscaldarsi d’inverno, e mandare il segnale della loro presenza di notte durante i periodi estivi. Passa qualche anno e sul litorale domitio si allarga la presenza di ragazze di colore che si prostituiscono, non una ma a centinaia. Le povere prostitute italiane piano piano spariscono sostituite anche dall’arrivo di bellissime ragazze dell’est. La domitiana, ma anche le strade limitrofe, diventano case di prostituzione, e il tutto avviene sotto gli occhi di tutti. Le prostitute italiane finiscono per andare in fallimento, anche perché arriva la grossa ondata della prostituzione dell’est che spazza via ogni ambizione di altre donne.

La cosa non si ferma qui, perché gli uomini di colore che arrivano si dedicano ai lavori nei campi e nell’edilizia. Il paradosso, che tutti sapevano e nessuno parlava, perché a tutti faceva comodo. Ma questi soggetti lavoravano rigorosamente a nero, non chiedevano nulla, con misere paghe lavoravano il doppio, mentre gli italiani e le italiane chiedevano tutto quello che la legge prevedeva. Morale della favola, la cosa faceva comodo agli imprenditori e ai lavoratori extracomunitari. L’espansione avviene anche in tanti altri comuni dell’agro aversano. Per gli agricoltori e gli edili reperire lavoratori era semplicissimo, la mattina bastava andare alla rotonda di Villa Literno, e lì si trovavano centinai di extracomunitari in attesa del datore di lavoro di turno, gli italiani non cerano più. Possibile che nessuna istituzione vedeva che quello che intravedevano tutti. Era iniziata un’invasione silenziosa ma ben visibile. Castel Volturno diventa la meta preferita di tutti questi extracomunitari che piano piano si collocano nella cittadina casertana occupando le case nella destra del volturno e in tutti quei complessi turistici creati fino a Mondragone, ormai finiti nell’abbandono totale.

Purtroppo qui non arrivava solo gente perbene che aveva voglia di lavorare, ma anche malfattori. Quando il lavoro è iniziato a scarseggiare anche per loro, Castel Volturno diventa la centrale della droga e dello spaccio che, sommato alla prostituzione, diventa una bomba atomica del malaffare. Ma il danno era già stato fatto negli anni addietro, quando queste persone erano arrivate qui come irregolari e tali erano rimasti, quindi incontrollabili e ingestibili. Un conto era gestire cento persone, un altro gestire quindicimila exstracomunitari che occupavano Castel Volturno. Per chiudere il cerchio: inizia un altro flusso migratorio dall’Ucraina e dalla Romania collocandosi nei vari comuni dell’agro aversano, e le mansioni che eseguono sono prevalentemente badanti, lavoratrici nei bar, ristoranti e anche lavori nei campi, tanto da formare un popolo di stranieri dentro il popolo della provincia di Caserta, ed era tutto irregolare nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Possibile che le istituzioni non si accorgessero di tutto ciò?

Quello che era il sogno iniziato dal lago patria, il sogno del grande incubatore turistico del Villaggio Coppola, lo sviluppo della destra del volturno, il turismo che si andava sviluppando dopo Mondragone con la Baia Domizia, tutti sogni che venivano rubati e fatti cadere nel nulla attraverso un flusso migratorio che stava distruggendo tutto. Quello che doveva essere lo sviluppo del litorale domitio diventa l’inferno del mare. La politica sapeva e non faceva nulla per contrastare il fenomeno. Addirittura, e questa è storia dei giorni nostri, fazioni politiche hanno predicato l’accoglienza per tutti come forma di vangelo politico, mentre da noi si consuma il dramma più grande dell’immigrazione incontrollata che coinvolge l’essere umano.

Castel Volturno ha pagato il prezzo più alto di questa immigrazione clandestina. Chiunque è arrivato ha fatto i comodi suoi senza attenersi alle regole del nostro paese. Ma chi ha pagato il danno più grande sono i cittadini che hanno sognato invano consegnando alle future generazioni un disastro immane. Ad inizio anni settanta c’erano i presupposti per creare le condizione giuste per sviluppare l’intero litorale domitio, ma una cattiva politica, il predominio delle mafie, hanno impedito alla provincia di Caserta di poter vivere di turismo. Ora è inutile piangersi addosso, il male c’è e va estirpato, e questo lo deve fare una sana politica che abbia a cuore solo lo sviluppo economico e turistico del litorale domitio eliminando per sempre questa grande invasione. Finora tutti hanno visto e nessuno ha fatto nulla, da oggi bisogna vedere e agire.