Lun. Dic 5th, 2022

Maggio 1949. Roma, città universitaria, complesso di edifici eretti nel 1935 su progetto dell’architetto Marcello Piacentini e adibiti a luogo di studio della “Gioventù del Littorio”, per volere del duce, Benito Mussolini.

In un’aula della facoltà di Giurisprudenza , dalle cui finestre si scorgono l’ufficio del Rettore e la statua marmorea  della dea Minerva ,  figlia del sommo Giove Capitolino , vergine protettrice dei guerrieri e vigile custode della sapienza e delle arti , il temibile professore Massimo Severo Giannini , erede del giurista Amedeo , impartisce a una platea di allievi iscritti al secondo anno  scrupolose lezioni di Diritto Amministrativo.

Poi, avvertito un brusio molesto diffondersi ed echeggiare per la stanza ,  toccandosi nervosamente la crespa barba a spazzola e  un paio di occhiali da vista tondi, esclama adirato : ” Signori,  prego , vogliano fare attenzione !?…Spiegherò , ora, l’organizzazione interna degli Enti pubblici e mi soffermerò , con particolare riguardo, sul rapporto di servizio  e il procedimento amministrativo…”.

“Psss…psss…Uhè , Scola , ma cos’è che fai , i disegnini ? ” , domanda sottovoce al giovane collega , con un’inflessione che tradisce l’origine settentrionale , lo studente Fuori Corso, Luigi Porro Lambertenghi, pronipote dell’omonimo conte dagli ideali liberali e unitari .

“E a te che importa ? …di che t’impicci ? ” , replica Ettore , umile ragazzotto del rione Esquilino. “Uhè, baluba …stai calmino,eh !…ma cosa ti prende ? …non sei contento che a qualcuno , qua in mezzo , interessi la tua arte ? …e io che pensavo addirittura di commissionarti il ritratto della mia fidanzata , la marchesina Vendramin ….” , replica e incalza il goliardico Porro Lambertenghi , “Su dai , Scola, non tenermi il broncio …allora : me lo dici cosa stai disegnando …e dai su , che son troppo curioso !…Sarà mica una vignetta per quel giornale umoristico … quello per cui lavori…com’’è che si chiama ? ….il “Marc’Aurelio ” ? …Scola, di’ un po’ , ma te ci vai al comizio del Togliatti ?…dicono che parlerà ai “compagni” domani mattina, in piazza del Popolo …”.

“ Conte Porro Lambertenghi, vuoi chiudere il becco prima  che il professore ci scopra e ci cacci via a pedate fuori dall’aula ?…” , lo ammonisce  lo schivo Ettore, aggiungendo , “E poi tu non eri missino? , da quando in qua  ti occupi dei comunisti ? …”.

 “Infatti …dicevo così  per dire…per instaurare  una conversazione !…” , ribatte prontamente l’aspirante magistrato blasonato ;  “Ma chi vo’ parla’ co’ te … oh, anvedi questo !” , prorompe il sanguigno studente .

“Insomma basta ! , non intendo tollerare oltre la vostra condotta indisciplinata!…” , sbotta d’un tratto il professor Giannini, “Se volete conversare siete pregati di uscire da questa stanza e di dirigervi a un caffè coloniale , ambiente più consono ai vostri scambi dialettici !…”.

“Ha ragione professore , ci scusi !” , si schermisce il Lambertenghi , “Ma il fatto è  che Scola , quest’oggi, è particolarmente loquace …sa, è contento di essere stato assunto come vignettista dal direttore di una rivista, il “Marc’Aurelio” !…” .

“Oh, eccone un altro …un altro giovane perditempo , che viene qui a scaldare la sedia in attesa di dedicarsi ad altre attività…” , commenta il docente con una smorfia arcigna del volto, “Bene, bene…e così Scola lei vorrebbe intraprendere la professione forense ? , ma , a quanto pare, invece di applicarsi allo studio del Diritto , disegna …Vedo che ha le idee chiare!…Venga avanti , mi raggiunga qui alla cattedra e porti con sé il suo libro di testo : voglio accertarmi di un fatto…”. Scola , sollevatosi e ,ghermito il pesante faldone disposto sul banco di legno , si avvicina all’illustre accademico che, requisito il voluminoso manuale, sfogliandolo , constata : “E’ come pensavo , le pagine sono intonse …lei, non ha studiato nulla finora …in compenso ,però,  ha scarabocchiato qualche vignetta delle sue sulle pagine bianche destinate alle notazioni, quelle poste dopo l’indice analitico dei nomi …Devo proprio complimentarmi con lei per questi disegni che vorrei mostrasse anche ai suoi colleghi di corso … Lei possiede un tratto ardito , fantasioso …e quanti personaggi! : il “Gagà “, “Genoveffa la racchia” …c’è perfino una caricatura del sottoscritto ! …Malgrado il mio naso non sia di grandezza così spropositata e non indossi giacche tanto raffazzonate devo riconoscere che la figura riprodotta dalla sua matita  è verosomigliante alla mia persona !…Segua il mio consiglio: non si dia pena per la Giurisprudenza , quest’ultima non avrà a soffrirne, se dovesse abbandonarla per seguire le vie dell’Arte !…e , quali vie!  : il “Marc’Aurelio” è una rivista con contenuti intelligenti, fondata da due tra i più illustri gentiluomini d’Italia : il giornalista  Oberdan Cotone  e il ragioniere generale dello Stato Vito de Bellis e diretta dal valido Corrado Tedeschi …Sono certo che i suoi disegni saranno graditi ai lettori !. Orsù , signori, è giunto il momento di riprendere la nostra lezione e salutare il vostro collega Scola  , “il disegnatore del “Marc’Aurelio” , con un applauso …Quanto a lei, Porro Lambertenghi , visto che ha tanta voglia di parlare , vorrebbe esporre  l’argomento da me trattato prima della sua imprevista  interruzione ?…l’avverto che quanto riferirà sarà preso in considerazione ai fini della sua valutazione in sede d’esame …dunque, cominci pure ! …” .

“Considerato uno dei protagonisti della grande stagione della commedia all’italiana , ha contribuito a spingerla in direzione di una lettura politica della storia nazionale grazie alla particolarità del suo Cinema, ch’è quella di lasciare al pubblico spazi di riflessione autonoma nei quali ogni spettatore può trovare se stesso e i propri sogni , impulsi , desideri ”. Con questa motivazione, il Presidente della Repubblica , Carlo Azeglio Ciampi , il 21 febbraio del 2001 , ha conferito , nel corso di una cerimonia , la medaglia d’oro per i benemeriti dell’Arte e della Cultura al regista Ettore Scola .

Nato a Trevico , in provincia di Avellino , il 10 maggio del 1931 , poco più che infante si trasferisce con la famiglia nella Capitale . Residente nel popoloso quartiere dell’ “Esquilino” , animato dal via vai dei passeggeri della trafficata stazione Termini e dall’andirivieni dei pellegrini in visita alla basilica di Santa Maria Maggiore , dai quindici ai vent’anni collabora come disegnatore alla rivista bisettimanale “Marc’Aurelio”, fondata nel 1931 dal giornalista  Oberdan Cotone e dal ragioniere generale dello Stato Vito de Bellis.

Il periodico ,che sospese le pubblicazioni nel corso della Seconda guerra mondiale , riapre i battenti a “Liberazione ” avvenuta , nel 1945 , sotto la nuova direzione dell’editore fiorentino Corrado Tedeschi .

Il lavoro svolto presso il periodico , frequentato da future personalità del cinema italiano, come gli sceneggiatori  Age e Scarpelli, Cesare Zavattini, Castellano e Pipolo e Vittorio Metz e i registi Stefano Vanzina (Steno) e Federico Fellini, gli consente di mettere in luce il suo talento creativo, trascurato per intraprendere una non brillantissima carriera di studente universitario.

Iscrittosi , infatti, alla facoltà di Giurisprudenza dell’ Università “La Sapienza” e sostenuti alcuni esami , nel 1949, decide di interrompere gli studi per dedicarsi alla scrittura di varietà radiofonici trasmessi dall’ “EIAR” ( “Ente Italiano per le audizioni radiofoniche”) , come  “Vi parla Alberto Sordi” ,  attore  esordiente , capace di impersonare macchiette surreali e strampalate, quali: “Mario Pio” e il “Conte Claro” .

Autore di sceneggiature per il Cinema ,  nel 1952, firma il canovaccio del film musicale , diretto dal regista Domenico Paolella , “Canzoni di mezzo secolo” , cui segue la scrittura  dei soggetti  delle pellicole drammatiche dirette da  Antonio Pietrangeli : “Nata di marzo” e “Adua e le compagne”.

Aiuto-regista dell’affermato cineasta Carlo Lizzani , nel 1961,  dirige la commedia brillante “Il carabiniere a cavallo” , esordendo in solitaria dietro la macchina da presa nel 1964 con il film a episodi “Se permettete parliamo di donne”.

La pellicola, scandita da una serie di ritratti femminili , tratteggiati dalla penna dell’ abile autore Ruggero Maccari , all’uscita nelle sale ottiene il favore del pubblico , ma non dei critici come Tullio Kezich, che commenta : “Serie di barzellette dalla volgarità efferata , nel complesso divertenti”.

Nel 1966 , invece, porta sul grande schermo l’avventura di “Belfagor” , girando “L’arcidiavolo”, film adattamento di una novella attribuita allo scrittore e storico rinascimentale Niccolò Machiavelli, vicenda di un Lucifero , interpretato da Vittorio Gassmann , inviato sulla terra nell’anno 1478, al tempo delle Guerre d’Italia , per impedire la pace tra Papa Innocenzo VIII° e il principe fiorentino Lorenzo de’ Medici .

Il film, annunciato come “sbanca botteghini” , delude le aspettative dei critici  come Mario Gromo, che , sulle pagine della rivista “Cinema” , pur criticandone l’impianto drammaturgico, elogia  l’attore protagonista : “Gassman è stato l’unico capace , con la sua parlata medievale caratteristica e riconoscibile, di fornire colore a una  pellicola mediocre “.

Dunque, il “regista disegnatore” approda al successo soltanto  nel 1969 con la commedia “Riusciranno i nostri eroi  a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? ” , storia di “Fausto di Salvio”(Alberto Sordi) , editore romano , partito per l’Angola in compagnia del suo ragioniere “Ubaldo Palmarini” ( Bernard Bilier) alla ricerca del cognato “Oreste Sabatini” (Nino Manfredi) , fuggito da una noiosa routine borghese e insediatosi in una tribù come sciamano.

Del film, i critici scrivono : ” La pellicola ha per bersaglio il provincialismo arrogante dell’Italiano denaroso in gita nel Terzo mondo , ma i suoi intenti risultano essere più comici che satirici. La ricchezza delle trovate buffe , la bravura degli interpreti spiegano il grande assenso dato dagli spettatori”.

 Nello stesso anno , mentre il Belpaese è sferzato dai venti della Contestazione e dello Stragismo , lavora alla pellicola: “Il commissario Pepe” ,  trasposizione del romanzo omonimo di Ugo Facco De  La Garda , storia di un integerrimo funzionario di Polizia , impersonato da Ugo Tognazzi , che, scoperte le perversioni e gli atti delittuosi compiuti dai notabili della sua  città , decide di dimettersi , lasciando al successore l’ingrato compito di decidere se denunciare o insabbiare le verità accertate.

“Forse, Antonio Pepe , impersonato da un Ugo Tognazzi straordinariamente morbido e sottile , è il primo grande personaggio dello Scola regista , una di quelle figure indignate e perdenti , tipiche di un certo cinema , un uomo capace di fare scelte etiche importanti , lontano dalla collusione con quei meccanismi del potere che finiscono col far pagare agli umili le colpe dei potenti ” , commentano i critici .

Nel 1970 , già sposato con Gigliola e padre di Silvia e Gioia , destinate a diventare rispettivamente sceneggiatrice e produttrice , si interroga in maniera tragicomica sulla coppia , sull’emancipazione femminile e sull’infedeltà in “Dramma della gelosia ( Tutti i particolari in cronaca) ” , film presentato in concorso al ventitreesimo “Festival di Cannes” , in cui la nevrotica fioraia “Adelaide Ciafrocchi” (Monica Vitti) è contesa tra il taciturno muratore “Oreste Nardi” (Marcello Mastroianni) e il pizzaiolo viveur “Nello Serafini” ( Giancarlo Giannini) , fino all’epilogo drammatico : l’assassinio di “Adelaide” , ormai consorte di “Nello”, per mano di un furioso “Oreste”.

La pellicola risulta gradevole ” , riporta il dizionario del Cinema Morando Morandini , “E’ un film essenzialmente “parlato” dove gli stessi protagonisti si rivolgono dallo schermo agli spettatori: un espediente teso a cercare il coinvolgimento e la complicità del pubblico con i personaggi della storia”.

 Deluso dallo scarso consenso raccolto dalla pellicola “Permettete ? Rocco Papaleo ” , dramma d’amore e di emigrazione del pugile siculo impersonato da Marcello Mastroianni , torna sul set per dirigere “La più bella serata della mia vita” , il film  definito dai critici : “Meccanismo perfetto” , adattamento del romanzo di Friederich Durrenmatt ,”La panne .Una storia ancora possibile” , in cui “Alfredo Rossi” (Alberto Sordi) , affarista romano in trasferta in Svizzera per una delicata operazione bancaria , incuriosito da un’avvenente centauro ,seguitolo a bordo della sua Mercedes , si  ritrova in un castello di proprietà del bizzoso “conte de La Brunetière” (Pierre Brasseur) il quale ha il vezzo di intrattenere i suoi ospiti inscenando un processo alla presenza

dell’“avvocato Zorn” ( Michel Simon) , del “giudice Dutz” ( Charles Vanel) e del “Cancelliere Buissen”( Claude Dauphin) . Il Rossi , sottoposto a giudizio, essendo reo confesso di aver indotto al suicidio il suo direttore per prenderne il posto, viene condannato a morte . Tuttavia, il mattino seguente scopre che si è trattato di un gioco e che il castello non è altro che un albergo. Allontanatosi alla giuda della sua automobile per rientrare in Italia , si imbatte nuovamente nella prorompente motociclista e seguitene le tracce , precipita in un burrone , trovandovi la morte. Attento alle tematiche dell’immigrazione dei Meridionali al Nord e delle lotte operaie , nel 1973, gira il docu-film , in sedici mm , “Trevico-Torino.Fiat Nam”. La pellicola, prodotta dall’“UniteleFilm” , casa cinematografica di proprietà del PCI (partito comunista italiano) , è incentrata sulle vicende quotidiane di un gruppo di operai campani, capeggiati da “Fortunato Santospirito” (Paolo Turco)  , impiegati alla “FIAT” di Torino. Scrive a tal riguardo  Alberto Moravia su “L’Espresso” : “Scola è molto attento nel mostrarci , con tono impassibile e dolente,ciò che avviene all’immigrato meridionale a Torino” .

I rimpianti e le amarezze di tre amici : “Gianni  ” ( Vittorio Gassman) , avvocato rampante , “Antonio(Nino Manfredi) , portantino e “Nicola ” (Stefano Satta Flores) , insegnante e critico cinematografico, appartenenti alla generazione dei reduci della Seconda guerra mondiale ,invece,  fanno da cornice alla vicenda d’amore e d’amicizia raccontata in “C’eravamo tanto amati” , film sceneggiato dal regista insieme con gli autori  Age e Scarpelli , premiato al “Festival Internazionale di Mosca” , definito dal critico Ellero : “Rapsodia generazionale turgida e sincera, rigorosa ma appassionata , sul registro di un malinconico ed efficace umorismo critico dove l’amarezza di fondo si stempera in toni crepuscolari”.

Nel 1976,  a dominare nei lungometraggi di Scola è il tema del grottesco : dapprima, rappresentato in “Brutti , sporchi e cattivi” , attraverso il personaggio di “Giacinto Mazzatella”(Nino Manfredi)  anziano patriarca , misantropo e avaro , disposto ad ammazzare i parenti, con i quali vive in una baracca , piuttosto che  imprestargli la sua pensione di un milione di lire e poi, ne “I nuovi mostri” , pellicola a episodi , scritta da Age e Scarpelli , Bernardino Zapponi e Ruggero Maccari , diretta insieme con i registi Mario Monicelli e Dino Risi , in cui i personaggi interpretati da Alberto Sordi , Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman incarnano i vizi , i difetti e le mediocrità dell’Italiano medio . “Qua e là superficiale , qualche sbandata di gusto e di cinismo ” , sentenzia il critico Viganò .

Di altro genere il film “Una giornata particolare” ,  in gara al trentesimo “Festival di Cannes” e in lizza per l’“Oscar” , in cui il cineasta descrive l’incontro di “Antonietta ” (Sophia Loren) , moglie di un impiegato statale  fascista e maschilista, con il condomino “Gabriele” , radio-annunciatore dell’”EIAR” , licenziato per via della sua omosessualità  , avvenuto a Roma  il 6 maggio del 1938 ,giorno dell’arrivo in città del Fuhrer , Adolf Hitler.

I critici recensiscono così la pellicola : “Confronto tra due umanità riunite dalla sofferenza provocata dal regime . La sceneggiatura di Maurizio Costanzo e Ruggero Maccari lascia spazio, però , a una speranza finale : la possibilità che attraverso la conoscenza , il popolo possa prendere coscienza della realtà ”.

Negli anni Ottanta , avvalendosi dell’ausilio degli sceneggiatori Age e Scarpelli , racconta la crisi esistenziale di un gruppo d’amici  alto-borghesi : “Mario “(Vittorio Gassman) , “Amedeo” (Ugo Tognazzi), “Enrico”( Jean Louis Trintignant) , “Luigi” (Marcello Mastroianni) e “Sergio” (Serge Reggiani)  ,intenti a confidarsi le proprie nevrosi seduti nell’accogliente veranda di un belvedere di cemento , nel film: “La Terrazza” , vincitrice , per la sceneggiatura , del trentatreesimo “Festival di Cannes”e definita dai critici : “Commedia eterogenea che alterna momenti di umorismo e cattiveria ad attimi di reale e profonda commozione “.

Interessatosi alla cultura e alle avanguardie francesi , nel 1983,  rilegge la storia della Francia ,  dalla vittoria del Fronte Popolare ,coalizione dei partiti di sinistra, dalle elezioni del 1936 al 1968 , attraverso le musiche e le danze eseguite in pittoresche e variopinte sale da ballo , in “Ballando ballando”.

Perennemente avvinto dall’indagine sui legami familiari , nel 1987, gira “La famiglia” , pellicola sceneggiata con Scarpelli e Ruggero Maccari , vincitrice di molteplici “David di Donatello” e di un “Globo d’oro” , presentata in gara al quarantesimo “Festival di Cannes” , vicenda esistenziale di “Carlo” (Vittorio Gassman) , borghese, residente a Roma , nel  quartiere Prati, narrata dalla nascita  all’ottantesimo compleanno e, nel 1989, “Che ora è ? ”  , struggente disamina del rapporto complicato tra un padre, “Marcello” (Marcello Mastroianni) e un figlio, “Michele”  (Massimo Troisi) tra loro molto diversi , grazie alla quale a entrambi gli attori viene assegnato il prestigioso riconoscimento della “Coppa Volpi” come “migliori interpreti maschili” , alla “Mostra Internazionale del Cinema di Venezia” .

Fra il 1990 e il 1998 , si alternano la favola “Il viaggio di Capitan Fracassa” ,desunta dall’omonimo romanzo di Thèophile Gautier   e adattata per il grande schermo da Scarpelli insieme con   Vincenzo Cerami , Fulvio Ottaviano e Silvia Scola , in cui il regista documenta il viaggio dalla Guascogna verso Parigi, tra intrighi e passioni,   di una compagnia itinerante di attori della commedia dell’arte  ; il “giallo all’italiana ” , candidato alla cinquantaduesima “Mostra Internzionale del Cinema di Venezia” , “Il romanzo di un giovane povero” , vicenda di “Vincenzo Persico” (Rolando Ravello) , laureato , disoccupato , assoldato dal condomino “Bartoloni” (Alberto Sordi) per uccidere la moglie “Karline” (Aida Billarelli) e “La cena” , film scritto da Scarpelli insieme con  Silvia Scola  , affresco di una varia umanità ,prepotente, dispotica e volgare.

Il 21  febbraio del 2001 ,  dopo essere stato premiato dal Presidente della Repubblica , Carlo Azeglio Ciampi , con una medaglia d’oro per meriti artistici e culturali , dirige la pellicola “Concorrenza sleale” , storia di “Umberto Melchiorri” ( Diego Abatantuono) e “Leone Della Rocca” ( Sergio Castellitto) , due commercianti di stoffe romani , uno dei quali di origine ebraica , divenuti amici  nel 1938, durante la promulgazione delle leggi razziali e nell’autunno il documentario corale , sui fatti del G8 di Genova e la morte del giovane  anarchico Carlo Giugliani, “Un altro mondo è possibile” .

Nel 2003, insignito  del titolo di “Cavaliere di Gran Croce”, su iniziativa del Presidente della Repubblica ,Carlo Azeglio Ciampi, gira il documentario “Gente di Roma” , galleria di personaggi della Roma contemporanea, a proposito del quale il critico Marco Cavallari ,così si è espresso : “Non si può parlarne male , ma purtroppo neanche bene ” .

Aggiudicatosi nel 2011 il “David di Donatello” alla carriera ” , si ritira dalle scene , tornando a far parlare di sé,  nel 2013, quando presenta in anteprima alla settantesima “Mostra Internazionale del Cinema di Venezia” il documentario ,omaggio al regista e amico Federico Fellini, realizzato con la collaborazione della figlia Silvia : “Che strano chiamarsi Federico” ,  definito dai critici : “Piccolo ritratto di un grande personaggio , che rifugge i toni nostalgici per privilegiare il tono ironico e lieve di un “Pinocchio” che non è mai diventato un bambino perbene ”.

Sulla sua personalità e sulla sua poetica ,l’esperto della settima Arte , Fabio Secchi Frau , ha chiosato: “Tante idee , allusioni e simbolismi nel viaggio di Scola nella nostra Italia . Il tutto raccontato con un’emozione costante ; più si arricchisce di nuovi titoli la sua filmografia, più risulta evidente che i suoi film sono capitoli di un grande romanzo che ha per tema il lato buffo dell’esistenza . Certi elementi caratteristici , il mondo strano e bizzarro con le sue regole , il sopravvivere in maniera erronea ,che vale molto di più della ricerca del senso della vita o di se stessi, ritornano in maniera estremizzata . Inutile ogni decifrazione , lo sguardo di questo regista italiano , in fondo non è uno sguardo così alieno come si potrebbe ipotizzare . E’ uno sguardo che amalgama e conosce bene l’Italia , dalle sue rivendicazioni economiche a tutte le conseguenze che poi ne scaturirono , fino alle contraddizioni , ma soprattutto al senso di riscatto e di adattamento che investe i suoi personaggi . Il cinema di Ettore Scola ha un suo rigore e una sua particolare delicatezza . Ha un sotteso di raro fascino e i suoi personaggi non sono mai vaghi , ma spigolosi , ben delineati , a volte anche malinconici , tuttavia sempre spontanei . Chi non si è sentito scavare dalla commozione guardando “Una giornata particolare” …e chi non ha riso , guardando il perfetto e scorretto “Brutti , sporchi e cattivi ” ? ” .

Ammalatosi gravemente, Scola si spegne la sera del 19 gennaio 2016 a Roma, nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico, dove era ricoverato. Intervistato qualche mese prima , alla domanda se avesse in programma  di tornare dietro la macchina da presa per dirigere un film, aveva  risposto: “Tornare al Cinema ? …non posso proprio !….ci si alza troppo presto e si va a letto troppo tardi , non ho più di queste pulsioni …forse, di film ne ho fatti troppi !…E poi viviamo in un Paese leggero, perché privo del peso della memoria . Un Paese ricchissimo che si sta impoverendo anche perché la memoria non viene sollecitata , provocata , incoraggiata . Siamo diventati una nazione di mangiatori di loto” .