Mar. Lug 5th, 2022

Che l’Europa sia il male assoluto del nostro paese, questo ormai si inizia a toccare con mano giorno dopo giorno. Dall’inizio dell’epidemia si è parlato di miliardi e miliardi a sostegno dell’economia dei paesi membri attanagliati dal covid-19. Finora non si è mosso un euro. Si continua  a parlare ma fatti non arrivano mai.

Sediamoci per un attimo e ragioniamo su quello che sta succedendo. La nostra economia era già in affanno nel passato, con un debito pubblico che mai saremo in grado di estinguere. Oggi l’economia nostrana e resa ancor più stagnante dall’emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia. Una situazione di cui gli effetti si vedranno fra qualche mese e non ora. Con le tante attività chiuse a marzo e aprile, e poi richiuse in questo periodo, c’è il rischio che molte di loro non apriranno più e, di conseguenza, saranno milioni le persone che perderanno il lavoro. In primis va detto che il bel paese non ha soldi. L’Europa mette sul piatto parecchi soldi in prestito, non sono un regalo, quindi altri debiti che si sommano a quelli già esistenti.

Ci vogliono misure che alleggeriscono il paniere dei debiti, e metta in condizione le imprese di poter riprendere a lavorare avendo a suo favore con un taglio drastico della pressione fiscale e sburocratizzare l’Italia. Ma il nostro nemico, la UE, non vuole. Per far ripartire l’Italia serve anche un piano di investimento per le infrastrutture. Investimenti concreti sul turismo, soprattutto nelle are più depresse del paese. Investimenti su ricerca, tecnologia. I pilastri dovrebbero essere questi, poiché serve il lavoro, tanto lavoro.

Nelle 125 pagine dove il governo spiega come ha intenzione di spendere i soldi del Recovery Fund, ci sono molte voci fuori dal coro.

Ci sono quattro linee guida previste dal governo. La prima è quella della svolta green: 74,3 miliardi di euro per “la rivoluzione verde e la transizione ecologica”. Altri 48,7 miliardi andranno, invece, alla digitalizzazione e all’innovazione. Poi le briciole: solo 27,7 miliardi per le infrastrutture e 19,2 miliardi per l’istruzione e la ricerca. Cifre irrisorie se si pensa che 17,1 miliardi di euro andranno alla parità di genere. E la Sanità? Appena 9 miliardi di euro. “Mi auguro sia un errore”, ha commentato il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ospite di Coffee Break su La7. “In questi anni – ha ricordato – sono stati tagliati 38 miliardi su posti letto e personale sanitario: è evidente che quelle risorse non saranno sufficienti”. Ecco, proprio la sanità, che oggi ci sta facendo capire com’è importante, gli viene destinato una miseria. Mentre le altre voci non danno nessun beneficio all’economia in questo momento. Non si possono buttare via soldi che gli italiani devono scontare, perché sono debiti, in maniera superficiale.