Gio. Ago 18th, 2022

Primavera 1998. Roma, Rione Borgo. L’attore Flavio Bucci, terminate le prove del suo ultimo spettacolo ,”Uno, nessuno e centomila”, tratto dal romanzo di Luigi Pirandello, in scena presso il Teatro Nazionale,passeggia sul far della sera, lungo Ponte Sant’Angelo, in compagnia di un giovane attore della sua compagnia. Raggiunto  il Mausoleo di Adriano, i due si fermano per affacciarsi a guardare il Tevere all’altezza di una delle statute degli angeli, recanti gli strumenti della Passione: la veste e i dadi. “Ecco, lo vedi, Mario?…lo vedi l’angelo?…guardalo!…tra le mani ha  la veste e i dadi…ricordi il Vangelo?…i soldati che tirano a sorte per aggiudicarsi il mantello del Cristo?…”, domanda al collega,poco più che trentenne,continuando: “A volte, è così che mi sento…come se qualcuno stesse tirando a sorte,  per aggiudicarsi , non un pezzo di stoffa, ma la mia vita!…Non so, a volte ho come l’impressione di non controllarla più la mia esistenza…come se mi sfuggisse di mano!…Come se lontano dal Teatro nulla avesse un significato!…”. “Capisco che vuoi dire!…anch’io mi sento vivo solo quando sono in scena!…solo quando il pubblico applaude…è in questo che sta il vero senso di ciò che facciamo!…”, constata l’attore. “Sì, hai ragione!, in parte è così…ma non è solo questo…è una sensazione diversa…ma sei troppo giovane per provarla!…e poi la tua vita sarà sicuramente meno complicata della mia!…” esclama Bucci, con tono sarcastico. “Cosa intendi?…”,chiede il giovane esordiente al collega più maturo. “Intendo dire che sarai più sereno di quanto lo sia stato  io , perché la tua anima è meno tormentata di quanto lo sia stata e lo sia, ancora adesso, la mia!…”, rivela Bucci, aggiungendo, “Io ti ho osservato, sai?…ti ho osservato in questi mesi, in tournèe…tu sei una persona, un uomo, un attore capace di costruire…costruire legami, rapporti…e sai perché?, perché tu hai delle radici!…tu possiedi in te il senso dell’appartenenza…tu appartieni ai tuoi amici, alla tua compagna, alla tua famiglia…io , invece, non mi sono mai sentito parte di nulla, se non di me stesso e, ogni sera, per il tempo della messa in scena, del pubblico!…Ho avuto anch’io rapporti, storie…ma non sono mai sopravvissuti al mio senso di libertà e , in fondo, non è che mi spiaccia poi così tanto! …sai che diceva Pasolini?…”La mia indipendenza ,che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza”…Be’, se mi guardo indietro, posso ben dire che questo motto sia valso e valga anche per me!…per me, che, anche sbagliando,  ho sempre vissuto a modo mio!…”.

“Se ci penso, la vita me la sono goduta, e mi piace ancora. Se faccio un esame di coscienza, ho commesso tanti errori e stupidaggini, ma niente è accaduto invano collezionando la bellezza degli incontri, l’umanità in generale, e m’è andata bene perché non sono mai stato perfetto ,ma l’attività artistica m’ha stimolato a lungo la fantasia e, grazie alla professione, mi sono identificato in più vite, ho avuto il cervallo continuamente in moto, conoscendo un destino non normale, sublime, appagante”.Così,l’attore Flavio Bucci, in un’intervista rilasciata qualche anno fa a La Repubblica. Nato a Torino, il 25 maggio del 1947 da genitori di origini molisano-pugliesi, immigrati, in pieno Dopoguerra, nel Piemonte, in cerca di lavoro, cresce a Torino,aiutando il padre, “strillone” dei giornali, nella vendita ai passanti dei quotidiani. Mostratosi sin dall’adolescenza incline alla recitazione, alterna diversi lavori per potersi iscrive alla scuola del Teatro Stabile della città, presso la quale si diploma attore. Quindi, trasferitosi a Roma, nel 1973, viene scritturato dal regista Elio Petri per i film “La classe operaia va in Paradiso” e “La proprietà non è più un furto”,ma la vera popolarità arriva soltanto nel 1977, con lo sceneggiato Rai ,diretto da Salvatore Nocita, “Antonio Ligabue”,ispirato alla biografia del celebre pittore. Poi, tornato sul set cinematografico per girare le pellicole : “L’Agnese va a morire” di Giuliano Montaldo e “Suspiria” di Dario Argento, alterna al grande schermo le tavole del palcoscenico, interpretando i drammi “Opinioni di un clown” di Heinrich Boll e “Le memorie di un pazzo” di Gogol. Cimentatosianche  nel doppiaggio (presta la voce ad attori come John Travolta ,nel film musicale “La febbre del sabato sera” e Silvester Stallone ,nella pellicola “Happy days-La banda dei fiori di pesco“), negli anni Ottanta recita  ruoli brillanti da caratterista nei film: “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli,(in cui impersona il prete anarchico e anticonvenzionale,”Don Bastiano”, divenuto un vero e proprio personaggio iconico) , “Sogno di una notte d’estate” di Gabriele Salvatores, “Tax e il signore degli abissi” di Duccio Tessari e “Secondo Ponzio Pilato” di Luigi Magni, e negli sceneggiati Rai ,”La Piovra” di Damiano Damiani e “I Promessi Sposi” di Salvatore Nocita. Protagonista nel decennio Novanta delle commedie: “Anni ’90” di Enrico Oldoini, “Teste rasate” di  Claudio Fragasso, “Fratelli coltelli” di Maurizio Ponzi, “I miei più cari amici” di Alessandro Benvenuti  e “Muzungu” di Massimo Martelli, porta in giro, per i teatri d’Italia, le pièce: “Uno, nessuno e centomila” e “Il fu Mattia Pascal“, tratte dai romanzi omonimi di Luigi Pirandello e “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, dramma di Edward Albee, riadattato da Marco Mattolini. Contemporaneamente nel cast di serie Tv Rai e Mediaset, quali: “Un inviato molto speciale” , “Provincia segreta” e “La dottoressa Giò”, frail 2000 e il  2010 prende parte alle pellicole : “Volesse il cielo!” di Vincenzo Salemme, “Caterina va in città” di Paolo Virzì, “Il silenzio dell’allodola” di David Ballerini, “Lezioni di volo” di Francesca Archibugi, “Il divo” di Paolo Sorrentino e “La scomparsa di Patò” di Rocco Mortelliti e alla fiction Rai, “L’avvocato Guerrieri-Ad occhi chiusi” di Alberto Sironi. Tornato negli stessi anni a riempire i teatri con gli spettacoli : “Riccardo III” di William Sheakspeare, “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” e  “I giganti della montagna”, entrambi di Luigi Pirandello e diretti da Mario Missiroli e “Che fai tu luna in ciel!, dimmi che fai”, dedicato al poeta Giacomo Leopardi e diretto da Marco Mattolini, con la danzatrice Gloria Pomardi  e la pianista e compositrice Alessandra Celletti, ha regalato alle platee cinematografiche ancora delle brillanti interpretazioni nei film  “La grande rabbia” di Claudio Fragasso, “Il Vangelo secondo Mattei” di Antonio Andrisani e Pascal Zullino e “La cornice” di Nour Aya. Sposatasi per due volte, la prima con la collega Micaela Pignatelli, da cui ha avuto i figli Alessandro e Lorenzo e la seconda con la produttrice olandese Loes Kamsteeg, da cui ha avuto Ruben, è scomparso all’età di settantadue anni, per via di un infarto, il 18 febbraio scorso, nella sua abitazione di Passoscuro, comune in provincia di Fiumicino, alle porte di Roma, dove si era ritirato in seguito a traversie economiche. Salutato da colleghi, amici e familiari nella camera ardente allestita presso il Teatro Valle,  nell’ultimo colloquio con i giornalisti, aveva detto: “La vita è una somma di errori , di gioie e di piaceri. Non mi pento di niente. Ho amato, ho riso, ho vissuto, vi pare poco?. Non è stato facile starmi vicino, alcuni hanno resistito e altri meno, si vede che era il mio destino. Io sono come sono. Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in Paradiso”.