Lun. Ott 3rd, 2022

Estate 2019. Roma, quartiere San Giovanni. In una notte di agosto, l’attore e conduttore, Flavio Insinna, passeggia nervosamente sul balcone della propria abitazione, oppresso dalla calura. “Aho’, Roma d’agosto è tanto bella, senza caos, senza macchine, senza traffico, ma…il caldo!…il caldo che fa è da incendio!…manco stessimo dentro ‘na sauna!…che poi, uno dice : la suana la scelgo…Cioè, scelgo di andarci…che poi, nun se sa perché, uno debba paga’ pe’ suda’!…però, c’è a chi piace!…Io, glielo avevo detto a mamma : ma’, ‘ndo’ vai co ‘sto caldo?!…Dice : “Flavio, a mamma, vado ‘n’vacanza!”…ma quale vacanza, a’ ma’!…Capirai: fai le valigie, mettile nel portabagliaio della macchina…falle sta’ tutte, perché non c’entrano mai!…suda sette camicie…e tutto questo da replica’ ‘n’altra volta quanno arrivi e quanno riparti!…E dire che la chiamano vacanza!…Che, poi, se lei non se ne annava a Ladispoli, io i peperoni, stasera, mica me li mangiavo!…e , quindi, mica ci finivo qua fuori, a fa’ su e giù pe’ balcone, in preda all’insonnia!…”, si lamenta l’attore, prima di essere interrotto dal vicino di casa, il Signor Pericle, un anziano, affacciatosi anch’esso al balconone. “E se non te li magnavi ‘sti peperoni, magari,io ‘na dormita ,fino a domani mattina ,me la facevo!…Invece, co’ ‘sto continuo su e giù, co’ ‘sto chiacchiericcio, addio sonno!…Che poi, capirai…col colesterolo che ci ho, manco du’ spaghetti alla carbonara me posso fa’!…Mo’, dimme te’ : che faccio fino alle sei de stamattina? Te guardo a te, mentre passeggi e te la prendi co’ tu’ madre perché è partita?…”,domanda l’anziano, ex netturbino del Comune di Roma. “‘A sor Pericle, ma che secondo voi, ve lascio solo?…Mo’ resto qua,finché non ve ritorna er sonno…magari, hai visto mai? M’addormentassi pure io!”, rassicura l’anziano, Insinna, continuando: “…A sor Pe’, ma voi ve lo ricordate quanno pe’ ‘sta strada passavano solo le botticelle?…Ah!, da bambino, me sarò incantato no non so quante volte a davanti a ‘ste ringhiere a guarda’ i cavalli, i vetturni…tanto che da piccolo, avrò avuto dieci anni, pe’ un periodo volevo guida’ er calessino pure io!…Papà, infatti, per accontentarmi me portò a fa’ ‘n giro pe’ Roma sulla carrozzella de ‘n’amico suo…Be’, a sor Pe’, ve dico solo ‘na cosa, er cavallo se ne anno’ pe’ conto suo e io me ritrovai a gambe all’aria!..Oh, da quel momento, non ho più guardato ‘na botticella manco pe’ sbajo!…Ah, lo vedete sor Pe’, che v’ho fatto ride!…Eravate tutto ingrugnito prima!…che poi, è la bellezza del mio mestiere!…far ridere la gente!…quando me dicono: “Io sono solo, te guardo  tutte le sere , me fai tanta compagnia!”…io me sento soddisfatto, appagato..me sento di non dover chiedere più niente alla vita!…”. “Ah Flavie’, m’hai riempito la testa de’ chiacchiere!…mo’ si che c’ho sonno!…ahò, sei mejo de ‘na camomilla!…”, esclama sarcastico, l’anziano, chiosando: “Sai che c’è?…domani sera, invece de prendere il solito sonnifero, me prendo mezz’ora de chiacchiere tue…così, tra le poche mie e le tante parole tue, s’addormnetamo!…Tanto, solo tra noi nottambuli, se potemo capi’…Mo’ fammene anna’ ,a Flavie’, che ,se no , passa er momento magico e perdo pure ‘ste du’ ore de sonno!…Se vedemo Flavie’, te continua a parlà , così : o te ipnotizzi o te addormenti da solo!…”.

“Sono di carattere tendente al crepuscolo, segno del Cancro, ho le mie malinconie. Sa qual è la mia gioia più grande ? Quando un anziano mi dice : “Sono solo , ieri sera mi ha fatto compagnia. Sapere che hanno sorriso grazie a me mi rende  felice”. Così, l’attore, conduttore e scrittore Flavio Insinna raccontava di sé in un’intervista rilasciata qualche tempo fa. Nato a Roma il 3 luglio del 1965, da una casalinga romana e da un medico siciliano di Valllelunga Pratameno, cresce con la sorella Valentina nel quartiere San Giovanni. Attratto sin da bambino dalla divisa , conseguita la maturità classica presso il Liceo “Augusto”, nel 1986, tenta, senza successo, di entrare nell’Arma dei Carabinieri. Poi, trovata la sua strada nella recitazione, si iscrive alla scuola di Alessandro Fersen e  al “Laboratorio di esercitazioni sceniche” diretto da Gigi Proietti, presso il quale si diploma  “attore”. Quindi, dedicatosi al Teatro, fra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, partecipa a numerose rappresentazioni ( “Certamen Vaticanum”, “Uccidiamo il chiaro di luna”, “Folli sempre folli fortissimamente folli”, “Il desiderio preso per la coda”, “Che tragedia”, “Tosca”, “Madre coraggio”, “Il tramezzo”, “Guardiano di porci” e “Radio estetica”), alternando al palcoscenico, il set. Infatti, nello stesso periodo, ottiene piccoli ruoli in commedie ( “Gole ruggenti” di Pier Francesco Pingitore e “Un bugiardo in Paradiso” di Enrico Oldoini) e in pellicole d’autore (“Il partigiano Johnny” di Guido Chiesa, tratta dall’omonimo romanzo di Edmo Fenoglio). Proseguito fino al 2000 la carriera di attore, interpreta ruoli secondari in film (“Metronotte” di Francesco Calogero, “La rentrée” di Franco Angeli e “La finestra di fronte” di Ferzan Ozpetek) e serie televisive Rai e Mediaset (“Uno di noi”  “Maria figlia del suo figlio”  e “Christus” di Fabrizio Costa , “Il mastino” di Francesco Laudadio e Ugo Fabrizio Giordani e “Dio vede e provvede2” di Enrico Oldoini e Paolo Costella), conquistando la grande notorietà solo nel 2000 con la fiction di Rai Uno, “Don Matteo”. Da lì, l’affermazione come volto della serialità televisiva, dimostrando una versatilità tale da consentirgli di passare dai toni della commedia ( “Angelo il custode” di Gainfranco Lanzotti e “La crociera” di Enrico Oldoini) a quelli del dramma (“Padre Pio”, di Carlo Carlei, “Maria Goretti”e “San Pietro” di Giulio Base,  “Don Bosco”, di Lodovico Gasperini, “Meucci-L’italiano che inventò il telefono”, di Fabrizio Costa e “La buona battaglia-Don Pietro Pappagallo”di Gianfranco Albano). Nel 2006, invece, la svolta come conduttore televisivo, grazie al successo del gioco a premi preserale di Rai Uno “Affari tuoi”, condotto per più edizioni fino al 2017, senza però trascurare il teatro ( “Senza swing”), la fiction (“Ho sposato uno sbirro” di Carmine Elia e “La classe degli asini”di Andrea Porporati) e il cinema (“Ex” e “Pazze di me” di Fausto Brizzi). Al timone di numerose trasmissioni  televisive      Rai   (“Telethon”, “La pista”, “L’anno che verrà”, “L’eredità”, “Boss in incognito”, “Eurovision Song Contest” e “La partita del cuore”) e Mediaset (“La Corrida” e “Il braccio e la mente”) e di rubriche radiofoniche ( “Parlate al conducente”,  nel 2017), travolto dalle polemiche suscitate dalla divulgazione, da parte del programma Mediaset “Striscia la notizia”,di una registrazione audio-video nella quale denigrava i concorrenti del programma “Affari tuoi”, abbandona per un periodo il piccolo schermo, ritornando dopo qualche mese come inviato del talk-show di Rai Tre, condotto da Bianca Berlinguer, “Carta bianca” e come conduttore, insieme con Nino Frassica e Nathalie Guetta, di “Dopo fiction”, trasmissione di Rai Uno dedicata alle serie Tv di maggior seguito, trasmesse dall’azienda pubblica e de “La strada senza tasse”, reality sperimentale di Rai Tre. Cimentatosi anche nella scrittura, nel 2012 ha pubblicato con Mondadori  il racconto autobiografico, incentrato sulla scomparsa del padre, “Neanche un morso all’orecchio” e nel 2015/2016 “La macchina della felicità”,divenuto poi uno spettacolo teatrale. Premiato con numerosi riconoscimenti sia per le fiction  (Telegrolla) che per i programmi televisivi (Premio Regia Televisiva) e , insignito del titolo di “Cavalier al merito della Repubblica italiana”, è impegnato in molteplici cause umanitarie e benefiche. Di recente, in video con “Tutti a scuola”, evento Rai, in collaborazione con il Quirinale, organizzato in occasione dell’inaugurazione dell’anno scoalstico e presentato al fianco di Franecesca Fialdini, di sé ha detto: “Ho un legame molto forte con il Teatro. E mi dispiace molto quando per impegni televisivi non riesco a farlo. Ma è come imparare a nuotare , se hai studiato seriamente , non lo dimentichi più. Grazie al palcoscenico ho acquisito regole e disciplina che mi servono molto anche in televisione. Non sono un comico, ho imparato ,grazie alla scuola di Proietti, che è importante la leggerezza, anzi fondamentale, e spesso è confusa e tradotta in superficialità. Che conta il modo in cui si fanno le cose. Era straordinario vedere Gigi sul palco fare l’ubriaco: riusciva a farti capire la differenza tra il personaggio e l’arte di recitarlo”.