Mar. Mag 24th, 2022

Inverno 1950. Roma, stabilimenti cinematografici di Cinecittà. All’interno del Teatro di posa n°5, il regista Federico Fellini, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa,sta effettuando, i provini  per  il suo primo film, “Luci del varietà”,scritto e diretto in collaborazione con Alberto Lattuada. Nella grande sala, una ventina  di ragazze , tutte in lizza per il ruolo dell’aspirante soubrette “Liliana”, aspettano il loro turno. Seduta in disparte, accanto alla porta di uscita, Franca, già attrice di teatro, ripassa la parte, quando viene avvicinata da una delle ragazze. “Mo’, ciao!…Come ti chiami?…Io son Wanda, Wanda con la “W”…e te, com’è che ti chiami?…”, chiede la ragazza, intenzionata a voler fare amicizia. “Come mi chiamo, dici?, Franca…e tu?, domanda a sua volta la giovane donna, facendo cadere per terra il copione appoggiato sulle sue gambe.  “Franca…come la mia povera nonna, che è morta un anno fa!…guarda alle volte che ti combina il destino!”, constata la ragazza,”…Senti, Franca, ma te perché te ne stai qui tutta sola soletta?…perché non ti unisci a  noi ,così, mentre aspettiamo, ci divertiamo!…Siamo un gruppo affiatato sai?…ci sono almeno una decina di ragazze bolognesi come me, tutte simpatiche…Dai ,su ,non farti pregare!… tanto sono sicura che la parte la conosci a memoria!…”. “Ma io…veramente, non saprei!…lei dice che posso unirmi a voi?…No perché, sa?, non vorrei dar fastidio alle sue amiche, che magari vorrebbero restare tra loro…sì ,insomma, tra conoscenti!…”, obietta intimidita Franca, avvicinatasi poi al gruppo di ragazze. “Ah, ma io stavolta me lo sento!…Stavolta, otterrò la parte!…sono praticamente perfetta per questo ruolo: un’aspirante soubrette piena di fascino!…Stavolta, diventerò famosa… sarò la “Ava Gardner italiana”!…”, fantastica una delle ragazze, che, scorto nel gruppo il volto sconosciuto di Franca, domanda: “E tu, là dietro, chi sei?…Non t’ho mai vista qui a Cineccittà…sei nuova?…”. “Veramente, io…io vengo da Milano…son da poco a Roma…e poi ho lavorato molto in Teatro, con la “Compagnia dei Gobbi”, quella di Bonucci e Caprioli…siam stati anche in Francia , a Parigi, tanti mesi!…”, racconta Franca. “Be’, potevi restarci!…anche perché per il Cinema , cara mia, non mi sembri proprio tagliata…si vede bene, sai?…non hai la faccia giusta…per non parlare del portamento e della presenza…”, constanta l’aspirante attrice, continuando con tono dispotico: “E poi il regista sta cercando un’attrice per la parte di una famme fatale… e te, di fatale cos’avresti?…Ascoltami un po’ ,bellina, ti consiglio di far le valige e tornare su a Milano o a Parigi nel tuo bel teatrino perché qui , per te, non c’è niente da fare!…Per recitare sul grande schermo ci vuole fascino…bisogna avere  qualcosa di speciale, qualcosa che io chiamo: “Il segno di Venere”, la bellezza delle dea , intendo!, la bellezza che lascia tutti a bocca aperta!…quindi ,non farti  illusioni, perché al Cinema conta la faccia, non le parole!…Nel Cinema, nessuno ascolta quello che dici, ma tutti ti guardano…e nel tuo caso, be’, c’è ben poco da guardare!…Tu, più che il “segno di Venere”, hai il “sogno di Venere”, giusto quello, giusto il sogno!…”. “Io, signorina, avrò pure il “sogno di Venere”, come dice lei…”, replica con determinazione Franca, chiosando: “Ma lei ha il sogno dell’intelligenza”.

“Ho sempre usato il mio senso dell’umorismo, la mia ironia, la mia passione per osservare e scrivere del mondo che mi circonda. Alle giovani donne di oggi suggerisco di non dimenticarsi mai di essere intelligenti”. Così l’attrice, scrittrice e drammaturga Franca Valeri, in un’intervista rilasciata di recente, in occasione del suo centesimo compleanno. Nata a Milano il 31 luglio 1920, secondogenita della famiglia Norsa (acquisterà solo in seguito il cognome d’arte di “Valeri”,dal poeta francese Paul Valéry), formata da padre ebreo ,  madre cattolica e da un fratello, trascorre un’infanzia segnata dalle leggi razziali del 1938, per via delle quali i genitori  perdono diritti e risorse finanziarie. Poi, durante l’adolescenza, studentessa del Liceo Classico Parini, mostra un’inclinazione per il Teatro, cimentandosi  nell’invenzione di alcune “macchiette” al femminile. Quindi,conseguita  la Maturità, si iscrive alla facoltà di Lettere,ma la recitazione la sottrae ai suoi impegni di studentessa. Così, esordito alla radio, perfeziona i personaggi elaborati negli anni della scuola, quali: la “Signorina snob”, “Cesira la manicure”e “la Signora Cecioni”. Nel 1942, l’incontro con l’attore teatrale e primo dei suoi due mariti, Vittorio Caprioli, determina il suo debutto in palcoscenico, con spettacoli “leggeri” e di prosa. Infatti, entrata a far parte della Compagnia  dei Gobbi, fondata e guidata dagli attori Caprioli e Bonucci, fra il 1949 e il 1950 si muove alla conquista della Francia. Proprio a Parigi, si esibisce in un teatro del quartiere Latino con gli spettacoli: “Carnet de notes 1” e “Carnet de notes2“, una serie di sketch satirici sulla società contemporanea , messi in scena  senza l’ausilio di trucco, costumi e scenografie, in modo che il personaggio: “Sia un’invenzione del momento, che scaturisca come dal cappello di un prestigiatore“. Le sue interpretazioni entusiasmano a tal punto la critica da spingere l’intellettuale e giornalista Indro Montanelli a collaborare con lei  alla realizzazione del libro: “Il diario della signorina snob“,edito nel 1951 dalla casa editrice Mondadori. Da quel momento, le porte del Cinema le si spalancano: prima con il ruolo “brillante” della coreografa unghesere  nel film di Federico Fellini e Alberto Lattuada  “Luci del varietà“(1950), poi , con i duetti comici al fianco del “Principe della risata”,Totò, e di Alberto Sordi. Sceneggiatrice, oltre che attrice, scrive i soggetti di alcune pellicole degli anni Cinquanta e Sessanta, quali: “Il segno di Venere“(1959) diretta da Dino Risi e interpretata accanto all’ allora esordiente Sophia Loren, “Leoni al sole” (1961) e “Parigi o cara” (1962),entrambe dirette da Vittorio Caprioli. Il film che la consacra :“Fine interprete della commedia all’italiana“, però, è: “Il vedovo” (1959) diretto da Dino Risi, nel quale ottiene il ruolo di protagonista assoluta accanto ad Alberto Sordi, non smettendo, tuttavia, di dar vita all’interpretazione di “caratteri” come la prostituta svampita di”Arrangiatevi!”(1959) di Mauro Bolognini. Svelati i vizi della borghesia italiana e milanese attraverso i difetti e le manie dei suoi personaggi, riesce a far ridere il pubblico senza mai proporre banalità e luoghi comuni, convincendolo,nonostante i pregiudizi,  che una  comica donna possa far sorridere e divertire al pari di un comico uomo. Snocciolate con classe e con garbata capacità battute taglienti e ciniche tanto nei riguardi della borghesia , quanto nei confronti del popolo, nel 1974 porta in Televisione ,con uno sceneggiato per la Rai in quattro puntate da lei ideato, dal titolo: “Sì, vendetta…”, le riflessioni di una madre borghese sul cambiamento dei costumi nella società italiana dopo la Contestazione e il ’68.  Riscoperto il grande e  piccolo schermo, nel ventennio Ottanta e Novanta ritorna come protagonista in palcoscenico  , dal quale si era allontanata per dedicarsi  alla regia teatrale di opere liriche(passione, quella per il “bel canto”, nata in gioventù). L’8 marzo del 2011 , insignita del titolo di “Cavaliere di Gran Croce”: “Per la maestria e l’intelligente ironia che hanno accompagnato la sua lunga carriera teatrale , cinematografica e televisiva”, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione delle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna, dedicata al tema: “150 anni: donne per un’Italia migliore“, svoltesi presso il Palazzo del Quirinale, nell’ultimo decennio si  dedica alla scrittura di libri come l’autobiografia “Bugiarda no, reticente” e “L’educazione delle fanciulle“, pamphlet, quest’ultimo, realizzato in collaborazione con l’attrice Luciana Littizzetto.  Tornata sul palcoscenico nel 2011 con due pièce: “Non è tutto risolto” (commedia diretta da Giuseppe Marini, con Licia Maglietta) e “La vedova Socrate”, nel 2012 siritira nella sua villa di Trevignano Romano, sul Lago di Bracciano,  dove, raggiunta da un cronista, alla vigilia del centesimo compleanno, ha detto di sé: “Il compito di far ridere il pubblico è un dono di natura , una delle cose più belle che mi poteva capitare di avere nella vita. Sono stata una donna molto moderna, di una bellezza differente da quella delle grandi dive in voga negli anni Cinquanta e Sessanta come  Sophia Loren, grande amica,  la cui bellezza ho sempre ammirato e mai invidiato”.