Mer. Feb 28th, 2024

Inverno 2023. Napoli, quartiere Fuorigrotta. All’uscita dall’Università, un nonno aspetta il nipote, che sta sostenendo un esame.

“Ah, Raffae’, finalmente!…Eccoti qua!…Ma quanto tempo è passato?…Sei entrato che erano le 9:00, ora è mezzogiorno!…Niente niente il professore ti avesse chiesto tutto il libro?…”, domanda sarcastico il nonno al nipote.

“Nonno, ma che dici?…All’ appello eravamo in tanti e ho dovuto aspettare il mio turno!…”,risponde il nipote.

“Lo so, lo so, Raffae’!…stavo scherzando per farti sorridere…tieni una faccia!…ma che è successo?…è andata male?…sei stato bocciato?…”, chiede il nonno al nipote, con il volto corrucciato.

“No…l’esame è andato bene. Tutto ok, superato!…Ho preso pure un buon voto…Il problema è un altro!…”, rivela il nipote al nonno, che , incalzandolo, cerca di sapere: “E qual è questo problema?…Raffae’, a nonno, dimmi che c’è, perché se non parli io non so che cos’hai e non  posso aiutarti…Raffae’, dimmi che è successo…nonno è qui apposta!…”.

Nonno…è una cosa un po’ delicata…il fatto è che mi vergogno…mi vergogno di dirtela!…Va bene, ora mi faccio coraggio e ci provo!…”, prova ad aprirsi con il nonno, il nipote, continuando: “Qualche anno fa, quando frequentavo il liceo,  ho cominciato a cantare in un gruppo…neanche mamma e papà lo sanno, perché  loro mi hanno sempre raccomandato di non  sottrarre tempo allo studio, quindi non gliel’ho detto, in quanto già sapevo che non sarebbero stati d’accordo…Ad ogni modo, non è questo il punto!…Il punto è che i componenti del mio gruppo hanno deciso di sostituirmi…e vuoi sapere con quale motivazione?…perché , secondo loro, non avrei l’immagine giusta…insomma, siccome non ho una linea perfetta , loro sostengono che io non possa piacere al pubblico…come se poi si cantasse con l’aspetto e non con la voce!…”.

“Eh…hai proprio ragione, Raffae’ , a nonno!…un cantante deve sapere innanzitutto cantare e poi viene il resto…”, concorda il nonno con il nipote, continuando, “E poi tu stai bene così!…Sei un ragazzo solare, simpatico, e sono sicuro che sei pure un bravo cantante…sai perché?…perché l’intonazione è un fatto di famiglia…Mo’ sono io che ti rivelo un segreto…Devi sapere che, nel Dopoguerra, pure tuo nonno cantava…sì, hai capito bene!…tuo nonno cantava alle cerimonie  e ha partecipato pure a qualche festival!…Poi, mi sono sposato con tua nonna e ho smesso per avere un lavoro sicuro, come quello di postino, che ho svolto per quarant’anni!…Comunque , tornando a te, a nonno, tu non  devi lasciarti intimidire da quello che ti ha detto il tuo gruppo…se ami cantare e, se per te questa passione è importante, tu devi continuare a coltivarla, perché nessuno può decidere al  posto tuo che cosa  puoi fare o non puoi fare!…L’aspetto poi non c’entra niente…nella musica conta prima di tutto il talento…bisogna avere una bella voce, una voce che emoziona e un’interpretazione di cuore…e, insieme a queste qualità, lo studio e la conoscenza per affinare il canto…A quello che ti hanno detto non ci pensare più…mettici una pietra sopra e ricomincia a cantare, anche da solo…Sai come devi fare?…Come fece uno dei più talentuosi cantanti di Napoli, il “re della canzone napoletana”: Gennaro Pasquariello…Anche a lui dicevano che non aveva “le physique du rôle”,ma lui, con la sua bravura trascinante e con la sua personalità canora, fin dal suo esordio, conquistò tutto il pubblico e divenne uno tra i più grandi interpreti e fini dicitori di Napoli!…Quindi, a nonno, vai avanti con la tua determinazione, continua a cantare, a studiare e a divertirti e, come diceva il Sommo poeta Dante: “Non ragioniam di loro ma guarda e passa”!”.

Grazie, nonno, ti prometto che ci proverò!”, rassicura il nonno, il nipote.

“Bene così, Raffae’!…”, lo incoraggia il nonno, chiosando, “Però, mò, come hai parlato con me, parla pure con i tuoi genitori…digli tutto, diglielo che , oltre a studiare, ti piace anche cantare…apriti con loro senza  preoccupazioni…vedrai che capiranno!…I tuoi genitori, ricordatelo sempre, oltre ogni incomprensione e divergenza,  ti vogliono e ti vorranno sempre bene!…”.

“Dire che Gennaro Pasquariello è il maestro della canzonetta è troppo poco. Più che il maestro, lo si può chiamare l’ispiratore, l’animatore di questo genere d’arte, nel quale, non soltanto non teme rivali, ma non potrà avere continuatori. Lo imiteranno, e forse anche bene; però dovranno tutti prodigargli quell’ossequio che è merito dei sommi. Chi non può rassegnarsi ad accettare questo mio giudizio, non è un artista”. Così, il poeta, giornalista e autore di canzoni napoletane, Ferdinando Russo, a proposito del cantautore e attore teatrale Gennaro Pasquariello.

Nato a Napoli, l’8 settembre 1869 da Giuseppe, sarto e commerciante di stoffe, trascorre l’infanzia nel quartiere Pendino, facendo da assistente al padre nella sua bottega. Tuttavia, manifestata sin da bambino la passione per la recitazione e per il canto, fra i  tredici anni  e i quattordici anni, frequentato per qualche mese  l’Istituto di Belle Arti, interrompe gli studi e ,parallelamente, comincia ad esibirsi in  un teatro in via dei Tribunali, sul cui palcoscenico debutta con i primi numeri canori e teatrali improvvisati.

Alla ricerca di ingaggi da parte di impresari e capocomici, nel 1883 entra come autodidatta in una compagnia itinerante di attori con cui mette in scena varietà e farse nei teatri di Sarno, per poi essere scritturato da un ‘altra compagnia nella quale interpreta piccoli ruoli da caratterista in spettacoli di prosa ,insieme con attori come Giuseppe De Martino, celebre nelle vesti di  Pulcinella, Davide Petito (fratello di Antonio, attore, drammaturgo e regista teatrale, altro storico interprete della maschera di Pulcinella) e il caratterista Raffaele De Crescenzo.

Macchiettista  al caffè Teatro Allocca  di via Foria , fra il 1887 e il 1889, si afferma come cantante presso il caffè Scotto-Jonno, ubicato  nella Galleria Principe, dove mette in scena lo spettacolo “’O scatobbio”.

Deciso ad abbandonare il genere della macchietta per cimentarsi nella canzone napoletana, Pasquariello è costretto a lasciare Napoli a causa delle precarie condizioni economiche. Privo di ingaggi, infatti, non riesce ad approdare ai locali di maggior richiamo, come il Salone Margherita, sito nella Galleria Umberto I° , tempio della macchietta caricaturale e della satira di Nicola Maldacea, attore ,campione di incassi con gli spettacoli interpretati con attrici e danzatrici internazionali, come  Cléo Mérode.

Quindi, trasferitosi a Milano, vinte le ritrosie del pubblico e dei critici nei confronti di un repertorio in lingua dialettale napoletana , oltre che come cantante e attore, si afferma anche come innovatore: crea, infatti, un suo stile interpretativo, teatralizzato e versatile, caratterizzato da un timbro vocale e da una presenza scenica fuori dalle convenzioni. Per questo , per riferirsi al suo modo di cantare, la critica usa espressioni come: “dolcemente sussurrato” e “baritonello napoletano”.

Ai primi del Novecento, spostatosi tra Torino, Firenze  e Roma,  fa ritorno  a Napoli, dove, nel 1903 esordisce finalmente sul palcoscenico del Salone Margherita,  iniziando così  la seconda fase della sua carriera, terminata nella Seconda Guerra Mondiale con la fine dell’epoca d’oro della canzone napoletana classica.

Avvalsosi degli autori più talentuosi del panorama partenopeo, come :  i fratelli Giambattista ed Ernesto De Curtis, Ernesto Murolo e Libero Bovio, che, insieme con Ferdinando Albano, scrive il testo di “Zappatore”, canzone eseguita  nel 1928 proprio dallo stesso  Pasquariello prima che da Mario Merola, porta al successo brani quali “ ‘O surdato ‘nnammurato” di Enrico Cannio e Aniello Califano, edito nel 1915, “Rundinella” di Galdieri e Spagnolo, “Quann’ammore vo’ filà” di Ernesto Murolo ed Ernesto Tagliaferri, “Mandulinata a mare” di Aniello Califano e Francesco Buongiovanni, “Marechiare”, musicato nel 1885 da Francesco Paolo Tosti, su versi di Salvatore Di Giacomo e “ ‘A  casciaforte” di Alfonso Mangione e Nicola Valente. Tra i titoli, però, anche canzoni in lingua italiana, come: “Balocchi e profumi” di E.A Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta), presentata dal cantante nel 1928, presso il Teatro Eden di Napoli.

Abile nel passare dai toni lievi del genere comico a quelli più cupi del genere drammatico-sentimentale, sottolineati da una gestualità naturale, nei varietà e nella farsa non ricorre ai travestimenti e al trucco, come il collega e rivale Maldacea, ma all’innovazione del cambio di giacca per sottolineare il cambiamento di atmosfera e all’uso di cappelli  e tubini al posto di baffi finti e parrucche, con l’unica eccezione dell’interpretazione di “Ninì Tirabusciò”, sciantosa le cui gesta canta e racconta attraverso i versi di Aniello Califano e la musica di Salvatore Gambardella, indossandone i costumi, nel corso di una tournée londinese , tenuta nel 1911 presso l’Hyppodrome.

Superata la paura di viaggiare via mare, che gli aveva impedito di recarsi negli USA e  in Sud America per tenere spettacoli presso le comunità degli italiani immigrati, al suo rientro , nel 1930 viene insignito del titolo di Commendatore della Corona d’Italia.

Sposatosi con Vincenzina Romeo ,con cui ha quattro figli, si esibisce per l’ultima volta nel 1950 durante la Festa di Piedigrotta. Ritrovatosi in precarie condizioni economiche ,per via dell’inflazione del Dopoguerra, riceve una sottoscrizione aperta dalla Presidenza del Consiglio e un sussidio mensile dalla SIAE.

Abbandonate le scene già nel 1947, nel 1951 si ritira definitivamente a vita privata  nella sua casa partenopea  in via dei Mille, dove si spegne il 26 gennaio 1958,  all’età di ottantasei anni,   circondato dall’amore dei figli.

Di Pasquariello , della sua amicizia  e rivalità con la cantante e attrice Elvira Donnarumma, il poeta e compositore Libero Bovio, nel suo libro “I miei napoletani”, ha  scritto:. “La canzone li unisce e li divide. Avrebbero trascorso una esistenza insieme, se nelle tipografie non esistessero i caratteri più grandi e quelli più piccoli. Ma che caro dolce periodo di gloria quando cantarono a due: sembrava che tutto un Paese cantasse con loro!”.

Per Radio Napoli: “La voce di Pasquariello non era potente, ma in compenso era bella; il suo stile sobrio, ma di grande forza espressiva. La sua presenza in scena a dir poco carismatica. Il suo repertorio spaziava dalle canzoni sentimentali alle macchiette consentendogli di variare facilmente gli spettacoli. Tutti questi fattori concorsero a regalargli una popolarità che superò i confini nazionali portandolo nei più eleganti varietà d’Europa. A proposito del 1911, ad esempio, va ricordato il grande successo che ebbe a Londra”.

Della sua arte di “fine dicitore” e di interprete della canzone napoletana, invece, Pasquariello stesso  era solito dire: “Per cantare ci vogliono dieci lire di voce e mille lire di cuore”.

N.B. Si precisa che i fatti raccontati sono frutto di una ricostruzione fantasiosa della giornalista , pur traendo spunto da dati biografici reali.

Per la biografia, citazioni e fonti: Dizionario Biografico degli Italiani-Treccani, Volume 81 (2014), Voce di Francesca Romana Rietti.

Fonti e Bibl.: G. Pasquariello, Parla P., in Scenario, VII (1938), 16-17, pp. 22-24; E. De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, Napoli 1960, pp. 292-295; Enciclopedia dello spettacolo, Roma:  II, 1954, s.v. Café-chantant, IV, 1957, s.v. Donnarumma Elvira, VII, 1960, s.v. Maldacea Nicola e P. G., IX, 1962, s.v. Varietà; P. del Bosco, Quasi un editoriale, in Fonografo italiano (1890-1946). Raccolta di incisioni scelte e presentate da Paquito del Bosco, s. 1, 1, G. P., Milano 1981, pp. n.n.; R. De Angelis, Café-chantant. Personaggi e interpreti, a cura di S. De Matteis, Firenze 1984, pp. 55 s.; O. Vergani, Misure del tempo. Diario 1950-1959, a cura di N. Naldini, Milano 1990, pp. 291-294; G. Pasquariello Jr, Mio nonno Gennaro. La vicenda artistica di G. P. nella storia della canzone napoletana, Napoli 1999.

Libero Bovio, “I miei napoletani”, edizioni Clet, 1° gennaio 1935.

Radio Napoli, “Pasquariello, un travestimento femminile per il lancio di Ninì Tirabusciò”.