Dom. Feb 5th, 2023

Estate 1965. Roma. Quartiere Prati. All’interno del Teatro Adriano è tutto pronto per il concerto dei Beatles, un gruppo musicale di Liverpool, esordiente e semisconosciuto in Italia, ma già famoso e, diventato da qualche anno un vero e proprio fenomeno mediatico in Inghilterra e negli USA.

In platea, la sedicenne Giulia, accompagnata dalla madre,  attende che  si alzi il sipario e inizi lo spettacolo. Seduta accanto a lei, una coetanea, Emma, arrivata da Ostia  in compagnia del padre, Ezio,che controlla nervosamente l’orologio e , rivolgendosi alla figlia, esclama: “Oh,Emmu’, ma non s’era detto che ‘sto concerto iniziava  alle 8.00, cioè alle 20.00 e finiva alle 21:00?…Se poco poco ritarda ancora, me sa che ti devo lascia’ qua da sola , perché alle 22:00 me scatta er turno in panetteria e , se ritardo, il proprietario del forno me scala i soldi dallo stipendio!…”.

“Non te sta’ a preoccupa’, papà!…lo spettacolo sta per comcia’, tu te ne puoi pure anna’ via, che tanto a me ce penso io, me sa che so’ abbastanza grande, no?!…”, spiega , facendo le sue rimostranze, la figlia.

“Come: “Papà, non te sta’ a preoccupa’?…quindi, se non ho capito male, te, vorresti fa le ore piccole con la scusa del concerto…e allora, sai che c’è?, c’è che ce ne torniamo a casa adesso, subito!…Lo sai che a papà non gli piacciono ‘ste cose, non gli piacciono gli inganni e poi sei minorenne e devi fa’ quello che dico io!…”, esorta  il padre con tono concitato.

“Scusi, lei, , ma cosa fa, rimprovera sua figlia perché vuole restare qui a vedere il concerto?…Insomma, ma cosa farà mai di male la bambina?…Anch’io ho accompagnato mia figlia, che , peraltro, da quello che vedo ha la stessa età della mia, ma sono perfettamente tranquilla!…”, si intromette nella discussione padre-figlia, la madre di Giulia, Donna Mariella  Filippelli”, milanese trasferitasi a Roma, dopo aver sposato il marito , il barone Filippelli, appartenente a una nobile casata romana.

“Ah, annamo bene!… mo’ ce mancavano pure le prediche di una sconosciuta…Senta un po’, ma come si permette lei di interferire?…Chi è lei, chi la conosce?…Io sto discutendo con mia figlia di cose serie, di rispetto delle regole, che, in casa mia, non so nella sua, sono essenziali!…”, ammonisce la nobildonna, Ezio, con tono concitato.

“Mo’ che discorsi sono?…Certo che le regole valgono anche in casa mia, ma le pare?…Anch’io cerco di educare al meglio mia figlia, ricordando sempre che è un’adolescente, che è minorenne, ma in occasioni come questa cerco di non interferire…Ma poi, lei si rende conto della portata dell’evento, lo sa chi sono i Beatles?…”, domanda Donna Filippelli.

“No, perché: lei ce lo sa, signora?…Comunque, a me non interessa chi siano questi “Beatles”, mi interessa solo di mia figlia e della sua educazione, per il resto lei si preoccupi degli affari di casa sua, che io mi preoccupo di quelli di casa mia!…”, replica sbrigativo il signor Ezio.

Ma lo sa che lei oltre che burbero è anche villano?…Non ci si rivolge così a una donna, sa?…dovrebbe essere più rispettoso!…”, esclama la baronessa, richiamata dalla figlia a non perdere più tempo  in discussioni , in quanto sta per cominciare il concerto.

Una melodia , infatti, proviene dal palcoscenico, ancora avvolto nel buio per dare l’effetto della sorpresa, finché una voce svela che a suonare  e a cantare non sono i Beatles, ma il cantante e pianista partenopeo Peppino Di Capri con il suo gruppo, che ha il compito di “scaldare il pubblico, nell’attesa del quartetto di Liverpool.

“Ah, bé, ma, allora, se c’è Di Capri, chi se lo perde ‘sto concerto…questa sì che è musica!…”, constata entusiasta Ezio, cui, d’un tratto, si avvicina un signore, che inizia a rivolgergli la parola.

“Deve scusarmi se mi intrometto e che , stando nei posti dietro  ai vostri, non ho potuto fare a meno di ascoltare la conversazione che ha avuto prima con sua figlia e poi con la signora…Insomma, i “Beatles” non sono proprio degli sconosciuti , ma delle vere e proprie celebrità con milioni di ammiratori al seguito…Ma lo sa che in Gran Bretagna e in America ragazzine urlanti aspettano anche delle ore per vederli e piangono e si strappano i capelli quando ciò accade?… Mai vista una cosa del genere…io dico che questo gruppo non si scioglierà tanto presto, perché  è destinato a durare nel tempo…”, spiega il misterioso e sconosciuto interlocutore che , poi, viene interrotto dal signor Ezio.

“Senta, com’è o come non è , a me piacciono i cantanti veri…questi sono dei fenomeni di costume che fra qualche anno spariranno…Ora, se permette, vorrei godermi il concerto, ma prima vorrei sapere con chi ho parlato…lei , chi è?…”, chiede il signor Ezio.

“Chi sono, ha chiesto?… sono  una persona, sono un giornalista  che domanda e  si fa delle domande e che cerca d ottenere e di darsi delle  risposte…”, risponde Bisiach, chiosando: “Più semplicemente, sono un “buon italiano”di  nome “Gianni Bisiach!”.

“Vorrei essere ricordato come “un buon italiano”, che ha servito la Patria con assoluta dedizione. Ringrazio il Signore per avermi dato tante opportunità nella vita e rivolgo un pensiero ai tanti amici che mi hanno accompagnato nella mia esistenza”. Così, il medico, giornalista, scrittore, sceneggiatore, conduttore televisivo e radiofonico, Gianni Bisiach,  nelle  sue ultime riflessioni e confidenze fatte a un amico qualche settimana  prima di morire.

Nato a Gorizia il 7 maggio 1927, si diploma al liceo Scientifico  nel 1946 per poi trasferirsi in Africa dove nel corso di sei anni si impiega presso la Royal Air Force come ufficiale meteorologico all’Aeroporto di Asmara, come ricercatore al seguito del professor Raymond Katz al laboratorio geologico dell’Eritrea e come cercatore d’uranio in Dancalia ,al fianco dell’ingegnere belga Louis Astrup.

Negli anni Cinquanta, laureatosi in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, presso la Scuola di Asmara e presso l’Università di Roma, si specializza in Anestesia e Radiologia, decidendo di dedicarsi alla ricerca: infatti, in Africa, si occupa di malattie endemiche e malnutrizione , collaborando con valenti professionisti come l’oculista Giambattista Bietti e, in Italia, con lo psichiatra Franco Basaglia, con cui approfondisce gli studi in Neurochirurgia.

Promosso primo aiuto-chirurgo dei Professori Antonino Musso (quest’ultimo, allievo di Achille Mario Dogliotti) e Pietro Valdoni, e ,divenuto anestesista personale del direttore della clinica chirurgica dell’Università di Roma, Raffaele Paolucci, compie ricerche sul parto indolore con il Professor Luigi Gedda, specializzato in Gemellologia ed esponente dell’associazionismo cattolico, che integrano un testo di Papa Pio XII° sul tema. Successivamente, accanto al Professor Giovanni Berlinguer effettua ricerche sulla malaria, presso l’Istituto di Parassitologia dell’Università di Roma ,diretto da Ettore Biocca.

Appassionato di Cinema sin dall’infanzia,  parallelamente agli studi scientifici, gira con cinepresa, proiettore e moviola  brevi documentari per il Cine-Guf , associazione dei Gruppi Universitari Fascisti di Gorizia, per poi decidere negli anni Sessanta di far ritorno in Italia definitivamente per  dedicarsi alla sceneggiatura, ma anche all’Inchiesta e al Giornalismo.

Infatti, dopo la collaborazione con Cesare Zavattini , insieme con cui scrive i soggetti dei film “Il tetto” e “I misteri di Roma”, (di quest’ultimo cura anche la regia), e con Michelangelo Antonioni, con cui lavora alla sceneggiatura della pellicola “Professione: reporter”, nel 1969, realizza il film “I due Kennedy”, prodotto da Angelo Rizzoli e da Alfredo Bini,  che si aggiudica il Premio Spoleto Cinema 1970 a pari merito con  Luchino Visconti e Federico Fellini, rispettivamente ,registi delle pellicole “La caduta degli dei”  e  “Fellini Satyricon”.

Negli stessi anni, però, entrato in Rai  grazie al giornalista ed ex partigiano conosciuto in Africa, Massimo  Rendina, e che  ne riconosce il talento nella Comunicazione, firma inchieste giornalistiche per i telegiornali( tra le quali ,l’inchiesta in tre puntate sulle spedizioni polari di Umberto Nobile con i dirigibili “Norge” e “Italia”, guardata da 28 milioni di telespettatori), e  rubriche di approfondimento all’interno di programmi culturali (“Testimoni oculari”).

Autore della prima inchiesta sulla mafia in Sicilia, “Rapporto da Corleone”, realizzata in collaborazione con il politico e magistrato Cesare Terranova, ucciso nel 1979 insieme con il suo autista dal boss di Cosa Nostra Luciano Liggio, in quanto aveva condannato quest’ultimo all’ergastolo, e con i giornalisti Felice Chilanti, Girolamo Li Causi, Michele Pantaleon e Antonino Rizzotto (fratello  del sindacalista-eroe di Corleone, Placido, ucciso anch’esso da Cosa Nostra), e Ferruccio Parri, raccoglie testimonianze così rilevanti da determinare l’istituzione della Commissione parlamentare antimafia e da fornire un modello da studiare in scuole di Giornalismo e Telegiornalismo come quella della CBS.

Ideatore della rubrica “TV7” , settimanale di approfondimento del Tg del primo canale , per cui è anche inviato speciale, collabora con la televisione francese, lavorando alla trasmissione “Cinq Coloomnes”, e con la stampa inglese per “Panorama”, realizzando servizi con il collega Robert Rowland.

Da qui, il trasferimento negli USA dove affianca per un mese Walter Cronkite nella realizzazione quotidiana del telegiornale CBS Evening News e dello speciale XX Century e si occupa dell’inchiesta “La pena di morte nel mondo”, grazie alla quale, con la collaborazione di Robert Kennedy, salva dalla camera a gas di San Quintino il condannato a morte Dovie Carl Mathis, fornendogli efficaci argomenti  difensivi.

A lavoro anche su inchieste legate allo spionaggio ,per cui si avvale della collaborazione del direttore della CIA Wiliam Colby, realizza una serie di servizi:  sull’Etiopia , dove intervista l’imperatore  Hailé Selassié, su  Teheran ,dove intervista  lo Scià di Persia, sui Beatles, che intervista sotto la pioggia in occasione del loro primo concerto in Italia, su Haiti e sui terribili agenti segreti del dittatore Francois Duvalier, sull’Amazzonia e gli Indios, sull’Actors Studio  e Lee Strasberg e Paul Newman, sul Venezuela e il presidente Caldera , sul Perù e il pilota Hilde Goetz, su Wall Street, su Dallas, in collaborazione con il giornalista e corrispondente da New York, Ruggero Orlando, su  New Orleans e il Procuratore generale Jim Garrison (ispiratore del film “JFK-Un caso ancora aperto”), sul cosmonauta Jurij Gagarin e sugli astronauti del programma Apollo ,fautori del primo sbarco sulla Luna.

Nel decennio Settanta, quindi, Bisach realizza un  totale di 3000 tra servizi e speciali di Storia, tra cui: “Testimoni oculari”, “Grandi battaglie”, “XX secolo”, “La Seconda Guerra Mondiale”, “La Grande Guerra” e “80 anni dopo”, per Rai Uno; “Come eravamo: moviola della storia” per Rai Sat; “Ricordando il passato” per Rai International; “100 puntate di Alfabeto Tv” per Rai Educational e “Storia del Parlamento italiano” in due puntate per la Camera dei Deputati, senza però trascurare la sua passione per il Cinema, infatti, nel 1972  gira il documentario sul viaggio di Papa Paolo VI° in Asia e Oceania e viene chiamato dal regista e sceneggiatore Roberto Rossellini a ricoprire l’incarico di presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia e a coordinare i corsi e a tenere lezioni di “Tecniche dell’informazione Cinematografica e Televisiva”.

Nel 1978, invece, invitato dal Vicepresidente della Repubblica dell’Iraq ,Saddam Hussein, raggiunge Baghdad per partecipare al Festival del Film antimperialista insieme con una delegazione formata da Sergio Amidei (sceneggiatore del film “Roma città aperta”), il regista Ettore Scola e Gina Lollobrigida, nel cui ambito ritira il premio per la  pellicola “I due Kennedy”.

Conduttore  nel novembre 1980 di una  trasmissione speciale  sul terremoto dell’Irpinia, viene insignito  della medaglia d’oro dal Commissario straordinario, padre della Protezione Civile, Zamberletti, del Premio Italia della critica internazionale e del Premio Saint-Vincent per il Giornalismo.

Tuttavia, nello stesso anno, sperimenta le nuove modalità comunicative della Radio, curando varie rubriche culturali per Rai Radio 1 e , in qualità di capostruttura responsabile, autore e conduttore, il programma di attualità politica “Radio anch’io”, che lascia nel 1992.

Nel nuovo Millennio, autore per il Tg1 della rubrica quotidiana  di grande ascolto “Un minuto di storia”, realizzata dal 2001 al 2013, viene nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana dal Presidente della Repubblica, Mattarella.

Scrittore di saggi storici e sul Giornalismo (“Pertini racconta. Gli anni 1915-1945”,“Radio anch’io. L’Italia al microfono”  e “Un minuto di storia”, editi da Mondadori, “Il presidente. La lunga storia di una breve vita”e “I Kennedy. La dinastia che ha segnato un secolo”, editi  da Newton Compton)  e di pamphlet filosofici, (“Inchiesta sulla felicità. Cento e più modi d’essere realmente felici”, edito da Rizzoli), si è spento a Roma, il 20 novembre scorso, all’età di novantacinque anni.

Salutato da colleghi e amici nella cerimonia religiosa svoltasi presso la Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo e, rientrato a Gorizia, sua città natale, dove ha chiesto fossero trasferite le sue spoglie, di lui ha scritto su La Repubblica, Antonio Dipollina:  “Rievocare oggi Bisiach è questione per chi c’era e misurerà ulteriormente lo scorrere del tempo con la scomparsa di un protagonista d’epoca che è facile ricordare ,se si ha l’età giusta: ma non è solo una questione generazionale, anche qui è storia nel suo compiersi. Le parole di maniera usate  da varie istituzioni, in primis il ministero della Cultura, non riusciranno mai, e nessuna rievocazione lo potrà, a rendere l’autentica rilevanza e caratura di un modo unico e assoluto in vigore allora. Bisiach se ne va pochi mesi dopo Piero Angela, l’inverno dei patriarchi, di quella che fu l’informazione più rilevante per la nostra storia, si compie, implacabile”.