Ven. Ago 12th, 2022

Estate 1913. Genova. Nella piazza antistante il lungomare , una squadra di robusti operai sta allestendo il palcoscenico sul quale in serata si esibirà una compagnia di attori . Seduto su una delle sedie di vimini , approntate per ricreare la platea di un teatro e accogliere gli spettatori , il celebre capocomico Virgilio Talli , camuffatosi con barba e occhiali , osserva attentamente il giovane Gilberto Govi che , ignaro , prova con alcuni dei suoi colleghi la scena iniziale di una farsa dialettale . L’attore , improvvisando una dietro l’altra una serie di battute esilaranti , suscita il riso dell’affermato impresario che , sul punto di rivelare la propria identità, d’un tratto , si arresta . Il caldo pomeridiano infatti , resa l’aria pesante , favorisce la comparsa di uno sciame di mosche . Una di queste , preso a volare e a ronzare impazzita intorno al capo di Govi , si infila sotto la parrucca dell’artista , solleticandogli la fronte. Deciso ad andare avanti fino alla fine della scena , l’attore , che non può  scacciare l’insetto e neppure liberarsi dal posticcio , inizia a recitare in modo veloce , costringendo i colleghi a seguirne il ritmo. Talli , all’oscuro del buffo inconveniente  , non riesce a contenere l’entusiasmo per l’abilità mimica e l’estro comico dimostrati da Govi e , alzatosi in piedi ,  spoglatosi del suo travestimento , si rivela :  “Oooh Govi , complimenti , che grande istrione siete e se ve lo dice  Virgilio Talli potete crederci!…” .”Talli , il maestro ? , Talli il grande capocomico ?…” , domanda attonito il giovane artista , continuando: “Scusate l’approssimazione , ma non sapevamo , non aspettavamo la vostra visita!…”. “Basta così , non aggiungete niente , parliamo di voi !” , l’ammonisce l’impresario , “Il vostro talento è galvanizzante !…Lo scorso anno ebbi il piacere di venirvi a vedere in uno spettacolo di prosa  e vi confesso che allora non mi faceste una buona impressione…ma questo pomeriggio mi sono ricreduto!…Sentite Govi, ascoltate il consiglio di una vecchia volpe del teatro : abbandonate la fiolodrammatica , perchè è  il dialetto genovese che farà la vostra fortuna !…Ho già in mente il nome per la vostra nuova compagnia , si chiamerà : “La dialettale !” .

“I teatri sono già pieni di attori impegnati che si atteggiano in scena , ma che non rappresentano la realtà di tutti i giorni ; io preferisco raccontare la storia della gente umile , dall’operaio al falegname e raccontarla con semplicità , facendo divertire ma anche riflettere il pubblico fino a farlo ridere di cuore” . Così Gilberto Govi replicava ai critici che lo accusavano di non aver mai affrontato testi del repertorio classico . Nato a Genova nel popolare quartiere di Oregina-Lagaccio , in via Sant’Ugo 13 , dal modenese  Anselmo , funzionario delle ferrovie e dalla bolognese Francesca Gardini , fu battezzato con il nome dello zio paterno , noto scienziato. Fratello maggiore di Amleto , insieme al quale frequentò tutte le scuole , all’età di dodici anni si appassionò al teatro , avendo assistito a uno spettacolo interpretato dallo zio materno Torquato , attore dilettante . A quindici anni , già membro di una filodrammatica , mostrata una certa abilità nel disegno , si oppose alla volontà paterna , rifiutando di intraprendere la carriera di funzionario statale . Quindi , iscrittosi all’Accademia di Belle Arti , terminato il suo corso di studi , non ancora maggiorenne fu assunto come disegnatore presso le Officine Elettriche Genovesi. Nel 1911 , scritturato dagli impresari del Teatro Nazionale , entrò a far parte dell’Accademia Filodrammatica italiana , nell’ambito della quale incontrò Caterina Franchi , divenuta poi  sua compagna di scena ( con lo pseudonimo di Rina Gaioni) e di vita . Abbandonato il repertorio impegnato per dedicarsi a quello comico-dialettale , nel 1913 fondò insieme con lo scrittore Niccolò Bacigalupo la compagnia : “La dialettale” . Direttore artistico severo e parsimonioso , fece divertire il pubblico genovese durante la Prima Guerra mondiale . Affermatosi a livello nazionale soltanto nel 1923 , anno in cui debuttò a Milano con la farsa “I manezzi pe maja na figgia”(“Gli artifici per maritare una figlia”) , lasciò definitivamente  il lavoro di disegnatore . Autore di commedie (“Pignasecca e Pignaverde” , “Colpi di timone” , “Quello bonanima” , “Sotto a chi tocca” e “Gildo Peragallo ingegnere”) insieme con Luigi Orengo , Enzo La Rosa , Ugo Palmerini , Emerico Valentinetti , Sabatino Lopez , Carlo Bocca , e tanti altri ) , inventava i suoi personaggi disegnando maschere e caricature. Partito per la prima volta per una tournèe in Sud America nel 1926 , negli anni Trenta rappresentò per le comunità italiane di Argentina e Uruguay ben sessantotto commedie . Affrontato con tenacia e forza di spirito il dramma della seconda guerra mondiale (l’attore dovette ricostruire la sua abitazione genovese distrutta dai bombardamenti) , nel periodo bellico e post-bellico esordì sul grande schermo , recitando nelle pellicole tratte dalle sue opere teatrali “Colpi di timone” , diretta da  Gennaro Righelli e “Che tempi!” di Giorgio Bianchi . Nel decennio Cinquanta , divisosi tra cinema (“Il diavolo in convento” di Nunzio Malasomma) e televisione ( ripropose per il primo canale della Rai alcune delle sue commedie), ebbe anche modo di scritturare brillanti comici , futuri protagonisti dello spettacolo italiano quali : Walter Chiari e Alberto Sordi . Nel 1961 , tornato sulle tavole del palcoscenico, dopo aver girato il  film “Lui , lei e il nonno”, diretto da Anton Giulio Majano, intraprese la sua ultima stagione teatrale , portando in scena il testo del poeta Enrico Bassano “Il porto di casa mia” . Protagonista di alcune pubblicità di “Carosello” , nelle quali impersonò il genovese “Bàccere Baciccia”, simpatico portiere di uno stabile con difficoltà di udito , compiuti settantacinque anni , si ritirò , convinto che : “Il teatro è come una bella donna : bisogna lasciarla prima che sia lei a lasciare te” . Spentosi il 28 aprile del 1966  all’età di ottantuno anni , dopo una lunga malattia , fu celebrato dai concittadini  nel corso di solenni funerali tenutisi presso la chiesa di Santa Zita e ricordato da molteplici attori della sua compagnia tra i quali  Pietro Palmieri , che raccontò : ” Eravamo a Milano e al  termine dell’ennesima replica della commedia che stavamo rappresentando , decisi di andare a prendere un cordiale in un bar della Galleria . Lì vidi incontrarsi due signori ; l’uno disse all’altro : “Sei andato a vedere Govi ? …e cosa hai visto?”. L’illuminante risposta fu : “So ‘na got , ma ho ridù tant , ridù tant , che rid anch’a mò!” (“Non lo so , ma ho riso tanto , ma tanto , che rido anche adesso!”) .