Dom. Feb 5th, 2023

Inverno 2022. Roma. Una folla di giovani si accalca in piazza Campo de’ Fiori per divertirsi in un freddo e piovoso sabato sera di dicembre. Sotto la statua del filosofo Giordano Bruno, arso vivo dall’Inquisizione, due ragazzi , poco più che ventenni , Marco e Giovanni, si intrattengono , conversando, prima di recarsi a cena in una nota osteria nei dintorni.

Tuttavia, Marco  riceve una telefonata dalla madre che gli chiede di riportarle a casa le chiavi della sua automobile, scambiate erroneamente da quest’ultimo, in quanto deve raggiungere velocemente il luogo di lavoro.

Così, Marco, salutato l’amico, si allontana lasciandolo da solo in attesa del suo ritorno. Quindi, Giovanni, sedutosi ai piedi della statua del frate domenicano, estrae dalla tasca lo smartphone per controllare il servizio  online delle previsioni Meteo, quando, d’un tratto, sente una voce: “No, stanotte farà un po’ freschino, ma non pioverà…”Lui” e dico “Lui”, ci tiene che nei prossimi giorni ci sia bel tempo: è Natale!…”.

Giovanni,  credendo che la voce provenga dalle sue spalle, si volta repentinamente, ma con stupore, constata che non c’è nessuno, per poi risentirla  nuovamente: “Ehi, dico a te , ma dov’è che guardi?…Non sono dietro di te, ma  accanto a te…Senti…ma perché per sapere se pioverà hai preso il telefono?…Bastava che alzassi la testa per guardare il cielo!…”.

“Seee, il  cielo!…e io che ne so! …e poi mica il cielo mi dice se alle dieci pioverà?..io guardo sul sito delle previsioni Meteo, lì ci sono tutte le informazioni ora per ora…e , comunque, alle dieci, pioverà!…”, replica Giovanni alla voce misteriosa, che , però, lo incalza: “Quindi, tu vorresti dirmi che voi ragazzi, oggi, per sapere se c’è il Sole o se pioverà consultate il telefono?…Ah, andiamo bene!…A me , il telefono serviva solo per telefonare, appunto!… A dirmi in anticipo,  se avesse piovuto o no era sempre mia nonna, perché lei aveva i reumatismi…allora, ogni volta che le facevano male le ossa, sta’ sicuro che pioveva…altro che telefono!…”.

“Non è normale che io stia parlando con una voce…forse sono malato… forse sto delirando, ma non ho la febbre!…E allora: cosa mi prende, cos’ho?…Sto parlando da solo…ma io, però, un’altra voce la sento!…Sarà la suggestione…Sì, è così:  deve essere la suggestione!…mi sa che ho guardato troppe web serie !…Mi sa che dovrò darmi una regolata!…”, esclama il ragazzo, preoccupato.

“Non so cosa tu intenda con la parola “web serie”, ma ti assicuro che non sei affatto ammalato e non stai delirando…La voce che senti è reale: sono io,mi presento: sono Giorgio Gaber, un “cantattore”!…Lo so ,lo so, tu non mi conosci , non puoi, quando io ho iniziato a  cantare tu non eri ancora  nato…ma se chiedi ai tuoi genitori, vedrai, sapranno dirti chi sono!…”, si presenta Gaber, continuando, “Ora, però, devo rivelarti un segreto che ti sconvolgerà, ma tu, mi raccomando: mantieni la calma e cerca di non spaventarti…Vedi, il fatto è che io sono morto!…ma “Lui”, intendo l’Altissimo , mi ha chiesto di tornare sulla Terra in missione per conto suo…Vuole che gli riferisca come vanno le cose quaggiù…e ha inviato proprio me, perché sa, che io , in quanto cantattore, ho sempre avuto un occhio critico sulla realtà…Giovanni, caro, ma mi stai ascoltando?…”.

Il ragazzo, infatti, estratto dalla tasca lo smartphone, intento a scambiarsi messaggi social, è distolto dall’ascoltare la  voce di Gaber, che cerca di richiamarne l’attenzione più volte, finché quest’ultimo, riemerso dalla conversazione online, gli si rivolge, dicendo: “Scusi, ma mi sa che mi sono perso ciò che ha detto finora: potrebbe ripetere tutto, per favore?…Le chiedo scusa per la distrazione…purtroppo io e la mia fidanzata abbiamo solo mezz’ora al giorno per sentirci…e non potevo non chattare con lei!…La nostra è una storia a distanza, lei vive e studia in Germania, ci siamo conosciuti tre anni fa in Rete , chattando,  e possiamo incontrarci solo una o due volte all’anno… ”.

“Com’è che hai detto: “chattare”?…e che cosa significa?…Nel 2003, l’anno in cui me ne sono andato, esistevano, sì, già i cellulari e anche i  messaggi da inviare , ma questo termine mi suona nuovo, mi è del tutto sconosciuto…che cosa intendi?…”…, chiede incuriosita la voce di Gaber.

“Ah , quindi , voi anime, lassù, non sapete proprio niente di ciò che accade qui sulla Terra!…Allora, le spiego, Signor Gaber, “chattare”, vuol dire scambiare dei messaggi con una o più  persone su piattaforme apposite, in maniera istantanea…”, spiega il ragazzo, interrotto dal cantattore.

“Vuoi dirmi che voi giovani , oggi,  fate amicizia e vi fidanzate a distanza, senza guardarvi negli occhi, senza parlarvi  faccia a faccia?…E dire, che in un mio spettacolo lo avevo predetto, quando dicevo: “Mi fanno male i fax, i telefonini, i computers, e la realtà virtuale… anche se non so cos’è!…”. Scusami, Giovanni, se sono indiscreto, ma come fate tu e la tua fidanzata a non vedervi, a non incontrarvi di persona?…Io ricordo che da giovane, negli anni Cinquanta, con la mia prima fidanzata, ci inventavamo mille scuse e mille feste a casa di amici , pur di incontraci!…”.

“Oh, ma anche noi ci incontriamo…o meglio : ci “video-incontriamo”, con le video-chiamate!…”, replica Giovanni, argomentando, “In fondo, se ci pensa, con lo smartphone o con il Pc si è lontani, ma , al tempo stesso, si è anche vicini!…”, constata il ragazzo.

“Si, è vero…ma guardarsi negli occhi, abbracciarsi è tutta un’altra cosa!…Sai cosa penso, Giovanni, che, Tecnologia o no, questo mondo è cambiato , perché si è passati dalla generazione del “Noi”, la mia, che moltiplicava, a quella dell’”Io”, la tua,  che, invece, sottrae!…Incontrarsi, intendo di persona, non è e non può essere la stessa cosa che farlo per  il tramite di uno schermo…Quando si è vicini, si percepisce se l’altro è davvero felice ,come sostiene, o se, invece, è triste…se dice la verità o se mente…insomma, in uno schermo si vede, si guarda l’immagine di una   persona , ma non si sente la sua anima!..Be’, questa cosa che chiamate “Rete” non funziona poi così tanto bene, se vi isola e vi allontana dal mondo, dalla realtà, no?…Bisogna che lo riferisca subito a “Lui”, l’Altissimo…Sono sicuro che non gli piacerà…”Lui”, è per il “Noi”, non per l’”Io””!…”, sottolinea, Gaber,prima di sparire nella notte, lasciando Giovanni di nuovo da solo, a riflettere tra sé e sé: “Adesso, per capire se piove, guardo il cielo, piuttosto che lo smartphone…Vuoi vedere che , alla fine, ha ragione Gaber?…”.

L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme , non è il conforto di un normale voler bene, l’appartenenza , è avere gli altri dentro di sé[…]. La mia generazione ha visto le strade, le piazze gremite di gente appassionata , sicura di ridare un senso alla propria vita. Ma ormai son tutte cose del secolo scorso: la mia generazione ha perso”. Così, il cantautore, attore e regista teatrale Giorgio Gaberščik, meglio noto come Giorgio Gaber.

Nato a Milano,  il 25 gennaio del 1939 , nel quartiere Sempione, da Carla  Mazzoran , casalinga  di origini veneziane e da Guido, impiegato trasferitosi dall’Istria, cresce con il fratello maggiore Marcello,  in un quartiere piccolo-borghese . A otto anni ,  per via di una malattia, sviluppa una lieve paralisi alla mano. Il medico gli prescrive, quindi,  una faticosa rieducazione motoria, che lui pratica suonando  la chitarra, strumento regalatogli dal padre, cui si appassiona sia grazie al fratello chitarrista che grazie al modello di chitarristi  virtuosi del Jazz, come: Barney Kessel , Tal Farlow , Billy  Bauer e Franco Cerri.

Nel 1954 , entrato come chitarrista nel gruppo di Ghigo Agosti  , “Ghigo e gli arrabbiati” , si esibisce con questa formazione in  festival Jazz e in diversi locali. Poi, passato nel complesso di Adriano Celentano , i “Rock Boys”, stringe amicizia con Enzo Jannacci , che di quel complesso  è il pianista.

Nel 1957 ,  diplomatosi ragioniere e , diventato  chitarrista dei “Rocky Mountains Old Stompers”, gruppo di cui fa parte un giovane cantautore genovese, Luigi Tenco, suona  per mesi in un celebre club di Milano , il  “Santa Tecla”, per mantenersi agli studi universitari.

Nel 1959 , Nanni Ricordi , direttore artistico della omonima  casa editrice musicale , notatolo,  lo  convoca per  un provino e da allora ha inizio la sua esperienza di solista e interprete della musica leggera , sigillata dalla partecipazione a una serata rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano, in seguito alla quale pubblica un 45 giri di quattro canzoni , fra cui “Ciao ti dirò”  , uno dei primi brani del rock all’italiana .

Nonostante tutto , l’aspirante cantante e musicista non dimentica  i suoi compagni di gavetta e , nel 1960 , forma  con  Enzo Jannacci  il  duo ,  “I Due Corsari”  , incidendo insieme  con  lui canzoni di successo quali : “Una fetta di limone”.

Proprio nel 1960 , raggiunta la popolarità con il lento  “Non arrossire”  , collabora  con lo scrittore Umberto Simonetta e con il pittore Sandro Luporini con i  quali fra il 1962 e il 1970 compone brani come : “La ballata del Cerutti” ,  “Trani a gogò”, “Goganga” , “Porta Romana” e “Barbera e champagne”.

Nello stesso periodo, poi, è attratto dalla canzone francese di impegno culturale  e dal suo rappresentante di punta  , lo  chansonnier  Jacques Brel.  Intanto, il 12 aprile del 1965 sposa la studentessa universitaria  milanese, con la passione per la musica e la recitazione,  Ombretta Colli e, il  2 gennaio del 1966,  diventa padre di Dahlia Deborah.

Verso la fine degli anni Settanta, partecipato  a diverse edizioni del Festival di Sanremo e a numerose  manifestazioni canore e a trasmissioni  televisive nella doppia veste  di conduttore e cantante , nelle quali lancia  i tormentoni  “Come è  bella la città” , “Il  Riccardo”  e “Torpedo blu”, raggiunge  l’apice della celebrità ,per poi decidere di abbandonare il piccolo schermo per salire sul palcoscenico, dove, in realtà, aveva già debuttato nel 1959, portando in scena, con la collega ,Maria Monti, il recital “Il Giorgio e la Maria”.

Quindi, con Sandro Luporini , porta in scena il nuovo genere del “Teatro-canzone” , lavorando con una nuova modalità : i due, infatti, si incontrano  d’estate a Viareggio , dove quest’ultimo ha il suo studio da pittore, per parlare di tutto  quello che li incuriosisce  e di ciò che accade intorno a loro, toccando gli argomenti più svariati: dalla paura della guerra al bisogno di divertirsi o  al  problema dell’ inquinamento, conversazioni da cui ,poi, nascono testi e musiche.

Così ,  dopo un’anteprima  milanese, il 21 ottobre del 1970 , al Teatro San Rocco di Seregno , presentano  “ Il Signor G”  , l’italiano medio in cui possono identificarsi la gran parte delle persone.  La formula dello spettacolo, in un primo momento , comprende solo canzoni e piccoli interventi parlati , dove si affronta e si sviluppa un tema.

Nella stagione teatrale 1971-1972,  Gaber e Luporini portano in giro per i teatri d’Italia  “Storie vecchie e nuove del Signor G” , pièce ampliata rispetto al precedente spettacolo, in cui il tema dominante è il dialogo tra G , un uomo adulto, e i giovani .

Nel 1972- 1973 ,invece, è  la volta di “Dialogo tra un impegnato e un non so”,  in cui si affronta in modo originale argomenti quali: la disumanizzazione dell’ individuo nella società capitalistica e la presa di distanza da moralisti e   intellettuali, in cui diviene celebre il brano “Lo shampoo”, ironica analogia simbolica tra la schiuma e la rinuncia a pensare.

Nel 1973-1974  , la coppia artistica Gaber-Luporini elabora  il testo  “Far finta di essere sani”,  in cui si mette in evidenza  l’incapacità di far convergere gli ideali con la realtà quotidiana.

Questo spettacolo, in cui il Signor G vive il conflitto tra lo slancio utopistico e   l’impossibilità di realizzarlo, segna la rottura tra Gaber e il pubblico impegnato di sinistra , così , nel  1974-1975, sempre con Luporini, dà vita a uno spettacolo sui reduci del ’68 e sulla crisi dell’individuo con la sua perdita di identità , il suo non sapere chi è ,il suo non riconoscersi.

Frutto di questa riflessione,  è  la pièce :“Anche per oggi non si vola”, in cui  si insinua nello spettatore il dubbio che il bisogno di cambiamento di quegli anni si stesse dissolvendo in una sorta di moda.

Nel 1976-1977  , il duo artistico propone  alle platee lo spettacolo:  “Libertà obbligatoria”, che risponde all’interrogativo di fondo: “Siamo liberi o siamo obbligati ad esserlo? e,  in cui si analizza il rapporto tra individuo e Sistema , tra coloro che l’accettano passivamente e coloro che si pongono, rispetto ad esso  in modo  antagonistico , mentre  fra il  1978-1979 i due   portano in scena “Polli di allevamento”, pièce che segna una svolta , nella quale è espressa tutta la delusione nei confronti della propria generazione che  ha affermato di lottare contro il Sistema e l’omologazione  , quando in realtà il suo era un mero atteggiamento .

L’accoglienza dello spettacolo da parte del pubblico è  fredda  e Gaber viene contestato dagli spettatori appartenenti a  quelle aree politiche che guardano  con diffidenza alla forma del Teatro-canzone , perciò presosi una pausa dalle scene di due anni, nel 1980 , pubblica  l’album  “Pressione bassa” e il brano  “Io se fossi Dio”, concepito nel 1978 dopo l’assassinio dell’ Onorevole della DC, Aldo Moro ad opera dei  terroristi delle  Brigate rosse .

Scelto di essere un libero pensatore, al di fuori di ogni parte politica e , in quanto tale,  di dar voce, come Céline Giacomo Leopardi,  alla sfiducia nei confronti dell’uomo, Gaber torna in teatro solo nel 1981-1982 , con la pièce “Anni affollati”, meno caustico, ma ugualmente tagliente nel rappresentare il distacco tra il fervore degli anni Settanta , la condizione sociale degli anni Ottanta e  l’amarezza e il disincanto verso le storture del mondo.

Dal 1982 al 1985 , si allontana momentaneamente  dal “Teatro-canzone” per  interpretare ,al fianco dell’attrice Mariangela Melato, una commedia in due atti, scritta sempre  con Luporini : “Il caso di Alessandro e Maria” e per rileggere,  con l’amico Enzo Jannacci, in chiave Blues Brothers , le  canzoni  de “I  Due Corsari”.

Fra il 1984 e il 1989 , tornato   a teatro  con gli spettacoli “Io se fossi Gaber”, pièce  nata dalla riflessione sulla società di massa e sulla logica di mercato e “Parlami d’amore Mariù”, in cui affronta nuovamente il tema del rapporto di coppia, lavora al recital in prosa  “Il Grigio” , le confessioni di un uomo , il cui antagonista è un topo, che si ritira da un mondo che non gli piace e va a vivere in una casa isolata , dove è assalito dalle ansie sulla sua vita , sprofondando nell’ analisi e nell’osservazione  di sé stesso , dalla quale riemerge , accettandosi.

Vincitore di diversi premi Tenco e di riconoscimenti  per la Drammaturgia, realizzati lo spettacolo antologico “ll Teatro canzone”, contenente il monologo inedito  “Qualcuno era comunista” , lucida riflessione sul comunismo e su ciò che  ha rappresentato per la società italiana e la pièce “Un’idiozia conquistata a fatica”, critica alla società degli anni Novanta, in cui spicca il brano “Il conformista”, nel  2001  pubblica l’album  “La mia generazione ha perso” e   lavora  ad un disco  inedito dal titolo  : “Io non mi sento italiano”, uscito  ,però,  postumo, dopo la sua scomparsa, avvenuta a causa di una grave malattia, nella sua casa di campagna di Montemagno di Camaiore (Lucca),  il 1°gennaio del 2003, alla vigilia del suo sessantaquattresimo compleanno.

Salutato da familiari e amici presso l’abbazia di Chiaravalle, di sé aveva detto: Mi piace giocare seriamente, e fare cose serie ,giocando. Spesso, la gente ti vuol bene perché si ritrova in te, nelle tue debolezze, nelle cose che dici, e io sono sicuro che il pubblico si è ritrovato nella mia Milano e nella mia timidezza. Timido, comunque, lo sono rimasto: lo sono talmente che mi secca perfino fare questa dichiarazione”.

N.B. Si precisa che i fatti raccontati sono frutto di una ricostruzione fantasiosa della giornalista , pur traendo spunto da dati biografici reali.

Per la biografia e le citazioni, fonti: sito ufficiale dell’artista: www.giorgiogaber.it (Fondazione Giorgio Gaber)  e Wikipedia.