Lun. Ott 3rd, 2022

Primavera 2016. Roma, via Merulana, rione Esquilino. All’interno del Teatro Brancaccio sono in corso le prove dello spettacolo “Coatto unico”, serie di monologhi dedicati alla  periferia capitolina e ai suoi abitanti, inframmezzati dalle atmosfere musicali del contrabbasso e delle percussioni,  scritti, diretti e interpretati, da Giorgio Tirabassi , in occasione del ventennale della prima messa in scena. Sul palcoscenico, l’attore, impegnato a recitare il personaggio,di “Arcangelo”, arrogante truffatore di quartiere, gesticola in  modo frenetico e concitato sotto gli occhi attenti del percussionista,  Giovanni, che lo accompagna, scandendo alcune battute con la batteria, quando i due vengono interrotti dall’arrivo in sala del cameriere del bar vicino, cui l’artista aveva ordinato, qualche minuto prima, dei caffè. “Bongiorno!, so’ er ragazzo der barre!, all’ingresso m’hanno detto che ‘sti caffè so’ vostri!…’n’dove li metto?…”, chiede l’allampanato garzone sulla trentina. “Bongiorno a te!, appoggiali là, sopra quel tavolo, per favore!…”, risponde Tirabassi, indicando un tavolino posto ai bordi del palcoscenico. “Che, stavate a recita’?…me dispiace, si v’ho interrotti…ma, del resto, me c’avete chiamato voi!…Comunque, certo che voi attori fate proprio ‘na bella vita!…Io c’ho provato, qualche anno fa, a fa’ l’attore…feci ‘n’provino a Cinecittà per un reality…ma non m’hanno mica preso!…d’altronde, se sa come vanno ‘ste cose ,no?!…Oh, però, complimenti, eh!…Io t’ho riconosciuto, te sei Tirabassi…Io c’avevo quindici anni quando te guardavo ogni settimana in quella fiction… aspe’, com’è che se chiamava?…ah, sì, “Distretto di polizia”!…’M’azza quanto eri bravo!…e io, perciò , volevo fa’ l’attore!…volevo diventa’ ‘n’po’ come te!… Ma se vivi a Tor Bella Monaca, non c’hai tempo pe’ sogna’!…Va be’…’n’fa’ niente!…sarà pe’ ‘n’altra vita!…Mò, me ne devo anna’, se no, er principale mio, er sor Pietro, chi lo sente!…Capirai, quello già dice che non c’ho voglia de lavora’!…se poi rallento pure le consegne a domicilio, è la volta buona che me licenzia proprio!…Ok!, allora, bona giornata!…arrivederci e ancora tanti complimenti!…”, si dielegua il giovane cameriere, senza neppure aver dato il tempo a Tirabassi di dire una parola. “Anvedi, questo!…Ma hai capito, Giova’, a che punto siamo arrivati?…cioè, quel ragazzetto non m’ha fatto di’ ‘na parola!… er monologo l’ha fatto lui ar posto mio e se ne è andato!…Tutti attori so’ diventati!…”, constata l’attore, attonito, rivolgendosi al percussionista, giusto qualche attimo prima di sentire  il cameriere, uscito fuori dalla sala, ma non ancora allontanatosi, parlare al cellulare con un amico. “Oh, te non poi capi’ stamnatina che m’è successo?…che, non me so’ trovato a fa’ ‘na consegna ar Teatro Brancaccio?…sì, quello a Merulana…E chi te trovo?…Tirabassi, quello de’ “Distretto de polizia”!…’n’poi capi’!…te, ‘n’poi proprio capi’!…cioè, er sogno mio!…Comeee?…ma che stai a di’?…ripeti che non ho capito!…qua er cellulare non prende…non c’è sta  campo!…Sabato?…A Sabaudia?…E certo che me va de veni’!…Ce lo sai, sì, chi è che va ar mare a Sabaudia?…er capitano, er mitico Totti!…Anche se a me interessa pure Ilary, la mogje!…Anzi, c’ho un idea!…sabato, invece, de anna’ in spiaggia, s’appostamo sotto la villa der Capitano…così, se viene, lo fotografiamo e pubblichiamo tutto sui Social!…E se non vie’, va bene lo stesso!…Fotografiamo la villa sua!…Oh, sai come rosicano gli altri della compagnia, quando vedono le foto?…Mò, però , te devo proprio lascia’, che me tocca de lavora’!…”, conclude la telefonata il giovane garzone. “Hai sentito, Giova’? …”mò, me  de lavora'”, ha detto!…Lo vedi com’è cambiata la società?…Mo’ , pure i coatti, quelli che vivono in periferia, nun so’ più persone autentiche!…Non sono più i caratteri spontanei de ‘na volta, quelli che portavo in scena venta’nni fa!…Mo’, so’ tutti Vip, so’ tutti Social!…”, sentenzia Tirabassi, chiosando: “c’aveva ragione Pasolini!…lui, sì, che  l’aveva predetto : il consumismo e il quarto d’ora di celebrità  snatureranno  e renderanno artificiali pure loro, pure i  coatti, i miei “Coatti unici”!…”.

“Non ho mai smesso di essere dentro la mia città, scattando istantanee ironiche e spietate di alcuni esempi di varia umanità per trasporle, poi, sul palcoscenico”. Così, l’attore, sceneggiatore, regista e musicista Giorgio Tirabassi, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a un quotidiano, a proposito della sua carriera. Nato a Roma, il 1° febbraio del 1960, scopre, ancora adolescente, la sua attitudine per la recitazione, esibendosi nelle cantine-teatro dell’avanguardia romana. Ed è lì che, verso la prima metà degli anni Ottanta, viene notato dall’attore Gigi Proietti, da poco alla guida di un laboratorio teatrale. Scritturato per entrare a far parte della sua scuola, attraverso lo studio e gli insegnamenti del “maestro”, Tirabassi, affina il suo talento già versatile, prendendo parte a rassegne come “Attori in cerca di autori” di Ennio Coltorti ,  nell’ambito della quale interpreta la commedia di Stefano Reali “Operazione”, replicata per quattro stagioni al fianco  di Maurizio Mattioli . Poi, terminata l’esperienza accademica, entra a far parte della compagnia di Proietti, sotto la cui direzione recita nelle commedie: “Come mi piace”, “Caro petrolini”, “Per amore e per diletto” e “Sconcerto”, esordendo conteporaneamente sul piccolo schermo, con piccole partecipazioni a varietà della Rai ( “Fantastico 3”, “Io a modo mio”, “Sogni e bisogni”, “Ieri, Goggi e Domani”, “La Tv delle ragazze”, “Villa Arzilla”e “Club92”). In seguito, avvicinatosi all’ambiente del Cinema, debutta, appena ventiquattrenne, nella pellicola di Luciano Odirisio, “Magic Moments”, alternando, quindi, fra la metà degli anni Ottanta e i Novanta, il set cinematografico (“Snack bar Budapest” di Tinto Brass, film tratto dal romazo di Marco Lodoli e Silvia Bre, “Verso sera” di Francesca Archibugi, “Un’altra vita” di Carlo Mazzacurati, “Il branco” e “L’ultimo Capodanno” di Marco Risi, “Il carniere” di Maurizio Zaccaro, “L’odore della notte”  di Claudio Caligari e “La cena” di Ettore Scola) al palcoscenico (scrive e interpreta il monologo “Coatto unico”, portato in scena nei teatri di periferia e nel carcere di Rebibbia). Volto delle serie televisive, dal 1998 al 2004 è il “Maresciallo Sarubbi” detto “Ombra” nella tre edizioni della fiction Mediaset “Ultimo” (“Ultimo-La sfida”, “Ultimo-L’infiltrato), dirette da Stefano Reali e Michele Soavi, tuttavia, raggiunge larga popolarità soltanto con  la serie “Distretto di Polizia” , nella quale, per sette stagioni (2000-2007), interpreta l’Ispettore Roberto Ardenzi. Cimentatosi  nella regia con il  cortometraggio  “Non dire gatto”,  vincitore del  premio “David di Donatello”, nel 2004 recita uno dei ruoli più difficili e intensi della sua carriera: è infatti il giudice Paolo Borsellino, nel film per la Tv di Canale5, diretto da Gianluca Maria Tavarelli, “Paolo Borsellino”.  Tornato successivamente in Teatro con le sue maschere di periferia (“Infernetto”, “Coatto unico…senza intervallo”) e con i tre atti “Salvatore e Nicola”, trasposizione del libro di Ascanio Celestini,“Lotta di classe” , dal 2006 a tutt’oggi si divide tra miniserie Tv Rai e Mediaset ( “Boris 1,2,3”, “I liceali”  e “Benvenuti a tavola-Nord vs Sud” di Lucio Pellegrini, “Squadra mobile”, seguito di “Distretto di Polizia”, “In arte Nino”, biografia dell’attore Nino Manfredi, diretta dal figlio Luca Manfredi, “La linea verticale” di Mattia Torre e “Liberisognatori-A testa alta Libero Grassi” di Graziano Diana) e il Cinema (“Non prendere impegni stasera” di Gianluca Maria Tavarelli, “La pecora nera”, opera prima dell’attore Ascanio Celestini, dedicata al tema della malattia mentale, “Figli delle stelle” di Lucio Pellegrini, “Boris-Il film” di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, “Arance e martello” di Diego Bianchi e “Il camionista” di Luciano Guadino). Sposato con la ballerina- gallerista Maria Francesca Antonini e padre di Nina e Filippo, è un appassionato della canzone romana tradizionale, degli stornelli, del jazz, dello swing e della chitarra,  al punto da ideare e interpretare  gli spettacoli musicali : “Come te posso amà” e “Il fulmine a tre dita”. Di recente sul piccolo schermo con la serie Tv di Rai Uno, “L’Aquila-Grandi speranze”, diretta da Marco Risi, ha detto di sé : “Ho scelto di fare l’attore soprattutto per uscire dalla mia timidezza: da ragazzo ero talmente timido che balbettavo!. La mia prima esibizione in pubblico, il mio primo trionfo è stato l’esame di maturità, quando finalmente, dopo anni di carriera scolastica in cui avevo difficoltà ad esprimermi, sono riuscito a dimostrare a tutti quello che valevo…Dopo essere uscito dalla scuola superiore ho fatto un provino per entrare alla scuola di Gigi Proietti e anche lì, m’è andata bene…Poi, pian piano, ho superato le mie insicurezze: il teatro aiuta molto in questo senso…” .