Mar. Ago 9th, 2022

ROMA- Un tetto sicuro, chi lava gli abiti, chi lì da mangiare, insomma, i giovani italiani ci pensano su due volte prima di abbandonare casa e mettersi in proprio.  Il Rapporto 2016 dell’Istat fa notare come sei giovani su dieci, tra un’età compresa fra i 18 e 35 anni, sono ancora ancorati nella vita di famiglia. il dato ha riguardato nel 68% dei casi i ragazzi e nel 57% le ragazze. Nel contesto europeo l’Italia si schiera quindi in pieno con le medie dei paesi mediterranei, a fronte di una media Ue del 48,1%. Aumenta poi l’età di chi decide per la prima volta di convolare a nozze, con una media per le donne pari a 30 anni e 7 mesi. Inoltre, la famiglia tradizionale – composta cioè dalla coppia coniugata con due figli – non è più il modello dominante, visto che ormai rappresenta meno di un terzo dei nuclei familiari (33%).

I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, scontando un peggioramento della loro condizione relativa anche rispetto alle generazioni più anziane. Forte al sud il disagio per i minori. Per i minori il rischio di essere poveri è associato, in primo luogo, alla ripartizione geografica di residenza e al titolo di studio della persona di riferimento in famiglia. I minori del Mezzogiorno e quelli che vivono in famiglie con a capo una persona che ha al massimo la licenza elementare presentano, infatti – rileva l’Istat – un rischio di povertà relativa circa quattro volte superiore, rispettivamente, a quello dei residenti nel Nord e a coloro che vivono con una persona di riferimento almeno diplomata. Ne deriva un aumento dell’associazione tra povertà e numero di disoccupati, soprattutto se il minore vive con almeno due persone in cerca di occupazione.

Inoltre in Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. E’ il dato relativo al 2015 che emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat. Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. L’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%. Le persone che vorrebbero lavorare ma che non hanno un impiego sono in Italia 6,5 milioni. E per il 2016 l’Istat evidenzia che l’andamento del mercato del lavoro “è incerto” e quello dei prezzi “appare ancora molto debole”.