Ven. Ago 12th, 2022

GIUGLIANO- Oltre 250mila tonnellate di rifiuti sversati illegalmente, 14 arresti, 39 indagati, circa 50 mila euro sequestrati, decine di perquisizioni. E’ questo il primo provvisorio bilancio della vasta operazione “Gatto silvestro” eseguita  questa notte dagli agenti della Polizia metropolitana di Napoli e dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta, sotto l’egida della Direzione Distrettuale Antimafia. L’inchiesta è nata in seguito ad un esposto anonimo su una illecita attività di raccolta, stoccaggio e commercio di inerti da demolizione conferiti presso la società «San Severino Ricomposizioni ambientali srl» sita nel Comune di Giugliano in Campania. Successivamente le verifiche – svolte insieme ai militari del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e dal personale della Polizia Metropolitana di Napoli – hanno permesso di stabilire come presso la cava, venissero smaltiti i rifiuti provenienti da demolizioni di edifici del territorio metropolitano di Napoli senza essere sottoposti ai previsti processi di «separazione, vagliatura e macinazione mediante specifico impianto». Il tutto, peraltro, in una zona a rischio idraulico.  Tutta le illecite attività era finalizzate ad agevolare le associazioni camorristiche della zona, con particolare riguardo per il clan Polverino.

Analogo traffico di rifiuti avveniva presso una seconda cava, sempre nel comune di Giugliano in Campania. In questo caso, le indagini avrebbero accertato come gli indagati miscelassero i rifiuti provenienti dalle demolizioni con la pozzolana prodotta nella cava, rivendendone il miscuglio ad una nota industria casertana, produttrice di laterizi e cemento.

I traffici illeciti avrebbero riguardato anche i lavori di ripulitura dell’alveo del canale di via Cirillo, nel Comune di Quarto, in cui gli indagati sono accusati di aver smaltito illecitamente i rifiuti speciali non pericolosi. Secondo le indagini del Corpo di Polizia della Città metropolitana di Napoli, coordinate dal Comandante Lucia Rea, e dagli uomini del Maggiore del NOE, Marco Ciervo, la gestione illegale dei rifiuti avveniva attraverso diverse condotte: dalla ricezione e miscelazione illecita dei materiali alla mancanza di macchinari idonei, dalle irregolarità sistematiche nella tenuta dei registri di carico e scarico alla mancanza di valide analisi e accertamenti chimici sui rifiuti. Condotte «gravi», sempre secondo gli investigatori, che avrebbero «evidenziato un concreto danno per l’ambiente».

Attualmente sono ancora in corso numerose perquisizioni presso società ed impianti in altre zone del territorio nazionale ed in particolare a Isola delle Femmine, Catania, San Severo, Grosseto, Matera e Bergamo.