Mar. Ott 4th, 2022

Quante ne hanno dovute subire i giovani italiani? Tante. Chi li ha chiamati bamboccioni, chi li ha additati come scansafatiche, chi li ha colpevolizzati sul reddito di cittadinanza. Nessuno che ha colpevolizzato i giovani li ha difesi e aiutati ad uscire da una situazione di stallo provocata proprio da chi li accusa. Hanno ricevuto ripetuti attacchi ingiustamente, mentre avevano bisogno di uscire da una situazione che li penalizza in tutto. Un lavoro sicuro, per costruirsi il futuro, loro non lo trovano. Non riescono a trovare un giusto equilibrio che li metta a riparo da squilibri esistenti oggi nella società italiana.

Una situazione paradossale che parte già dall’abbandono scolastico, che ogni anno cresce sempre di più. Non solo, i giovani sono sfiduciati e contro un sistema che li penalizza in maniera preoccupante. Molti dicono che i giovani non hanno voglia di lavorare. No, forse i giovani non hanno voglia di essere sfruttati, che è ben diverso dal non voler lavorare. Ci sono milioni di giovani in questo paese che fanno qualsiasi cosa pur di non gravare sulle spalle delle famiglie. Ma questo fare non gli permette di costruirsi un futuro, poter mettere su una famiglia. Per i giovani lavorare significa rimanere ugualmente poveri. Quello che guadagnano non soddisfa le esigenze che devono affrontare. Gli manca la prospettiva per il futuro.

Prima di accusare bisogna interrogarsi su ciò che siamo riusciti a creare per i giovani italiani. O forse è meglio recitare un mea culpa e ammettere che essi sono stati abbandonati al loro destino. Le politiche giovanili sono venute meno in tutto. Come sono venute meno le politiche sul lavoro, che hanno marcato a uomo i giovani italiani impedendogli di guardare oltre lo steccato in cui sono stati chiusi.