Lun. Ago 15th, 2022

Lo scenario che si prefigura per il paese Italia è una costante chiusura di attività lavorative, dal piccolo artigiano per finire alle medie imprese. La crisi ha dato un taglio netto alla capacità produttiva delle imprese italiane. Gli artigiani sono con l’acqua alla gola, il commercio arranca e non riesce a contrastare l’egemonia delle grandi distribuzioni, le piccole e medie imprese fanno i conti con commesse ridimensionate negli ultimi quindici anni. Insomma, il quadro è desolante. Oltre alla crisi tutti questi soggetti devono combattere contro uno stato, che con i vari governi, lavora per distruggere chi fa impresa.

Negli ultimi anni si sono fatte innumerevoli leggi che hanno indebolito il settore delle Partite iva. La burocrazia ignorante che ruota intorno ad una partita iva è sfiancante. C’è un altro nodo da sciogliere, e sono le leggi che terrorizzano chi vuole aprirsi un’attività.

Facciamo un esempio: se un soggetto vuole aprire una attività si ritrova ad affrontare, molto prima che sia operativa, una serie di difficoltà che lo uccidono molto prima di iniziare. Il giorno in cui si apre la partita iva, il passaggio successivo è l’iscrizione alla camera di commercio, un altro ente super inutile. L’iscrizione alla Camera di Commercio è un obbligo legale annesso al requisito di iscrizione al Registro delle Imprese che ricade su ogni azienda. La procedura di iscrizione è unica e ha un costo complessivo tra i 250 e i 300 euro. una volta iscritti alla camera di commercio, di fatto si diventa impresa, quindi tutto quello che concorre per tenere una partita iva inizia a camminare. Ed ecco che se si fa l’iscrizione il sette gennaio, nei primi di marzo arriva già la prima batosta dell’inps che chiede i contributi previdenziali che superano i 4000 mila euro l’anno. Significa che prima di iniziare, poiché per creare una nuova impresa si impiega quasi un anno, la partita iva ha già un debito di quattromila euro. Cosa più grave, che se malauguratamente, visto che ancora non ha iniziato a lavorare non paga, a metà anno, fra giugno o luglio gli arriva la prima cartella di riscossione delle agenzia delle entrate con more e annessi e connessi. Insomma, la partita iva per lo stato italiano è già un evasore. Peccato, però, ancora non ha iniziato a lavorare. Come detto, per iniziare a lavorare ci vogliono dai sette-dodici mesi. Ed è presto spiegato: un negozio, una falegnameria, un qualsiasi esercizio commerciale, oppure elettricisti, idraulici ecc…puoi iniziare a fare il negozio o trovare clienti, solo se hai la partita iva e l’iscrizione all’ente inutile camera di commercio. Per farlo, occorre il tempo necessario, come ad esempio ristrutturare un locale e metterlo a norma combattendo contro la montagna di cavilli burocratici che non fanno dormire la notte. Non è finita, perché adesso inizia anche il calvario con i comuni e regioni per ottenere tutte le licenze necessarie per iniziare. Altri soldi da sborsare. Ma non è finita, perché un anno è già andato via, e a marzo dell’anno successivo, quando ormai hai iniziato a lavorare con il contagocce, arriva una nuova richiesta da parte dell’inps di altri contributi previdenziali che si sommano a quelli dell’apertura di attività. In parole povere il soggetto in questioni deve già allo stato qualcosa come novemila euro senza aver ancora iniziato a lavorare. Non illudetevi, non è finita, perché poi si deve pagare il commercialista e le tasse sottoforma di acconti, che lo stato pretende senza che nemmeno che tu hai iniziato a lavorare. Questa è la morale della disastrosa favola italiana di chi vuole fare impresa. I politici fanno solo leggi a capocchia e non fanno leggi capaci di mettere in condizioni le persone di mettersi in gioco lavorando serenamente. Cavilli su cavilli distruggono tutto prima di iniziare, e così in meno di tre anni la nuova partita iva viene consegnata. Mentre quelle aperte non dormono la notte per capire come fare per chiudere. Andando avanti così fra qualche anno in Italia non ci saranno più le piccole imprese, e questo paese sarà destinato a fallire. La colpa? È inutile prenderci in giro: dei politici tutti, nessuno escluso.