Lun. Mag 29th, 2023

Solo il fatto che un lavoratore sia classificato povero è un’offesa nei confronti di chi lavora. Purtroppo in Italia questo denominazione fa eco spesso nella nostra società. L’Italia l’unico Paese dell’area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale è diminuito (-2,9%), mentre in Germania è cresciuto del 33,7% e in Francia del 31,1%.  È quanto emerge dal “Rapporto Inapp 2022 – Lavoro e formazione, l’Italia di fronte alle sfide del futuro” presentato alla Camera da Sebastiano Fadda, presidente dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp), con la partecipazione del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone. Nel 2021 il part time involontario (la quota di lavoratori che svolgono un lavoro a tempo parziale non per scelta) rappresenta l’11,3% del totale dei lavoratori, contro il solo 3,2% nell’area Ocse.

Tutto questo nasce da quando sono state fatte riforme nel mondo del lavoro, che hanno portato alla morte vera del lavoro, impedendo alle persone di poter programmare il futuro. Oggi il precariato sembra l’unico lavoro certo. Tutti i governi, da sinistra a destra, hanno adottato politiche che hanno ammazzato il lavoro. Oggi il costo del lavoro è altissimo. C’è anche una contraddizione di non poco conto: i lavoratori percepiscono meno di quanto incassa lo stato per ogni singolo lavoratore. Il lavoro potrebbe esserci se lo stato adotta politiche che abbassano il costo del lavoro facendo entrare più risorse nelle tasche dei lavoratori e meno nelle tasche dello stato. Solo così non si parlerebbe più di lavoratori poveri.