Gio. Mag 26th, 2022

È una storia vecchia più di settant’anni, da quando è finita la guerra e il sud si è ritrovato a combattere una tragedia mai finita: Il lavoro. I meridionali, non avendo avuto industrie e altre tipologie di lavoro vero, oltre alla chiusura sistematica delle poche industrie che c’erano, si sono sempre arrangiati a costruirsi un lavoro. L’hanno fatto mettendoci tanta buona volontà e coraggio. Ma non è mai bastato. Si sono ritrovati con le pezze al sedere in breve tempo. Al sud aprire una partita Iva è quasi una necessità per non morire. Sfidare la sorte è sempre stata l’unica alternativa per ovviare alla mancanza di lavoro.

I mestieri poveri e il commercio sono stati i settori dove hanno puntato i meridionali. Aperture e chiusure in meno di due anni sono le più gettonate. Solo poche attività hanno superato il decimo anno di vita, per il resto solo tragedie. Era ed è l’unica soluzione d’affrontare per cercare di dare delle risposte che lo stato e gli enti locali non davano e non danno mai. Così tutti i settori citati in breve tempo diventavano saturi, tanto che in un piccolo paese c’erano venti elettricisti, venti idraulici, dieci falegnami ecc. Stesso discorso anche per il commercio.

I soggetti coraggiosi dovevano essere aiutati e incentivati dallo stato, invece non è mai successo, poiché l’Italia era una e quindi il sud era messo alla stregua del nord in termini di tassazione. Soltanto che al sud, non avendo un tessuto sociale agiato come quello del nord, dove il lavoro c’era e si spendeva, non ha mai retto e le attività hanno chiuso in breve tempo. La disperazione del lavoro ha spinto tantissime persone, giovani e meno giovani, a cercare nella libera attività la soluzione. Soggetti che si sono trovati in breve tempo inghiottiti dal peso del fisco e l’enorme burocrazia, che ha messo a tappeto tutte le piccole attività nate per vivere. In tutto questo, lo stato e le istituzioni locali ci hanno guadagnato molto, poiché chi chiudeva l’attività si ritrovava debitore nei confronti dello stato e le istituzioni locali. Debiti che dovevano essere pagati, impossibilitati a farlo, con le more e super more, diventavano inestinguibili. Tanto che molti di questi soggetti hanno perso la dignità di vivere distrutti dal peso del debito nei confronti delle istituzioni. Lo stato in tutto questo sorrideva chiedendo di pagare. Il dolo, che questi soggetti una volta chiusa l’attività, ritornavano e ritornano ad essere disoccupati non trovavano lavoro. Acqua calda sul bollente, quindi distrutti in toto. In tutto questo casino ci hanno solo guadagnato lo stato italiano e le istituzioni locali, a perdere sono stati padri di famiglia e giovani. La situazione perdura dal 1960 fino ai giorni nostri. Sembra proprio che al sud non si debba lavorare: lo stato non crea lavoro, se te lo crei lo stato ti distrugge, ma come si deve fare?