Ven. Ago 19th, 2022

Inverno 1973. Roma, centro storico. In uno studiolo, attiguo alla sala teatrale del Sistina, la coppia di autori della “commedia musicale italiana”, Garinei e Giovannini, discute con la commediografa, autrice, sceneggiatrice e paroliera, Iaia Fiastri, della setsura e dello sviluppo di un nuovo soggetto. “Io penso che dovremmo scrivere qualcosa di nuovo…qualcosa di insolito…una storia originale, insomma, mai sentita!…”, propone  con veemenza la Fiastri. “Qualcosa di insolito?…una storia originale, dici?…sì, ma, cosa intendi per “originale”?…”, ribatte Garinei, perplesso, scambiandosi uno sguardo complice con Giovannini .“Intendo, una commedia che faccia divertire, ma, al tempo stesso, riflettere…che stimoli il sorriso, ma anche il pensiero…”, chiarisce l’autrice, continuando, “A tal riguardo, cari miei,  io avrei già un’idea…Qualche tempo fa, mi sono imbattuta in un libro…mi trovavo alla stazione e, in attesa di prendere il treno, sono entrata in una libreria…Be’, per farvela breve, mentre passavo in rassegna una pila di libri , nello scaffale della narrativa straniera, sono stata attirata dal titolo di un testo  : “Dopo di me il diluvio”, di un certo David Forrest…lo afferro, inizio a sfogliarne le pagine e a leggerne la trama in quarta di copertina…Un sacerdote riceve una telefonata da parte di Dio, che lon avvisa di essere arrabbiato con l’umanità e di avere in mente di scatenare un secondo diluvio universale…Lo so, detta così, non sembra un canovaccio avvincente, ma se l’arricchissimo con temetiche attuali?…Non so, potremmo affrontare la questione del celibato dei preti, se ne sta discutendo così tanto, ultimamente!…”. “Cosaaaa?…le mie orecchie hanno sentito bene?…Tu vorresti che la nostra prossima commedia parlasse di preti che si sposano?…No, no, non se ne parla proprio!…Se lo facessimo, avremmo un sacco di guai e ci criticherebbero tutti e il risultato sarebbe un autentico fiasco!…No, no, lo escludo categoricamente!…” , esclama perentorio Garinei, dopo aver esposto le sue ragioni. “Suvvia, Pietro, non fare il bigotto!…Ci sono vari modi di affrontare certe questioni…I più scelgono la provocazione, lo scandalo…Noi, in questo caso, prediligeremmo l’umorismo, l’ironia, condite con un pizzico di garbo…sono armi altrettanto efficaci, con il vantaggio di non arrecare ferite o colpi mortali di nessun tipo!…”, replica, perorando la sua causa la Fiastri, prima di concludere, con tono persuasivo : “Dopotutto, la nostra non è una commedia scanzonata, ma seria?…”.

“Noi, per quarant’anni, ci siamo divertiti tantissimo”. Così, qualche tempo fa, la commediografa, autrice, sceneggiatrice e paoliera Iaia Fiastri, a proposito del suo sodalizio artistico con gli ideatori della “commedia musicale all’italiana”, Pietro Garinei e Sandro Giovannini. Nata a Roma il 28 dicembre del 1934, Iaia o Jaja Fistri, pseudonimo di Maria Grazia Pacelli, dopo gli studi universitari in Filosofia, intrapresi nell’Italia della Ricostruzione e del boom economico, decide di dedicarsi al giornalismo, iniziando a scrivere articoli di costume per svariate riviste. Poi, attratta dal nuovo mezzo di comunicazione, importato nel Belpaese dagli Stati Uniti, ovvero : la TV, mette la sua penna brillante e ironica al servizio dei Caroselli pubblicitari Rai, collaborando alla stesura di divertenti soggetti con l’autore Mauro Saraceni. Nel 1964, invece, è la volta del Cinema. Quindi, incontrati fortuitamente i registi  Mino Guerrini e Gianni Puccini, partecipa alla sceneggiatura della loro pellicola “L’idea fissa”, cui seguono, (rispettivamente nel 1968 e nel 1969), i soggetti dei film “Il marito è mio e lo ammazzo quando mi pare” di Pasquale Festa Campanile e “Vedo nudo” di Dino Risi. Tuttavia, è solo nel 1969 che la Fiastri, imprime una svolta alla sua carriera di autrice, stringendo con  gli ideatori della commedia musicale italiana, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, reduci dai successi di “Rinaldo in campo” e “Rugantino”, un sodalizio destinato a durare un quarantennio. Proprio quell’anno, infatti,  viene chiamata dai patron del Sistina a sostituire  Luigi Magni (alle prese con la sua prima regia della pellicola “Faustina”)  nella scrittura dello spettacolo “Angeli in bandiera”. Esordio teatrale felice, che le consente, successivamente, di firmare numerosi testi (“Alleluja brava gente”, “Aggiungi un posto a tavola, quest’ultimo desunto dal romanzo “After me the deluge” di David Forrest, “Accendiamo la lampada”, “Taxi a due piazze”  e “Se il tempo fosse un gambero”), tutti andati in scena fra il 1970 e il 1986. Autrice versatile, capace di passare, con la stessa garbata iroinia, dalla scrittura per il teatro, a quella per il cinema e per la televisione, negli stessi anni continua a dare il suo apporto creativo al grande come al piccolo schermo, ideando le sceneggiature di film d’autore quali : “Dove vai in vacanza?” di Mauro Bolognini, “Pane e cioccolata” e “Dimenticare Venezia”, entrambi di Franco Brusati e, scrivendo testi per canzoni e per  per varietà (“Innamorata  dappertutto”  e “La calzetta”,  condotti dalla cantante del momento, Caterina Caselli ). Ideatrice in solitaria degli spettacoli “Amori miei” e “L’uomo che inventò la televisione”(interpretato ,quest’ultimo, dal presentatore Pippo Baudo, che n’è l’ispiratore) , non interrompe il  legame con  Garinei neppure dopo la morte di Giovannini, avvenuta nel 1986, lavorando al suo fianco, nel decennio successivo e , fino al 2003, per realizzare gli adattamenti di numerose commedie musicali : “A che servono gli uomini?”, “Foto di gruppo con gatto”, “Se un bel giorno all’improvviso”, “Bobbi sa tutto” e “Vacanze romane”(trasposizione della omonima pellicola di William Wyler). Tornata di recente in teatro, dopo un periodo di assenza, con l’adattamento della commedia “Una moglie da rubare”, diretta da Diego Ruiz, si è spenta il 28 dicembre del 2018, all’età di ottantaquattro anni, nella sua casa romana, al termine di una lunga malattia.  Ricordata con un applauso dagli attori della compagnia di “Aggiungi un posto a tavola”,   in scena nel periodo natalizio presso il teatro Brancaccio, è stata omaggiata di una rosa, riposta sul palcoscenco, dall’attore Gianluca Guidi, protagonista nel ruolo di “Don Silvestro, che, per più stagioni dal 1973,  fu del padre Johnny Dorelli, e salutata con queste parole : “Chissà che la voce di “Lassù”, che è sempre di Enzo Garinei (fratello di Pietro), non si unisca al tributo con uno struggente silenzio di dolore e rimpianto”.