Mer. Nov 30th, 2022

 

“Cinema, prigione per gli occhi. Pellicole di celluloide , corde della lira di poeti moderni” . Così , lo scrittore praghese Franz Kafka , definiva la “settima arte” nelle sue : “Conversazioni con Gustav Janouch” . Gli faceva eco il filologo francese Joseph Bèdier : “Il Cinema è un occhio aperto sul mondo” . Insomma : intellettuali e accademici,provenienti da ogni latitudine del globo, a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, ovvero da quando la macchina da presa , facendo la sua comparsa,  è entrata nel novero delle  invenzioni del secolo del “capitalismo industriale”, si sono mostrati concordi nell’attribuire al “grande schermo” il potere di tramutare fantasie , suggestioni e sogni in immagini.

Il Cinema, dunque, divenne un’arte visiva , al pari della pittura e della scultura, conisiderate  dagli uomini di ogni epoca , da quella classica in poi,  abilità manuali  in grado , mediante l’intuizione di un artigiano-artista-genio, di raccontare, dilettare, impressionare, commuovere. Risalendo ancor più indietro nel tempo, all’era preistorica  , graffiti ,incisi con pietre sulle pareti di caverne, narravano delle imprese di caccia di gruppi di primati o descrivevano cerimonie-rituali ossequiose nei confronti di questa o  quella divinità naturale , minacciosa e temibile.

Curiosando tra le rovine greco-romane , capitelli, colonne e timpani di templi illustravano , attraverso bassorilievi, episodi di guerre, scontri , assalti, espugnazioni di città ed ecatombe di popolazioni.

In Oriente, come in Occidente, l’esigenza di insegnare, tramandare , comunicare è stata soddisfatta , ricorrendo ad artifici disparati : mentre in Cina ,un gioco di ombre simulava sulle mura di edifici le imprese del Gran Khan e del suo esercito di guerrieri- samurai , in Italia , a Firenze ,nel 1490,  il pittore, ingegnere, letterato Leonardo da Vinci studiava le proiezioni geometriche, volte a rappresentare su tela lo spazio nelle tre dimensioni, coronando, in tal modo ,le ricerche sulla prospettiva avviate nel Trecento dal pittore Giotto.

D’un tratto , però, agli artisti non sembrò sufficiente la riproduzione verosimile della realtà : ciò che essi dipingevano o scolpivano appariva loro immobile, statico ,  avviluppato nelle maglie della finzione. Per mostrarsi pulsante e vivo , il soggetto ritratto doveva essere rappresentato in movimento. Per ottenere un simile risultato ,  a nulla valsero gli esperimenti seicenteschi e settecenteschi della  “Lanterna magica ” e del “Mondo nuovo” , scatole decorate sui lati da immagini dipinte su vetro, illuminate internamente  da una candela e ,proiettate con un meccanismo in sequenza sulle pareti di una stanza buia o all’aperto .

Quindi, nel 1889, sulla scia  dell’ ottimismo positivista ,  movimento disposto ad affermare il primato della Scienza sulla Metafisica e a difendere le ragioni del “progresso”  e della  selezione darwiniana , la Fotografia , appena inventata dal francese Daguerre, mosso dall’interesse per la pittura impressionista , fu liberata dai vincoli e dai lacci della fissità, grazie a Thomas Edison e al suo “Kinetografo”.

Le immagini , infatti, riportate  non più su lastra , ma su pellicola , brevettata nel frattempo dall’americano George Eastman Kodak , presero ad animarsi ,infondendo nell’osservatore la sensazione della dinamicità.  Malgrado l’enorme distanza , dall’America , la notizia di questa invenzione raggiunse la Francia , dove Louis Aimè Augustin Le Prince , procuratosi una “cinepresa” , girò il cortometraggio di due secondi : “Roundhay Garden Scene “ , sottoposto alla visione di pochi spettatori.

Una proiezione destinata a un pubblico più vasto  si sarebbe tenuta , presso il “Gran Cafè des Capucines“,  soltanto il 28 dicembre del 1895 , promossa dai fratelli Louis e August Lumière . Destarono meraviglia nei presenti, i dieci filmati di un minuto ciascuno in cui si alternavano primi piani e scene di vita quotidiana della coppia e  suscitò in loro paura la visione del cortometraggio in cui un treno, di ritorno in stazione , avanzando rapidamente, sembrava uscisse dallo schermo per travolgere la platea. Aspra fu la battaglia legale tra Edison e i Lumière per aggiudicarsi la paternità dell’invenzione del “Cinematografo” , conclusasi soltanto nel 1900 con la liberalizzazione del settore e la conseguente diffusione in Europa, grazie a Charles Pathè ,  della “macchina da presa” .

Ebbe così inizio  , la “silent era” o “era del cinema muto”, in cui furono realizzati  documentari , “filmati itineranti” e  cortometraggi a soggetto storico, privi dell’apporto di dialoghi e di suoni . La cinepresa a manovella , solcando i monti e i mari , nel 1896, approdò anche  in Italia e un giovane cartografo fiorentino , Filoteo Alberini , si divertì a riprendere personaggi e accadimenti curiosi avvenuti in vari luoghi della Penisola.

Emulo del pioniere Alberini, fu l’operatore Vittorio Calcina , disposto, si racconta, ad attendere ore fuori dalla residenza reale pur di filmare : “Sua Maestà il re Umberto e sua Maestà la regina Margherita a passeggio per il parco a Monza “ . Il Cinema , a quel tempo considerato  dagli Italiani un “fenomeno da baraccone” e un gioco di prestigio esibito dai circensi per attrarre le masse,  fu trasformato in un’ industria  soltanto fra il 1903 e il 1906. Fiorirono allora, nelle principali città, case di produzione cinematografiche : le torinesi “Itala”, “Aquila “, “Ambrosio film” , la romana “Cines” ,  la partenopea “Dora “ , agguerrite nel produrre pellicole di soggetto storico , come quelle dei registi Mario Caserini ,che girò “Gli ultimi giorni di Pompei”  e  di Giovanni Pastrone , che diresse “La caduta di Troia”, caratterizzate da una durata breve (non più di quindici minuti) e da inquadrature fisse a lungo e a medio campo , proiettate in sale teatrali e caffè e accompagante da didascalie e  da musiche dal vivo , eseguite da pianisti, organisti e ,tavolta , da intere orchestre.

Pastrone ,insoddisfatto della sua opera d’esordio , nel 1914,  ideò ,in collaborazione con i letterati Gabriele D’Annunzio e Ildebrando Pizzetti , la sceneggiatura del lungometraggio : “Cabiria “ , narrazione epicheggiante della contesa tra Romani e Cartaginesi, compiutasi nel III° secolo a.C..  Il film, stupì gli spettatori non solo per la sua lunghezza  , circa due ore di girato, ma anche per le nuove modalità di ripresa : non più inquadrature fisse , ma  stacchi ripetuti.

Per la ” Modernità ,  dinamicità , duttilità ”  , la nuova arte visiva fu elogiata perfino dagli esponenti dell’avanguardia futurista  che, nel manifesto sottoscritto nel 1917 da Filippo Tommaso Marinetti, affermarono : “Il Cinema è l’arte ideale per i nostri meravigliosi capricci” .

Dal 1915 al 1918 , anni segnati dalle “battaglie di posizione e di trincea”  della Grande guerra , a calamitare l’attenzione degli spettatori furono le scenette comiche di “Cretinetti ” , personaggio  burlone di donnaiolo maldestro interpretato dall’attore francese Andrè Deed e i drammi passionali tratti dai romanzi e dalle opere teatrali classiche e contemporanee.

Attrici e attori come Francesca Bertini o Bartolomeo Pagano, calatisi nei ruoli di eroine e di eroi romantici , spesso destinati a una fine tragica , riuscirono , con una recitazione enfatica , esasperata nella mimica facciale , a emozionare il pubblico e a creare intorno alle loro figure un alone di mistero e di enigmaticità tale che  folle di ammiratori adoranti li  innalzarono al rango di  ” dei-divi”.

Il Mezzogiorno d’Italia, intanto, alle prese con miserie quotidiane e con un atavico malcostume , si prese la sua rivincita  consegnando ,per la prima volta  alla fama internazionale,  non malavitosi e dissoluti “mangiaspaghetti” perdigiorno , ma artisti talentuosi.

“Simme ‘e Napule e avimma fa’ ‘o cinema de’napulitane !”  , con questa esternazione  Elvira Notari , prima regista donna della storia del Cinema italiano, nata a Salerno il 10 febbraio del 1875 , da Diego Coda e Agnese Vignes , difendeva la sua filmografia  dai commenti al veleno dei critici, per i quali  l’obiettivo della sua cinepresa: “Indugiava eccessivamente sulle realtà disgraziate di Partenope” .

Diplomatasi come maestra , si trasferì nel 1902 a Napoli , con i genitori. Qui,attratta dal mestiere di “modista” , iniziò a frequentare atelier e sartorie. Confezionando cappelli dalla foggia fantasiosa , conquistò e incuriosì le nobildonne dei salotti napoletani ed entusiasmò l’ ex pittore Nicola Notari , fotografo specializzato nella coloritura delle pellicole con l’anilina. I due, sposatisi dopo qualche tempo, fondarono la casa di produzione cinematografica : “Dora film”, per la quale realizzarono  documentari e cortometraggi. Sceneggiatrice , oltre che regista , la Notari attinse i soggetti  delle sue produzioni dalla cronaca (“Errore giudiziario” , 1913 ,  “Guerra italo-turca tra scugnizzi” , 1912 ), dai testi delle canzoni( “A Marechiaro ‘nce sta ‘na fenesta ” , 1914 , “Mandolinata a mare ” ,  1917  , “Pusilleco addiruso” ,  1918 , Reginella”, 1923 )  , dai romanzi e dai drammi  partenopei (“Il processo Cuocolo” , 1909 ).

Con i successi : ” ‘A legge ” (1921) , tratto dall’omonimo atto unico del poeta, autore di canzoni  Salvatore Di Giacomo  e ” ‘Nfama”(1924) ,  che riempirono la sala “Vittoria” , situata in via Toledo , di oltre seimila persone, la “Dora film” aprì una sede anche a New York ,in Mulberry street e a Manhattan , presieduta da Gennaro Capuano, legale dei coniugi.

Il gradimento dei napoletani e degli immigrati di Little Italy per le pellicole della Notari non venne meno neanche quando il duce  Benito Mussolini , giunto al potere nel 1922, spiccò un provvedimento censorio nei confronti delle sue opere giudicate : “Piene di sentimento anti-nazionalista e contrarie alla morale comune” .

“Carmela la pazza”e “Medea di Porta Nolana”, eroine violente,  protagoniste ribelli , anticonvenzionali e appassionate  di vicende  a tinte  fosche di sangue e tradimento, delineate dalla regista , spaventavano la società maschilista e patriarcale, cossicchè,  gli stessi intellettuali , che di lei avevano detto : “Pratica un linguaggio nuovo, esente da finti moralismi “ , ne sminuirono il talento , riducendolo a “Una manifestazione d’isteria tipica delle mogli annoiate”.

Quindi, fiaccata dai veti  imposti alla sua arte , l’attrice-regista tornò dietro la macchina da presa un’ultima volta nel 1928  per celebrare Napoli con i film : “Napoli terra d’amore “ e ” Napoli sirena della canzone”. Poi, nel 1930 , il crollo della borsa di Wall strett e le ripercussioni della crisi economica americana a livello internazionale , la costrinsero,  per mancanza di fondi , a liquidare la casa di produzione cinematografica  e a ritirarsi con il marito e il figlio Eduardo nell’abitazione di Cava de’ Tirreni , dove morì il 17 dicembre del 1946 .

Nel 1960 , un critico cinematografico , in una recensione  sugli attori e i registi  del Cinema muto italiano, ingiustamente  dimenticato e ignorato , ha scritto : ” La regista Elvira Notari propose all’attenzione del pubblico , tramite le sue pellicole ,personaggi reali : pescatori , “scugnizzi” , “guappi” , sartine , prostitute , interpretate da attrici e da attori dotati di una mimica naturale e capaci di un gesto di indimenticabile impatto emotivo, realizzando così, un modello di Cinema muto alternativo a quello allora in voga , popolato da divi-caricature , fautori di una recitazione grottesca ,poichè esasperata negli aspetti convenzionali e manierati della teatralità . Distintasi per la rara sensibilità e la verità  con cui ha ideato e raccontato storie attinte dalla cronaca campana , intrise di color locale , può essere definita , a tutti gli effetti , un’antesignana del Neorealismo ” .