Mar. Lug 5th, 2022

Il decreto rilancio è stato chiamato così per l’imbarazzo di averlo chiamato prima decreto aprile e poi decreto maggio ma si può arrivare tranquillamente a giugno. Un testo che ancora oggi non ha dato l’ossigeno che si doveva in un momento dove tutto si è fermato. Un testo in ritardo sui suoi obiettivi che erano quelli di creare una rete di protezione per l’economia collassata sotto i colpi del coronavirus. Un decreto di pronto soccorso che elargisce denari per tappare le falle di un sistema economico devastato. Si sta rivelando uno sportello sussidi che sembra più tappa bocca.

Già ad aprile Conti distribuì un sacco di soldi, ma è rimasta una distribuzione fatta con la bocca, poiché la sostanza non è mai arrivata. 55 miliardi erano e tali sono rimasti. 55 miliardi spalmati su due mesi di cui nessuno ha ancora visto un euro partiti dalle tasche del governo. La cassa integrazione in deroga non è arrivata, e le imprese hanno dovuto far fronte alla mancanza dello stato. Chi ha potuto, chi non ha potuto, gli operai sin sono ritrovati senza stipendio e senza sostegno. Il governo ha lavorato scorrettamente dato che ha privilegiato già chi era garantito, mentre dall’altra parte è rimasta scoperta una platea di soggetti con enormi difficoltà già prima dell’epidemia che, dopo, si sono ritrovati totalmente abbandonati. I 600 euro giunti a singhiozzo a chi aveva chiuso l’attività, non sono bastati nemmeno per coprire le spese per riaprire le attività, visto ch il governo ha scaricato tutti gli oneri di riapertura sulle imprese. Ora bisogna capire dove il governo prende i soldi. Questa epidemia è una eredità per le prossime generazioni. Oggi si spendono soldi che le prossime generazioni saranno tenute a pagare il conto. Sono debiti, e l’Italia a fare debiti è la più capace al mondo. Certo, non si può fare diversamente, ma che il presente sia un’esperienza valida a costruire un paese nuovo, fatto di zero spese pazze e sprechi della pubblica amministrazine.