Mar. Lug 5th, 2022

Matteo Renzi è stato bocciato due volte dagli elettori del PD e da tutti gli elettori italiani. La prima volta con il referendum e la seconda dopo la sonora sconfitta del 4 marzo alle elezioni politiche. Dopo tutte queste disfatte, che hanno portato nel ridicolo anche il Partito Democratico, sembra che Renzi continua a reggere i fili del comando.

La base del partito di sicuro si è resa conto che elemento è Renzi, e le sconfitte lo dimostrano, purtroppo gli eletti del PD non riescono a capire che Renzi deve uscire dal partito se vogliono seriamente rifondarlo.

Minniti dice addio alla segreteria, e lo fa per il bene del partito, ma la vera lettura della sua rinuncia è da attribuire all’isolamento a cui è stato soggetto l’ex ministro, soprattutto da parte di Renzi. Prima Renzi ha convinto Marco Minniti a candidarsi alla segreteria, poi ha iniziato le manovre di sabotaggio. Sono in molti a credere che il PD non arriva nemmeno a congresso, o se ci arriva, ci arriva con le ossa rotte e spaccato in due. A molti appare evidente che Renzi stia avviando una fase di addio al PD: attende sapere chi diventa il nuovo segretario.

Restano in gara Zingaretti, Boccia e Martina, ma l’unica vera novità può essere rappresentata dal governatore del Lazio. La base del partito, quella che vuole veramente rifondare il partito, punta su Zingaretti, perché riconosce in lui una sorta di cambiamento che gli altri candidati non possono dare, a partire da Martina molto vicino a Renzi.

Così il Pd si trasforma sempre più in una maionese impazzita di mini-correnti che vogliono dire la propria sulle scelte. Ed ecco che spunta l’ipotesi di un nuovo partito a cui sta pensando Renzi. Sono in molti a ritenere che Renzi stia davvero lavorando in questa direzione, e sono convinti che il boicottaggio di Minniti è servito anche a questo. E dai corridoi del PD ormai sono in tanti a credere che l’elezione a segretario di Zingaretti sarebbe il pretesto per rompere e fare la scissione prima delle Europee. Anche se Renzi nega, l’evidenza sembra evidente. Ora si attende la risposta della base alle tante pretese dei big, e solo la base può dettare le vere condizioni e mettere a tacere chi vuol fare del partito una creatura personale.