Categories: Cronaca

Il lavoro nero è stato la salvezza del sud

La zona del Paese ad essere più interessata dal fenomeno del lavoro nero è il Sud. Non è un mistero in un territorio dove la politica della prima Repubblica, seconda e terza Repubblica, non ha creato nessun presupposto lavorativo per i cittadini meridionali. Al sud la certezza del lavoro sicuro è per chi lavora nella pubblica amministrazione, per il resto è buio totale.
La Campania con 382.900 irregolari “produce” un Pil in “nero” che pesa su quello ufficiale per l’8,8%. Le tasse che mediamente vengono a mancare in Campania ammontano a 4,4 miliardi all’anno. Prima è la Calabria, con 146mila ‘irregolari’ e un’incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9%. Terza è la Sicilia: con 312.600 irregolari e un peso dell’ economia sommersa su quella complessiva pari all’8,1%, con imposte e contributi non versati che sfiorano i 3,5 miliardi di euro all’anno.
Numeri che fanno quasi venire i brividi. Però nessuno spiega che questo sommerso è stato la salvezza della Campania e del sud. Tutti questi soldi sono sempre entrati di nuovo nelle casse dello stato e degli enti locali. Senza questo nero lo stato non avrebbe incasso nulla. Questi soldi a nero hanno contribuito a pagare le tasse agli enti locali. A tenere viva l’economia del sud, e creare anche quella sorta di movimento economico che senza il nero non ci sarebbe mai stato. Inoltre, questo nero ha ingrassato le industrie del nord, che producono beni di prima necessità di cui il sud non può fare a meno per vivere, i soldi sono finiti nelle casse degli imprenditori del nord, che hanno poi pagato le tasse grazie al nero del sud. Nel meridione non ci sono industrie. Non c’è lavoro.
Al nord è stato costruito di tutto e di più. Quel tessuto industriale venutosi a creare subito dopo l’unità d’Italia, la più grande rapina a discapito del meridione, ha portato una ricchezza impressionante al nord che si è consolidata nel corso degli anni dopo l’unità, tanto da non avere mai problemi economici e lavorativi. Al sud invece il problema principale è stato sempre il lavoro. Il mercato economico era ed è povero, quindi bisognava e bisogna arrangiarsi. L’arte dell’arrangiarsi è stata l’unica soluzione per andare avanti. Molto probabilmente in alto del potere politico questa situazione ha sempre fatto piacere!!! Al sud per ottenere il silenzio la politica ha tenuto i cittadini a tarallucci e vino offrendo assistenzialismo e clientelismo, al fine di tenerlo buono. Mentre al nord le classi dirigenti creavano ricchezza, al sud diffondevano precarietà e povertà.
Aprire una partita iva al sud e pagare tutto ai signori del potere centrale, è impossibile. Tenere in regola un operaio su tutto è altrettanto impossibile. Non è perché al sud non vogliono pagare, ma non possono pagare. Non essendoci un’economia forte, i prezzi sono bassissimi e non si riesce a sostenere il peso fiscale e il peso della burocrazia asfissiante. La risposta è semplice: non c’è un’economia forte, e quello che si riesce ad ottenere è un miracolo che Dio offre ogni giorno ai meridionali per farli sopravvivere. Il sud evade per esigenza, se non lo fa, sarebbe un deserto. Qualora si fermasse questa economia a nero, in un contesto territoriale dove non c’è nulla, e i politici lo sanno molto bene, il meridione è morto. Se vogliono fare qualcosa di utile per il sud, i politici portino la stessa ricchezza del nord al sud. Dove non c’è lavoro c’è povertà e criminalità. Al sud c’è sempre stata solo disperazione sociale che ha prodotto la macchina del lavoro a nero per sopravvivere, e qualsiasi forma di evasione è un’esigenza indispensabile per non far diventare il meridione un deserto a cielo aperto. Non si vuole giustificare niente e nessuno, ma la realtà è questa.

Redazione

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