Mar. Mag 24th, 2022

Tra il dire e il fare c’è una grande differenza. Osservare l’Italia dall’alto è semplice, ma starci dentro alle situazioni, è cosa differente. Si parla tanto di lavoro, si elogiano gli immigrati perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare. Tutto falso. Gli italiani hanno sempre lavorato e fatto qualsiasi lavoro per poter tirare a campare. È la schiavitù che oggi non è più tollerabile. Gli ultimi governo hanno fatto leggi che sono andate ad intaccare i diritti dei lavoratori. Hanno fatto leggi che hanno messo gli imprenditori con le spalle al muro. Il magico numero settanta, che è la tassazione in Italia, ha reso il lavoro una macchia sociale sia per i lavoratori sia per gli imprenditori.

Il lavoro è formato da diversi settori, ci sono lavori che si possono fare fino a settant’anni, ma ci sono altri lavori, quelli usuranti, che non arrivi nemmeno a sessant’anni. Alcune differenze vanno prese in considerazioni. Basta girare per i cantieri edili e trovare persone che ormai non hanno più le forze fisiche per lavorare, eppure devono farlo finché non arrivano all’età pensionabile. Sotto al sole e al freddo, sono costretti a lavorare. Spesso, una volta giunti all’ambita pensione, crepano senza potersela godere. Gli attori che godono delle comode poltrone rosse, continuano a fare leggi che non guardano con attenzione ai bisogni di chi ha lavorato una vita e ora non ha più le forze per farlo. Certo, stare comodamente seduti al fresco d’estate e al caldo d’inverno, non si cpisce cosa vive chi ha lavorato una vita sotto al sole e al freddo.  

Altro punto che oggi lede il mondo del lavoro, è la paga e le ore lavorative. Si parla di giovani, su di loro si sciacquano la bocca in tanti. Tutto sbagliato. Sin dal dopoguerra i giovani sono stati sfruttati. Diventati adulti sono in quella fascia descritta prima. Ma quelli di oggi stanno vivendo una situazione lavorativa simile a quella vissuta nel dopoguerra. Appena dopo la guerra c’era la schiavitù lavorativa, si lavorava per dodici tredici ore al giorno nei campi, nell’edilizia. Ebbene, oggi, a più di settant’anni da quell’epoca difficile, i giovani moderni stanno rivivendo quel periodo. Sono costretti a lavorare più di dodici ore al giorno con una retribuzione che, se si è fortunati, non arriva massimo a trenta euro. Nei peggiori dei casi si ferma anche a venti euro. Una sorta di schiavitù legalizzata come lo era dopo la fine della guerra. Invece di andare avanti siamo ritornati indietro, molto indietro.

Tutti parlano di lavoro, ma nessuno dice la verità. Quest’ultima fa male dirla, meglio evitare. La verità è che oggi si sta usando lo stesso schema di settant’anni fa. Prima c’erano i padroni, oggi ci sono gli imprenditori e la cattiva mentalità politica che ruota intorno al mondo del lavoro. Oggi, più di ieri, sono proprio i politici e i sindacati i maggiori responsabili della disfatta. I primi con le leggi, i secondi col silenzio, lasciano che il lavoro continui ad essere trasformato in una schiavitù eterna. Per risolvere il problema basta detassare e sburocratizzare il sistema lavoro. Lavorare senza prospettive per il futuro, non fa altro che rendere schiava una nazione.