Lun. Nov 28th, 2022

Oggi il M5S si sente ancora forte grazie al risultato delle scorse politiche. Il futuro, però, non è certamente come quello attuale. La storia politica italiana insegna che molti partiti sono scomparsi nel giro di due legislature e, spesso, è capitato che alcuni di loro hanno cambiato casacca in corso d’opera, ma a nuove elezioni sono finiti in pensione.

Lo scenario che si prefigura per il futuro del Movimento può essere simile a tanti partiti e attori politici, che una volta finita l’esperienza di una legislatura, sono finiti nei giardinetti a portare a spasso il cagnolino perché gli italiani non li hanno più votati. Scenario catastrofico ma un tantino realista anche per il M5S.

Quello che è successo nelle ultime settimane tra Grillo e Conte, ha portato gli elettori, quelli ancora rimasti fedeli, a fare le valigie e voltare le spalle a Grillo. Un teatrino politico che non è piaciuto a gran parte dell’elettorato che portò il movimento al 33%. La corsa verso il precipizio è stata frenata da una serie di mediazioni per cercare di arginare la definitiva rottura con l’ex premier.

È vero che il Movimento resta il primo gruppo parlamentare sia alla Camera che al Senato, ma è altrettanto evidente che la confusione di queste settimane ha generato apprensione anche da parte del capo dello stato. Lentamente il M5S stava per diventare un polverone che lasciava sul terreno un cumulo di macerie. Oggi i grillini fanno parte di un Parlamento destinato al prossimo giro ad essere ridimensionato in quanto a numeri dalla riforma costituzionale, e riscritto in termini di gruppi. Ad essere più penalizzati sono proprio i grillini, che oggi hanno 161 deputati e 75 senatori, che, però, sondaggi alla mano alle prossime elezioni ne resteranno a casa più di due terzi. Il M5s rischia nei mesi a venire di diventare una vera e propria palude dove quasi tutti si muoveranno senza alcun condizionamento per ricostruirsi una strada politica che difficilmente possono riottenere stando all’interno del M5S.