Ven. Ago 19th, 2022

Quasi tutti i comuni del sud all’indomani della chiusura della cosiddetta zona rossa, e il proliferarsi di casi al nord, hanno lanciato accorati appelli ai concittadini meridionali che facevano ritorno al sud, di comunicarlo immediatamente al comune di riferimento e all’Asl territoriale. Il timore non era solo una supposizione, ma una trista realtà. Infatti i casi registrati nelle regioni del sud sono per la maggiore di cittadini meridionali che hanno fatto rientro nella propria terra sentendosi più al sicuro. Un grosso errore sottovalutato dagli stessi soggetti che si sono spostati velocemente. Non hanno messo in cantiere i danni che provocavano sia alle famiglie sia ai concittadini.

Come c’è stata la grande fuga verso le regioni del nord per lavorare, così c’è stata la fuga per la salvezza. Ora questi soggetti sono additati da tutti, giustamente, ma è anche vero che chi è stato fuori sa il sentimento che si vive stando lontano da casa, figuriamoci in una situazione del genere. Anche in questo caso c’è stata una scarsa comunicazione diretta a tutti i cittadini meridionali che erano dentro la zona rossa. Infatti la principale comunicazione doveva essere indirizzata ai meridionali proprio dentro la zona rossa, comunicando a chi voleva spostarsi verso il sud di informare prima le Asl di competenza, eseguire i tamponi in loco, e quando non c’era nessun rischio consentirgli di viaggiare verso il sud e far ritorno a casa. Chiaramente la prima responsabilità morale doveva essere di chi voleva andare via. Ma qualcosa non ha funzionato in termini di comunicazione, ed oggi si registrano casi, per fortuna isolati, di meridionali che una volta al sud sono risultati positivi al tampone.