Mar. Lug 5th, 2022

Il M5S si è accodato al potere politico. N’è diventato una costola pregiata. Soprattutto è diventata la spalla del PD e della sinistra. Tutti fattori che hanno portato il M5S dal 2018 ad oggi a perdere quasi venti punti percentuali. Conte non riesce a trovare una quadra per far decollare il movimento. Non è tutta colpa sua, in fin dei conti sta cercando di frenare l’emorragia, ma senza assetti diversi il movimento non decollerà più.

Purtroppo il movimento dice una cosa e si fa il contrario spesso. Questa schizofrenia in politica non paga. I sondaggi stanno crollando di giorno in giorno. Tutti i protagonisti del vecchio movimento hanno fallito. A Partire da Di Maio, le azioni del movimento si sono frantumate in questi cinque anni, frenando l’ascesa avuta nel 2018. Oggi il movimento non esiste più. Anche gli apparentamenti delle prossime amministrative del 12 giugno la dicono lunga sulla caratteristica politica del M5S: il PD è diventato il suo capo.

In questi cinque anni il movimento è stato capace di chiudere i ponti con le realtà locali. Ad ogni tornata amministrativa, tranne apparentamenti col PD in alcune città, il movimento non si presenta. Una emorragia che sta portando il movimento nel dimenticatoio, ritenuto, nelle realtà locali, un partito politico verticistico che vuole solo stare dentro i palazzi romani. Basta guardare la presentazione delle liste nelle scorse amministrative e quelle del 12 giugno, per rendersi conto che nelle realtà locali il M5S non esiste più.

I voti dei partiti arrivano sempre dalle realtà locali, quindi abbandonare il tessuto locale porta inevitabilmente alla capitolazione di un progetto. E quello del movimento è già capitolato, e per le prossime elezioni politiche difficilmente troverà elettori nelle realtà locali disposti a votarli. Per cinque anni sono stati completamente assenti, hanno solo pensato al potere politico romano, comportandosi alla stessa maniera dei vecchi partiti, ma non hanno capito che senza elettori non si torna a Roma.