Mar. Feb 27th, 2024

ROMA – In molti non ci credono, ma sul reddito di cittadinanza i Grillini si sono dati una zappa sui piedi che farà molto male. Non è la nobile iniziativa, ma è il metodo che porterà al fallimento del reddito di cittadinanza. Partiamo dal fatto che l’Italia è un popolo abituato all’assistenzialismo dai due mostri della politica italiana: DC e PCI, che fecero dell’assistenzialismo e clientelismo il loro cavallo di battaglia per non uscire dal parlamento.

Sistemi di sostegno alle fasce più deboli esistono in tutta Europa, ma hanno strutture diverse in contesti completamente diversi. Il povero, chi è senza lavoro, chi è malato, viene aiutato in pieno al di là del fatto lavorativo. Anche perché in altri paesi d’Europa non hanno la stessa drammatica situazione lavorativa che esiste in Italia.

Di Maio, viziato dal sistema M5S, che guarda sempre con odio tutto ciò che lo circonda, ha impostato il reddito di cittadinanza in maniera ingenua. Partiamo dal fatto che assumere 15mila persone nella macchina pubblica per potenziare i centri dell’impiego, è un’impresa assai rischiosa, oltre a prevedere tempi lunghissimi. Di Maio doveva pensare a chiuderli, e trovare come alternativa un ruolo centrale agli enti comunali, spostando quelli che oggi lavorano nei centri per l’impieghi nei comuni in maniera tale da diminuire i costi e creare un sistema di sicuro più efficace. Puntare sui centri per l’impiego per dare ossigeno a chi non può mangiare, significa non aiutarli per niente, perché i tempi sono troppo lunghi e ci vuole qualcosa di immediato. Quindi i comuni sono quelli più di tutti sanno chi è disperato, visto che ogni giorno sono assaliti da tante persone in cerca di un euro per comprare anche un pezzo di pane.

Altro punto che Di Maio ha sottovalutato, e che si ripercuoterà si di lui, è il fatto che l’Italia è senza lavoro. Al sud la situazione è drammatica. Il sud è senza industrie, gli artigiani scarseggiano, è un territorio che soffre la mancanza di lavoro dal dopoguerra. Il lavoro al sud non c’è. Quindi impostare il reddito di cittadinanza sul lavoro è solo una macchia che non potrà mai avere effetti immediati. Il lavoro manca, e essere così ingenui da credere che a chi dà il reddito riesca a trovargli subito un lavoro, è pura follia. Al sud, nel reale, il 60% è senza lavoro, ed è un’ipoteca sul reddito di cittadinanza.

Era opportuno invece creare un sistema che aiutasse nell’immediato chi oggi ha veramente bisogno anche delle cose più elementari come mangiare, pagare le bollette di luce, gas, acqua, spazzatura, e senza lavoro non può più farlo.  Poi si doveva studiare un sistema di aggancio al lavoro partendo da tutti quelli che vogliono perlomeno provare a crearsi un lavoro in proprio e non lo fanno per paura, poiché lo stato tiranno si mangia tutto. Quindi liberare le nuove partite IVA dalle grinze dello stato dandogli la possibilità per cinque anni di liberarli dai contributi previdenziali e tutti quei cavilli burocratici che impediscono alle persone di tentare. Puntare su un abbassamento delle tasse forte e incisivo, in maniera tale da poter dare agli imprenditori la possibilità di investire in risorse umane e macchinari. Purtroppo a Di Maio è sfuggito che bisogna prima crearlo il lavoro per poi poterlo dare.