Quando l’Italia era tappata in casa, non c’era movimento, nulla si faceva, c’erano una serie di provvedimenti che minavano la libertà delle persone, tutti in tacito consenso hanno rispettato quelle regole, perché per strada c’erano solo forze dell’ordine che controllavano i vari spostamenti. Le multe erano salate, e le persone evitavano di fare ciò che non era possibile. Questa la sintesi di quella che è stata la quarantena del mese di marzo e aprile. Poi si è riaperto tutto per consentire al paese di rimettersi in moto. Fino ad un certo punto le cose erano ancora sotto controllo, poi, con le riaperture delle spiagge, le discoteche e la movida cittadina, tutti i controlli si sono azzerati di colpo. Eppure il decreto di giugno, quello inerente alle riaperture, aveva imposto una serie di regole che, purtroppo, sono cadute nel vuoto proprio perché le persone hanno avuto al sensazione che tutto era finito per via dell’assenza di controlli.
Il ritorno dei contagi è il frutto di una serie di errori e leggerezze, che hanno portato l’impennata dei contagi. Non solo in Italia, ormai dappertutto si registrano rialzi consistenti di positivi. Il mondo ha voluto riaprire troppo in fretta. È vero che con il virus bisogna convincerci, ma è anche vero che tutti quei spostamenti non erano possibili. La riapertura delle frontiere ha creato un danno enorme. Dovevano rimanere chiuse perlomeno fino alla fine di settembre. Consentire di andare lì dove i contagi erano altissimi e poi rientrare in Italia come se niente fosse, è il risultato della enorme disattenzione istituzionale di gestire la riapertura. Il risultato è palese: molti contagi sono venuti dall’estero ed hanno riaperto la frontiera al virus rintroducendolo in Italia.
Gli italiani hanno fatto enormi sacrifici psicologici ed economici per liberarsi del virus. Sono stati attenti e vigili per evitare contagi in un momento dove il virus seminava morte, poi d’incanto tutto è sembrato ritornato alla normalità, ma non era così, e gli effetti si sono visti subito.
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