Mar. Lug 5th, 2022

Nei quartieri alti della politica già si inizia a ragionare sul futuro del dopo voto del 2023. Per il momento Draghi sembra essere l’unico in grado di guidare la nazione fino a quando avrà la forza di farlo. Però senza mai passare per le urne. Saranno i partiti a designare il futuro di Draghi dopo il voto del 2023. La legge elettorale che l’attuale esecutivo sta cercando di ricamare e quella proporzionale in maniera tale da poter poi decidere in parlamento cosa è più conveniente per loro. Ma anche se restasse questa legge elettorale la situazione sarebbe quasi simile, poiché nessuno riuscirà ad ottenere la maggioranza e lo stallo che si verrebbe a creare in parlamento, inevitabilmente, riporterebbe le lancette dell’orologio alla situazione attuale.

Insomma, per gli italiani c’è poca speranza. Il sentore che Draghi possa rimanere anche dopo il 2023 già si annusa negli ambienti politici. Cosa certamente poco trasparente se si considera che il popolo italiano sarà chiamato ad eleggere il nuovo parlamento, quindi gli uomini e donne di partito che dovranno comporlo. Chiaramente i partiti sanno che gli elettori sono ormai qualcosa di sua proprietà, e poco importa quali saranno le loro scelte, tanto dopo i giochi si faranno in parlamento.

Lo scenario descritto lo ha illustrato anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che in una intervista a Repubblica, spiega lo scenario futuro dopo il voto del 2023:  “Quando parlo della collaborazione tra i riformisti, dai socialisti ai liberali, alludo a uno schema che possa andare anche oltre gli schieramenti classici, relegando all’opposizione i populisti e le forze anti-europee. Di questo schema il Pd può e deve rappresentare l’asse portante», spiega Gori nell’intervista, che non esclude un governo Draghi oltre il 2023, «prospettiva» che gli pare anzi «auspicabile».

È chiaro che adesso il popolo deve capire se conviene andare a votare, o risparmiare una montagna di soldi e dire fate quello che volete, tanto il nostro voto vale poco o niente.