Lun. Mar 4th, 2024

ROMA – Da nord a sud la situazione è quasi simile. La grande crisi ha demolito quel circuito perfetto che garantiva il lavoro in questo paese. Le imprese del nord hanno chiuso a cascate, al sud non ci sono mai state, quindi la situazione si è equiparata portando il paese ad avere una grande fame di lavoro.

La situazione al sud è traumatica. Prima c’era la possibilità di potersi spostare per andare a cercare fortuna al nord, ora l’unico spostamento che si può fare è quello di andare all’estero. La situazione è critica sia per i cinquantenni sia per i giovani, entrambi vivono una situazione di disagio che li mette in un angolo.

La desertificazione industriale del sud, iniziata agli inizi degli anni novanta, ha chiuso tutte le poche possibilità che c’erano trascinandosi dietro tutti gli altri comparti per via di un’economia che non è rallentata, si è fermata.

Al sud, a differenza del nord, c’è fame e sete di lavoro. Quel poco di lavoro che si trova è precario e schiavizzato. La parte sociale del lavoro è stata demolita in tutto. È chiaro che adesso ci vogliono riposte concrete per rimettere in moto quel meccanismo che si è inceppato e non riesce più a trovare gli ingranaggi giusti per ripartire.

È compito del nuovo governo costruire la strada per rimettere in moto il motore lavorativo del bel paese. Per farlo ci vogliono pochi accorgimenti, seri ed efficaci, anche impopolari, per oleare il motore inceppato. Per primo diminuire drasticamente la pressione fiscale per imprese e famiglie. Secondo, diminuire i costi del lavoro per le imprese. Terzo rendere conveniente aprire una partita Iva sburocratizzando il sistema come avviene in tutti gli altri paesi europei. Infine, puntare sulla cultura per costruire altre opportunità di lavoro basando l’interesse sulle bellezze storiche, paesaggistiche, artistiche, culinarie e culturale di cui l’Italia è grande proprietaria.