Lun. Dic 5th, 2022

È un fenomeno in forte aumento, e in Italia il bullismo e le risse superano le rapine. Questo fenomeno è caratterizzato dalla presenza di giovanissimi, quindi ragazzi, e su questo il ruolo della famiglia è stato sconfitto. Non esiste più quella educazione ferrea che ha caratterizzato le future generazioni. Manca il rispetto per gli altri, che genera questo increscioso aumento delle baby gang. La società sta correndo seri rischi se non si ferma questa spirale di violenza che caratterizza i fine settimane nella cosiddetta movida. La famiglia deve ritornare al centro della vita dei giovanissimi.

Il Centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica, con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e quello per la Giustizia Minorile, ha tracciato la prima mappa delle baby gang in Italia. Il tratto comune è la violenza: risse, bullismo, atti vandalici. Alcuni gruppi strutturati si dedicano a spaccio, furti e rapine. Hanno una decina di componenti, maschi e tra i 15 e i 17 anni, nella maggior parte dei casi italiani. Sono per lo più prive di una gerarchia, più presenti a Nord e più strutturate a Sud.

A influenzare i ragazzi nella scelta di aderire a una baby gang concorrono svariati fattori: rapporti problematici con le famiglie o con il sistema scolastico, ma anche difficoltà relazionali o di inclusione nel tessuto sociale e un contesto di disagio sociale o economico. Molti di questi elementi sono stati ulteriormente acuiti durante il periodo pandemico. Diversi studi hanno infatti evidenziato come la recente pandemia da Covid-19 abbia avuto un forte impatto sulla quotidianità dei ragazzi, causando un peggioramento delle condizioni oggettive e soggettive di benessere personale. Influente è anche l’uso dei social network come strumento per rafforzare le identità di gruppo e generare processi di emulazione o auto-assolvimento.

Stando alla ricerca riporta Tgcom 24 – le vittime più frequenti delle baby gang attive in Italia sono altri giovani tra i 14 e i 18 anni. “Le forze di polizia costituiscono un osservatorio privilegiato sulle devianze che affliggono il mondo dei giovani”, ha commentato il vice direttore generale della pubblica sicurezza, il prefetto Vittorio Rizzi. “Scontri tra gruppi di giovani più o meno organizzati, atti di violenza e teppismo che spesso hanno come vittime altri minori bullizzati, che faticano a denunciare. Il nostro compito è quello d’intercettare i fenomeni di disagio sul nascere, intervenire per evitare un’escalation della violenza e, soprattutto, perché le vittime abbiano fiducia nelle forze di polizia e chiedano subito aiuto”.