Gio. Lug 7th, 2022

NAPOLI- l’inchiesta sulle presunte tangenti sui rifiuti in Campania arriva dopo un lavoro condotto con estremo riserbo dal pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Giovanni Melillo e dal procuratore aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli, e si è incrociato con l’imminente pubblicazione di alcuni video realizzati dalla testata on line Fanpage. Si tratta di immagini in cui, a politici sia del centrosinistra sia del centrodestra, venivano proposti “affari” e tangenti sullo smaltimento dei rifiuti. Secondo la nota diffusa dalla Procura si è trattato di istigazione alla corruzione: al punto che sia il direttore della testata, Francesco Piccinini, sia l’altro giornalista Sacha Biazzo, sono ora indagati per quel reato. Quei video e quelle condotte avrebbero provocato “un gravissimo danno alle indagini”, che in particolare sul versante della Sma avevano già raccolto complessi elementi. Non a caso, nella stringata nota diffusa dal procuratore Melillo è evidenziato che le perquisizioni sono state rese “necessarie e indifferibili dalla rilevata gravità del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni”.

Ma la direzione di Fanpage si difende: “È chiaro che abbiamo fatto questo nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, e abbiamo avuto un dialogo con le forze dell’ordine. Io – spiega Piccinini – ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare rifiuti. Abbiamo incontrato camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrarli, per 30mila euro a camion”. E ancora: “Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti”. Tra gli indagati, non a caso, c’è anche l’ex boss di camorra e pentito Nunzio Perrella, l’uomo che 26 anni fa diede vita alla prima mega inchiesta sul business criminale degli smaltimenti.