Mar. Lug 5th, 2022

ROMA- I comuni sono l’istituzioni più vicine al cittadino, eppure ogni anno, per doppi motivi, si sciolgono ben 170 comuni. L’analisi è stata fatta da Openpolis” in un dossier dal titolo “Fuori dal Comune”. L’analisi ha evidenziato come i comuni siano facilmente sciolti, quasi uno ogni due giorni, e le motivazioni sono doppie, la prima, dimissioni dei consiglieri, la seconda, infiltrazione mafiosa. Attualmente, spiega l’associazione, sono 82 i Comuni commissariati, di cui 13 (15,8%) quelli sciolti per mafia. Percentuale due volte superiore alle media del periodo 2001/2014. I picchi di scioglimento sono stati raggiunti nel 2005 e nel 2013 con 213 e 199 commissariamenti. Nell’arco temporale sono stati quasi 2,385 i consigli comunali finiti prima. È l’intero paese che è coinvolto da questa prassi ormai diventata quasi “comune”. Infatti si tratta di Campania (18,2%), Lombardia (13,4%), Calabria (12,2%), Puglia (9,3%), Piemonte (8,3%) e Lazio (8,01%). Soltanto Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta non hanno avuto amministrazioni sciolte negli anni esaminati. I comuni sciolti per infiltrazione mafiosa invece sono collocati maggiormente in  Calabria (70 casi), Campania (52) e Sicilia (43). Il dato della Calabria, oltre a essere il più alto a livello nazionale, mostra un forte incremento nell’ultimo periodo: dal 2001 al 2009 la Regione aveva una media annua di 4,7 provvedimenti per mafia, mentre nei quattro anni successivi il dato risulta raddoppiato (8,2). 9 comuni sono stati commissariati per mafia in tre diverse occasioni: 4 sono in provincia di Caserta, altri 4 di Reggio Calabria e uno nella provincia di Palermo. Il comune che ha avuto più picchi si trova nella provincia di Caserta, Casal di Principe, che oltre a tre provvedimenti per mafia e due proroghe, nello stesso periodo è stato sciolto altre sei volte per diversi motivi. Proprio con il primo governo tecnico di Mario Monti nel 2012, i decreti di scioglimento per infiltrazioni mafiose sono aumentati del 380%.