Mer. Feb 28th, 2024

“Chi parte sa da cosa fugge, ma non sa che cosa cerca”: così, nella celeberrima scena del film “Ricomincio da tre”, il personaggio di “Lello Sodano”, interpretato da Lello Arena, dissuadeva l’amico “Gaetano” (Massimo Troisi) dal lasciare Napoli, spacciando per suo un aforisma di Michel De Montaigne.

Non so se la massima di questo filosofo e scrittore sia vera, ma so che ho voglia di conoscere meglio e più approfonditamente la Regione in cui sono nata e in cui vivo, la Campania, e che, per questo, ho deciso di “fuggire” dalla routine quotidiana per intraprendere un viaggio attraverso le sue Province e immergermi nelle varie città  e nei borghi ,ricchi di storia, cultura, monumenti, tradizioni, folclore, ma anche di tante iniziative, manifestazioni ed eventi, che ivi si svolgono e, che ne scandiscono il calendario.

La prima provincia da cui sono partita è Caserta. Ogni viaggio, ogni itinerario, però, si sa, prende sempre il via dalle origini e, allora, il nostro tour non poteva che iniziare dal borgo medievale di Casertavecchia, il nucleo primigenio da cui si è sviluppata la città nuova, e oggi tra le 23 frazioni o casali storici da cui è costituita.

Tale borgo sorge alle pendici dei monti Tifatini, a 40 metri di altezza e , in direzione Nord-Est, a 10 Km di distanza da Caserta. Le sue origini sono incerte, ma, secondo quanto scritto dal monaco benedettino Erchemperto, nella sua Historia Longobardorum Beneventanorum, già nell’861 d.C. sarebbe esistito un nucleo urbano chiamato: “Casahirta”, dal Latino “Casa” (villaggio) e “Hirta” (aspra o irta).

Varie le dominazioni che vi si sono insediate, a cominciare dai Longobardi. Nell’879 d.C., infatti, il sito fu ceduto al conte Pandulfo di Capua e , in seguito alle incursioni saracene e alle devastazioni della limitrofa Capua, gli abitanti e il clero delle zone circostanti di pianura, in particolare gli abitanti di Calatia, città completamente distrutta, trovarono rifugio proprio nel borgo protetto dalle montagne.

Nel giro di poco tempo, quindi, la popolazione aumentò, anche grazie al trasferimento della sede vescovile e del seminario all’interno del borgo stesso.

Tuttavia, il massimo splendore del sito fu raggiunto con i Normanni, che vi si insediarono nel 1062, costruendo la Cattedrale, consacrata  a San Michele Arcangelo, per poi, dopo alterne vicende, lasciare il territorio nelle mani degli Svevi  e di Riccardo di Lauro, i quali durante il loro domino, durato dal 1232 al 1266,contribuirono anche ad conferire rilevanza politica al borgo.

Successivamente, nel 1442, con l’avvento degli Aragonesi, iniziò la decadenza, culminata con l’ascesa dei Borboni e la costruzione della Reggia e del nuovo centro urbano che vi sorse attorno, ovvero Caserta,  centro di ogni attività, compreso quella religiosa, essendovi trasferito nel 1842 ,dal borgo di Casertavecchia, il Vescovado.

In epoca contemporanea, poi, e , precisamente nel 1960, il borgo di Casertavecchia è stata inserito nella lista dei Monumenti nazionali italiani.

Ora,  cari lettori e care lettrici, dopo aver ripercorso in breve la storia di questo sito, mi sembra giunto il momento, anche per non annoiarvi ulteriormente, di ristorarvi con la bellezza dei suoi monumenti e delle sue architetture.

Prima tappa del nostro itinerario d’Arte è la Cattedrale (o Duomo) di San Michele Arcangelo, in Via Vescovado.

La costruzione, iniziata nel 1113, su commissione del vescovo Rainulfo, fu completata nel 1153, come testimonia l’iscrizione all’interno dell’architrave , firmata dall’architetto Erugo.

Sorta con ogni probabilità  sui resti di una precedente chiesa longobarda dedicata già al culto di San Michele Arcangelo, la struttura ,in stile Romanico, presenta una pianta a tre navate, con presbiterio a tre absidi allineate, senza transetto, secondo uno schema architettonico di origine paleocristiana.

Successivamente, nel XIII° secolo , la cattedrale conobbe una seconda fase costruttiva in stile Gotico, con l’innesto di:  un transetto, a tre absidi, coperto con una volta a crociera, caratterizzata  da robusti costoloni e una cupola con un alto tamburo ottagonale, risalente all’epoca del vescovo Stabile (207-216 d.C.) e con all’esterno influssi siculo-arabo-bizantini, cui si accede da  navata attraverso un arco a sesto acuto; un campanile e la modifica della parte presbiteriale.

Importante centro di culto  in epoca normanna e sveva (XIII°-XIV°), nel XVI° secolo, la cattedrale venne arricchita con la costruzione di una cappella quadrata sul lato sinistro , coperta da una cupoletta.

Altra trasformazione avvenne verso la fine del Seicento, quando la struttura fu rimaneggiata in stile Barocco, con l’aggiunta di: un soffitto piano di legno, decorato con una cornice ornamentale a dipinti,  stucchi e  altari addossati alle pareti della navata centrale. Un rimaneggiamento transitorio, visto che nel 1926, con l’opera di restauro di Gino Chierici, la chiesa fu riportata all’aspetto romanico originario.

Iniziata la decadenza del sito nel XV° secolo, sotto gli Aragonesi, proseguì con la costruzione ad opera dei Borboni ,nel 1752, della Reggia di Caserta, fino al 1841 , quando ,con la Bolla apostolica di Papa Gregorio XVI°, la diocesi fu trasferita  e la chiesa perse il titolo di Cattedrale.

La struttura della cattedrale presenta una commistione di stili: negli elementi decorativi prevale lo stile Romanico siciliano, misto a elementi normanni con influenze arabo-bizantine, riscontrabile nella stessa epoca nel  Duomo di Amalfi; prevalente ,invece ,nel corredo scultoreo, lo stile Romanico nordico-pugliese, mentre lo schema architettonico della chiesa ricalca quello delle basiliche paleocristiane, visibile anche presso l’Abbazia di Montecassino.

Soffermandoci sulla facciata della chiesa, a salienti e ,orientata a occidente, essa riflette la divisione interna in tre navate, corrispondenti a tre portali, i cui archivolti sono delimitati da una ghiera aggettante, decorata a palmette e in marmo bianco di Luni, in contrasto con la muratura in tufo grigio ocra con ornati vegetali che riprendono iconografie antiche. Alcune sculture zoomorfe poi sostengono gli architravi e fuoriescono a mo’ di mensola dalla muratura.

Nel dettaglio, il portale centrale presenta agli estremi della ghiera delle sculture su mensole in cui è evidente l’influenza dei portali in stile Romanico pugliese, e al di sopra, un finestrone con una ghiera che ricade su colonne, sostenute da mensole a forma di leoni che ghermiscono tra le zampe un montone ed un maiale,  mentre il portale sul lato sinistro, pur avendo la stessa struttura, presenta una ghiera terminante sui rilievi che rappresentano dei centauri.

Il timpano, poi, è costituito da una serie di archetti ciechi intrecciati a forma di ogive, sostenuti da sei colonnine di marmo (di derivazione arabo-normanna), mentre una cornice di archetti pensili (elementi di derivazione lombarda) scandisce tutte le facciate .

Infine, il prospetto meridionale è decorato con losanghe in marmo, che, sul lato opposto, sono sostituite da forme ellittiche.

Entrando nella cattedrale, ci troviamo subito di fronte alla lunga navata centrale (circa 46 m di lunghezza), parte della pianta a croce commissa o a Tau, che costituisce lo schema strutturale dell’edificio, coperta da un tetto a capriate lignee e delimitata da 18 colonne quasi tutte in marmo , sorrette da archi a tutto sesto in pietra lavica di diverse tonalità, sormontati da capitelli, per lo più in stile Corinzio e composito, provenienti da edifici di età imperiale romana (si ipotizza dal vicino Tempio di Giove Tifatino), eccetto tre capitelli di epoca medievale e uno in stile Jonico, a loro volta sormontati da una sorta di pulvino di forma parallelepipeda ,che compensa la diversa altezza delle colonne ,oltre a costituire una testimonianza ornamentale dell’epoca e della fusione dello stile paleocristiano-bizantino.

Attraverso un arco trionfale ogivale, si accede poi al transetto, introdotto nella seconda fase costruttiva in stile Gotico, che presenta dei bracci, in cui si immettono archi ogivali, coperti da volte costolonate.

All’estremità del transetto ,vi sono dei monumenti funebri trecenteschi: quello posto a destra presenta una sovrastruttura a cuspide, decorata con affreschi e un sarcofago, sorretto da colonne tortili, decorato con tre tondi all’interno dei quali sono scolpiti il Cristo in pietà tra la Madonna e San Giovanni e coperto da un coperchio su cui è scolpito in bassorilievo una scultura del defunto.

Il secondo monumento ha una struttura architettonica simile al primo, ma più semplice, con una sola cuspide sorretta da colonne tortili, che sovrasta il sarcofago, sorretto a sua volta da statue e con la scultura del defunto realizzata a tutto tondo.

Sui muri orientali, invece, si aprono due absidi laterali che affiancano l’abside centrale più grande, di fronte a cui scorgiamo una campata coperta da una cupola a forma di ombrello e un tiburio ottagonale su pennacchi, ornato da una finta loggia di colonnine.

Spostandoci di fronte all’altare, troviamo una parte del pavimento con motivi decorativi cosmateschi (marmi policromi  di paste vitree e tessere d’oro, detti “Cosmati”, poiché ideati fra il XII° e il XIV° secolo da famiglie di marmorari laziali, dal cognome “Cosma”) e formelle con soggetti zoomorfi.

Tra gli oggetti ornamentali di carattere liturgico spicca il pergamo o pulpito, risalente al XVII° secolo, realizzato riutilizzando frammenti di amboni del Duecento. Esso è costituito da una cassa composta da lastre ricoperte con tarsie policrome e figure zoomorfe. Sul retro, è presente un arco , decorato a rilievo con i simboli di San Luca e San Marco ai lati dell’Agnus Dei.

La struttura è sorretta da cinque colonnine, con i due capitelli frontali che presentano: uno, al centro, delle facce di uccelli becchettanti e un agnello, l’altro, degli uccelli negli angoli  e delle figure dal significato non chiaro. Su di un lato, un giovane trattiene un cane da caccia, sull’altro, un uomo nudo si copre con una veste.

Sugli altri lati, troviamo la figura di un anziano e di un leone che attacca un montone, tipiche sculture campane ispirate alla tradizione classica.

Ai lati della  scaletta  del pulpito, scorgiamo rilievi che rappresentano un uomo seminudo avvolto da un serpente e il profeta Geremia.

Rilevante, anche l’acquasantiera posta all’ingresso della cattedrale , ricavata da un capitello corinzio del IV° secolo e che poggia sulla scultura medievale di un leone.

Sul pilastro al termine della navata di sinistra troviamo l’affresco, risalente al Trecento o Quattrocento, di una “Madonna col Bambino”, l’unico rimasto di una serie di affreschi medievali, presumibilmente influenzati dalla Scuola senese.

Infine, ancora degni di nota tra gli oggetti e i decori ornamentali: le lastre tombali, alcune di epoca medievale, altre di epoca rinascimentale; il candelabro del cero pasquale e il tabernacolo dell’olio santo, entrambi rinascimentali, e la sagrestia, dove scorgiamo un Crocifisso ligneo,

risalente al Trecento, di autore ignoto.

Uscendo dalla Cattedrale di San Michele Arcangelo, a fianco all’edificio, a destra della facciata, possiamo osservare il Campanile, risalente al 1234. In stile Romanico, la  sua struttura, caratterizzata da una fornice a sesto acuto, mostra influssi gotici soprattutto nel grande arcone ogivale, che al piano terra permette il sottopasso verso la strada principale del borgo.

Alto 32 metri e largo 8, il Campanile ha cinque piani decorati con bifore (finestre suddivise in due parti da colonnine). Al secondo piano, vi è una sequenza continua di archi intrecciati, su cui sono sovrapposte bifore di altezza decrescente. Al quarto piano, sulla bifora a Nord, si osserva invece la scultura di una figura umana intera con un colombo tra le mani; ad Ovest, invece, la testa di un uomo; a Sud, un’altra testa e ad Est, un volto barbuto.

Quattro campane sono disposte nella torre, due per piano. La cella campanaria presenta una struttura ottagonale con torrette angolari in cui viene ripreso l’ornamento degli archi intrecciati.

Sempre all’esterno dell’edificio, il fianco sinistro è scandito da: due ordini di finestre dalle ampie intelaiature di marmo, decorate con tarsie policrome a losanghe; un portale, simile a quelli della facciata e da un transetto con la stessa decorazione del fianco, realizzata durante lavori precedenti,che presenta , come sulla facciata, un timpano con archetti intrecciati su colonnine di marmo.

A coprire la cupola, un tiburio, decorato da due ordini di archi intrecciati e rivestito con  tarsie policrome di ascendenza islamica, con motivi geometrici, vegetali e figurati.

Ancora all’esterno, dietro il  lato destro della cattedrale, troviamo un altro edificio: la chiesa dell’Annunziata, risalente alla fine del XIII° secolo. La chiesa presenta sulla facciata un rosone e un arco in stile Gotico e un portale di pietra  in stile  Barocco, aggiunto nel XVII° secolo.

All’interno,  la struttura è in stile Gotico, con un arco decorato con affreschi a tema religioso.

Sempre nei pressi di piazza Vescovado, dove al centro si scorgono delle colonne di granito, che, con ogni probabilità, simboleggiano il “privilegium immunitatis”, cioè il “diritto di asilo” della chiesa, troviamo il Palazzo vescovile, decorato con antichi archi e finestre del XIII° secolo e, di fronte alla cattedrale stessa: il seminario, che ebbe tale funzione fino al 1842, quando Papa Gregorio XVI° lo trasferì a Caserta, sancendone la trasformazione in un convento. Si tratta di un palazzo con  un portone centrale, decorato  con colonne di marmo  e sormontato dallo stemma del vescovo Diodato Gentile.

A seguire, troviamo la casa canonica, costruita nel 1600, su commissione del vescovo Giuseppe Schinosi, per collegare il seminario con la cattedrale, divenuta oggi residenza del parroco di Casertavecchia. L’edificio presenta all’esterno un portone centrale, decorato con colonne di marmo e all’interno una croce in ferro battuto in stile longobardo, collocata ivi nel 1953, in occasione del settecentesimo anniversario della consacrazione della cattedrale al culto di San Michele Arcangelo.

Proprio appena fuori la cattedrale, in Via San Michele Arcangelo, troviamo un altro edificio dalla storia quanto mai curiosa: la Casa delle Bifore, chiamata così per la forma delle finestre con due aperture divise da una colonnina.

Si tratta di una piccola chiesa sconsacrata , la chiesa di San Pietro, risalente all’XI° secolo, trasformata nel XV° secolo in una dimora gentilizia e che fu salvata dalla rovina negli anni Settanta, dall’artista di origini tedesche, Ursula Pannwitz, che, tra le altre iniziative per valorizzare il borgo, dipinse tegami, pentole e vasi di ceramica con faccine gioiose e colorate, inserendovi all’interno dei bigliettini con su scritto un desiderio che si sarebbe dovuto avverare alla rottura del contenitore, oggetti poi divenuti tipici di Casertavecchia.

Secondo la tradizione locale, inoltre, spiriti benevoli proteggono le case antiche  ed escono di notte per aggirarsi tra i vicoli della cittadina. Numerose le personalità che negli anni hanno visitato questo angolo del borgo, tra le quali: il Premio Nobel per la Letteratura, attore , commediografo, illustratore, pittore e scenografo Dario Fo e l’attrice Giulietta Masina.

Dopo la sosta per visitare la cattedrale di San Michelangelo, il Palazzo Vescovile, il vicino seminario , la canonica e la Casa delle Bifore, riprendiamo il nostro cammino alla scoperta dei beni monumentali della cittadina.

Percorrendo Via della Pineta, ci troviamo davanti al Castello di Casertavecchia, principale luogo fortificato e difesa militare del piccolo abitato.

Edificato più in alto rispetto al resto del borgo, sul margine nord-orientale, al di sopra di una collina pianeggiante, protetto a Nord da un profondo vallone (quello del Monte Virgo) e a Ovest e a Sud dalle pendici dei Monti Tifatini, il Castello viene menzionato per la prima volta in un documento del 1277 in cui Carlo I° d’Angiò  ne cede la proprietà al signore di Avellino, Beltrando del Balzo.

Non vi sono, dunque, informazioni né è conosciuta la data di costruzione della struttura primigenia dell’edificio, che, presumibilmente, dovrebbe risalire all’epoca normanna (XI°-XII° secolo) quando nella vicina Aversa si insediò il conte Rainulfo Drengot.

Il Castello presenta una pianta esagonale irregolare e sul lato sud-orientale è affiancato da una Torre a pianta poligonale, detta anche “mastio”, articolata in tre piani, ciascuno con un unico vano coperto da una volta, alla sommità dei quali vi è un terrazzo. Il piano inferiore è adibito a cisterna, ma è inaccessibile.

Al primo piano si accede tramite una porta/finestra  aperta verso il Castello grazie a un collegamento in legno, con ogni probabilità un ponte levatoio perduto, mentre una scala in pietra scavata nella muratura collega il secondo salone della Torre a quello inferiore.

Un’altra scala ,invece, collega il salone del secondo piano al terrazzo.

Nell’ala della Torre che guarda verso il borgo,gli archeologi hanno rinvenuto le tracce di due ambienti riconosciuti come una stufa e un “balneum” (ovvero un bagno).

Incerto il numero di torri di cui  il Castello fosse dotato: al riguardo, infatti, gli studiosi sembrano dividersi, ipotizzando la presenza di un numero  tra le quattro e le dieci.

Varie ,le leggende legate all’edificio, a cominciare da quella sulla sua torre, che avrebbe custodito un preziosissimo tesoro, fino a quella che ha come protagonista Siffridina, moglie di Tommaso, conte di Caserta e madre di Riccardo, cresciuto alla corte di Federico II° di Svevia.

Riccardo sposò Violante, la figlia di Federico II° di Svevia e di Bianca Lancia e, alla morte del padre,  divenne  il nuovo conte di Caserta, avendo come tutrice la madre, Siffridina , che cercò di orientarne le politiche.

Infatti, appresa della calata di Carlo d’Angiò in Campania, spinse Riccardo ad allearsi con Corradino di Svevia, ma scoperta , fu imprigionata nel Castello svevo di Trani dove morì.

Molto legata al Castello e al borgo di Casertavecchia, gli abitanti sostengono che ogni notte, a mezzanotte, Siffridina vi faccia ritorno e sia possibile scorgerne la sagoma presso la Torre.

Abbandonando Via della Pineta e il Castello con la Torre, ci incamminiamo per le strade e i vicoletti del borgo con le tipiche case in tufo giallo e grigio, le cui finestre sono abbellite da gerani, da dove, sostando, è possibile osservare il panorama che abbraccia la vallata circostante e dove si trovano numerosi locali, osterie e ristoranti in cui assaggiare la gastronomia tipica locale e che, fra la fine di agosto e gli inizi di settembre,  si riempiono di visitatori in occasione della manifestazione “Settembre al Borgo”, rassegna di eventi culturali e musicali internazionali, ideata nel 1970 e, giunta nel 2023 alla sua 51° edizione, la cui direzione, come le precedenti, è stata affidata al cantautore e musicista Enzo Avitabile.

Dal 2018, poi, alla manifestazione di “Settembre al Borgo” si è aggiunto “Un Borgo di Libri”, festival di eventi letterari, culturali e legati allo spettacolo, ideato dal giornalista Luigi Ferraiuolo , giunto  alla sua 6° edizione, cui fanno da corollario rassegne come “Calici al Borgo”, wine talk experience, dedicata ai vini casertani e campani, cui partecipano produttori di vino, sommelier ed esperti, che si svolge nei giardini adiacenti alla cattedrale.

D’inverno, invece, in concomitanza con le Festività natalizie e dell’Epifania, è consuetudine consolidatasi negli anni lo svolgimento  per i caratteristici vicoli medievali della cittadina del corteo storico legato al Presepe Vivente, che coinvolge anche le comunità delle vicine frazioni di Sommana, Pozzovetere e Casola, mentre sulla cima più alta dei Monti Tifatini, il Monte Virgo, si tiene la “Passeggiata Hiking- La Befana in Vetta”, nell’ambito della quale i partecipanti e le partecipanti, effettuano un percorso  in cui si fondono natura , cultura ed enogastronomia.

Si parte, infatti, dalla  chiesa seicentesca di San Rocco, piccola , ma ricca di testimonianze artistiche, per poi dirigersi verso il Monte Virgo a 620 metri di altezza, dove, una volta giunti, si può contemplare un panorama che abbraccia i Monti del Matese, del Maggiore e del Taburno , Camposauro, il Partenio, il Vesuvio e l’intera costa della Campania del Nord, isole comprese.

La passeggiata montana ,poi, prevede l’arrivo alla vetta e alle rovine di Torre Lupara, utilizzata in epoche precedenti come torre di avvistamento, e al Borgo di Casertavecchia, dove si conclude l’itinerario o meglio, la sua prima parte , perché nella seconda, tornati al punto di partenza, si festeggia l’Epifania, degustando un aperitivo ristoratore a base di prodotti  tipici , tra cui: caciotte caprine, pizza a legna e vini del posto.

Allontanandoci dal borgo di Casertavecchia, proseguiamo il nostro “gran tour”  in direzione delle frazioni , già citate, altrettanto ricche di storia , testimonianze artistiche di epoca medievale ed eventi di: Sommana, Pozzovetere e Casola, non prima, però, di una doverosa sosta, sia per non stancarvi troppo, cari lettori e care lettrici, lasciando così accrescere in voi , nell’attesa, la curiosità, sia  per rifocillarci e ritemprarci con alcune delle specialità culinarie locali, come: le pappardelle al ragù di cinghiale, le costatelle o tracchie (spuntatelle) di suino casertano e la Mnestra Mmaretata , a base di verdure e carne.

Arrivederci, dunque, alla prossima tappa del nostro viaggio attraverso la Campania e le sue province.

 

Fonti:

it.wikipedia.org/wiki/Casertavecchia

comune.caserta.it/pagina699_borgo-di-Casertavecchia.html

casertavecchia.net

finestresullarte.info

fondoambiente.it

Medioevo.org-Italia nell’Arte Medievale; Mauro Piergigli-Associazione Culturale Italia Medievale

storienapoli.it (Storie di Napoli-Innamorati della Campania!)