Mer. Feb 28th, 2024

Lasciatoci alle spalle il borgo di Casertavecchia, riprendiamo il nostro “gran tour” in direzione di Sommana, la più piccola delle sue frazioni. Collocata a 365 metri sul mare, Sommana, si trova sul versante ad Est del Monte Virgo e si distingue  dalle altre frazioni limitrofe (Casola e Pozzovetere), per essere quella collocata più in alto, da cui il toponimo, derivato dal Latino, di “summa”(elevata).

Edificata in area vicina al Castello di Casertavecchia, Sommana fu anch’essa feudo dei conti di Casa Hirta, che ivi fecero costruire una chiesa , cui si fa riferimento per la prima volta  nella bolla di Sennete, pubblicata nel 1113.

Francesco dei conti di Casertavecchia, poi, nel 1471, vendette il feudo di Sommana alla famiglia Alois, che nel XVII° vi fece costruire un palazzo tutt’oggi esistente.

Frazione a carattere agricolo, Sommana è popolata da caratteristiche abitazioni in tufo con annesso cortile interno, da cui prende le mosse la nostra visita attraverso questa contrada ,ricca di testimonianze storico-artistiche, a cominciare proprio dalla chiesa Parrocchiale di Santa Maria dell’Assunta.

Come abbiamo già evidenziato, le prime testimonianze scritte sull’esistenza di quest’ultima risalgono al 1113 e alla Bolla di Sennete, in cui si fa cenno alla comunità di fedeli di “Sancta Maria de Summana”.

Costruita nella piazza di Sommana,  la chiesa, dedicata alla Vergine Maria, è stata più volte rimaneggiata attraverso i secoli e ricostruita a fronte dei gravi danni subiti a causa del terremoto del 1980.

Costituita da un’unica navata, con un soffitto formato da tavole, presenta l’altare maggiore, tre cappelle e una sacrestia. Proprio sull’altare troviamo tre quadri  su tela del Settecento, che rappresentano : la Vergine Assunta, l’Immacolata e la Madonna con Bambino.

Degni di nota, anche una statua in legno della Madonna Assunta, risalente alla fine del XIX° secolo, una fonte battesimale in pietra , con ogni probabilità del  XVII° secolo, e un’acquasantiera, sempre in pietra ,ma dell’inizio del Seicento.

Spostandoci , poi, in Via conte di Landulfo, troviamo un’altra testimonianza monumentale: la Confraternita del Monte dei Morti, risalente al  XVIII° secolo e rimaneggiata nel 1930, mentre, in Via San Giuseppe, si staglia di fronte a noi il Palazzo Alois, risalente al XVII° secolo, quando la famiglia omonima si trasferì a Sommana, facendone luogo di sua residenza.

Conservatosi in ottimo stato, l’edificio presenta un  portone d’ingresso sormontato dall’emblema della famiglia: un leone rampante con un giglio nella banda destra.

Molti gli eventi che nei diversi periodi dell’anno animano la piccola frazione di Casertavecchia, come la sagra della castagna, che, generalmente, si svolge nell’ultima settimana di ottobre e che è caratterizzata da una serie di iniziative che si tengono tra gli spazi allestiti per le esposizioni di enogastronomia e artigianato, come:  degustazioni, esibizioni musicali nell’ambito di festival di musica etnica , spettacoli comici, manifestazioni folkloristiche e incontri dedicati alla tutela del territorio e alla salute, ma anche a momenti liturgici per celebrarne il compatrono, San Giuda Taddeo, rievocazioni storiche e cortei in costume medievale.

Lasciata Sommana, ci dirigiamo verso la frazione vicina di Pozzovetere, che sorge sui Monti Tifatini a 340 metri sul livello del mare.

Nonostante si sappia poco delle origini del piccolo centro, si presume che esso già esistesse nel 438 d.C., per via di un riferimento, presente in  uno scritto, a una fonte situata sul Monte Giove,  altura di Casertavecchia, le cui acque ,attraverso la vicina Casola ,raggiungevano San Pietro ad Montes.

Pozzovetere, dal Latino “puteus-vetere”, ovvero “pozzo, fosso o depressione” dove si raccoglie l’acqua, quindi, si sarebbe originariamente sviluppata grazie alla presenza di un pozzo, necessario all’approvvigionamento di acqua da parte degli abitanti.

Di tale pozzo originario, non vi è rimasta alcuna traccia, ma in tutto il suo territorio vi sono molti altri pozzi e fontane sorgive, spesso raggiunte e vistate dai turisti.

Legata a livello storico ed economico  a Casertavecchia e alle sue vicende, in quanto sua frazione, Pozzovetere compare nelle cronache del 1479, quando il conte Francesco Della Ratta restituì al Vescovo Giovanni De Leonibus sia Pozzovetere stessa che l’adiacente frazione di Puccianiello.

I confini di questa frazione, poi, furono stabiliti a partire dal 1638 con la ricognizione del territorio ad opera del consigliere del conte di Capocellatra, ponendo così fine ad ogni disputa.

Centro ricco di risorse naturali, votato all’agricoltura e al turismo, Pozzovetere presenta altrettante importanti testimonianze storico-artistiche, quali: la chiesa di San Giovanni Battista, la congrega del SS.Sacramento e Palazzo Veccia.

Iniziamo , dunque, la nostra visita del borgo, dalla chiesa di San Giovanni Battista, già esistente nel 1113, in quanto nominata nella già citata Bolla di Sennete, pubblicata in quell’anno e che, nel 1479, dopo controverse vicende, mediante l’operato del Vescovo Giovanni De Leonibus Galluccio, ritornò sotto la giurisdizione ecclesiastica.

Edificata al centro di Pozzovetere, in Via Congrega, la chiesa  ha subito vari rimaneggiamenti nei secoli sia all’esterno che all’interno. L’edificio, orientato secondo i criteri del tempo, da Est verso Ovest (quindi con l’ingresso principale dal lato opposto rispetto a quello attuale), prima del restauro, era suddiviso in tre navate, una centrale e due laterali più piccole con finestre poi convertite in nicchie con affreschi rappresentanti la  Madonna col Bambino e i Santi.

Degni di nota sono alcuni elementi decorativi e ornamentali presenti nella chiesa, come: la statua di San Giovanni Battista , al cui culto è dedicata la struttura, collocata in una nicchia posta sull’altare maggiore; l’affresco, sulla parete sovrastante, restaurato nel 2000, rappresentante il Cristo Pantocratore tra gli Evangelisti e la fonte battesimale, recante un’iscrizione con data 1698 e con il nome del Parroco commissionario ,Antonio Viola, restaurata anch’essa nel 2000.

All’esterno della chiesa , invece, troviamo una scultura in metallo che rappresenta San Francesco, collocata in tempi recenti da uno dei parroci : Padre Emilio.

Poco distante dalla chiesa di San Giovanni Evangelista, scorgiamo la Congrega  del SS. Sacramento, costruita nel 1776, come comprovato da un decreto regio di Ferdinando IV°, re delle due Sicilie, in cui si fa riferimento all’edificazione del complesso, poi danneggiato dal terremoto del 1980, insieme al suo  campanile, e restaurato dal parroco Don Pietro De Felice. Grazie a tali lavori di restauro sono stati ripristinati :l’intera struttura architettonica, gli intonaci e i colori originali degli affreschi, mentre nuova è la costruzione della cantoria (la tribuna riservata al coro) e della controporta sottostante.

Proseguendo verso Piazza dei Colli Tifatini, invece, si staglia davanti a noi il Palazzo Veccia, risalente al 1788, come attestato da un’iscrizione sullo stesso portale di ingresso. Edificio concepito come corte romana ,secondo i dettami della cultura rurale, presenta una struttura articolata in una serie di ambienti, quali: un portone, un androne , un cortile e un orto o giardino. Proprio il giardino, cui si accede dall’interno, è costituito da un’alternanza maestosa e ipnotica di poggi e peschiere.

Terza e ultima frazione di Casertavecchia : Casola, che sorge anch’essa sui Monti Tifatini, a 360 metri sul livello del mare e a 10 chilometri, in direzione Nord-Est, dalla Reggia di Caserta.

Originata da un agglomerato di piccole case, come indica il suo toponimo derivato dal Latino “Casula”, appunto ,“piccola casa o piccolo agglomerato di case”, la cittadina era già esistente intorno all’anno 1000, come testimoniato dalla  Bolla di Sennete del 1113 in cui, citando la frazione in un passaggio del documento indirizzato al vescovo Rainulfo, si fa anche riferimento alla Chiesa di San Marco Evangelista.

Citata  successivamente più volte, in occasione della visita pastorale da parte di altri vescovi, Casola, per la sua vicinanza al borgo di Casertavecchia, costituisce una naturale espansione del suo centro abitato.

Anch’essa, come le altre frazioni di Sommana e Pozzovetere, presenta testimonianze storico-artistiche di epoche passate, quali, per l’appunto : la chiesa di San Marco Evangelista e il suo tiglio plurisecolare posto all’ingresso dell’edificio, la Congrega della Madonna del Rosario  e l’Eremo di San Vitaliano.

Raggiunta Via Corradello d’Aquino, ci troviamo di fronte la chiesa di San Marco Evangelista. L’edificio, consacrato dal vescovo Andrea De Capua nel 1220, si trova al centro di Casola ed è delimitato da due vie pubbliche. La struttura, inoltre, è rialzata rispetto alla pavimentazione della strada ed è possibile accedervi attraverso delle gradinate collocate sul lato anteriore.

Rimaneggiata più volte nei secoli sia all’interno che all’esterno, prima del 1953 presentava nella facciata la composizione con la cappella del SS. Rosario e  il campanile , quest’ultimo poi, successivamente, abbattuto e collocato sul lato nord dell’edificio.

La pianta della chiesa è articolata in tre navate separate da due file di colonne e coperte con soffitti e pareti laterali affrescati.

In particolare, il soffitto della navata centrale, all’altezza dell’ingresso, è dipinto con le immagini di San Michele Arcangelo e di San Marco Evangelista, mentre il presbiterio è decorato con gli affreschi di San Vitaliano che cavalca un asinello e indossa i paramenti pontificali.

Il soffitto delle navate laterali, invece, è abbellito con dipinti di inizio secolo realizzati da pittori della Scuola di Lecce. Si tratta di quattordici tele dipinte ad olio, eseguite nella prima metà del XIX° secolo, che rappresentano le stazioni della Via Crucis.

Soffermandoci ancora sugli ornamenti e i decori delle navate, presso la navata sul lato destro troviamo una statua risalente al Settecento in legno policromo che rappresenta la Vergine Immacolata con accanto due angeli, intenta a schiacciare con i piedi il capo di un drago.

Sempre sul lato destro della navata centrale, scorgiamo un leone in marmo bianco realizzato nel XIII° secolo, incastonato nel muro e sormontato da una colonna in marmo, terminante con un capitello in stile corinzio, usato a mo’ di cero pasquale.

Ai due lati della navata centrale, accanto all’ingresso, invece, troviamo due acquasantiere a forma di conchiglia in marmo bianco , risalenti al XVII° secolo.

Dirigendoci in  prossimità dell’altare maggiore, scorgiamo una statua di terracotta policromata, rappresentante San Marco Evangelista, al cui culto è dedicata la chiesa, realizzata nel XIX° secolo e il presbiterio ,con scalini in pietra risalenti al 1840, tra gli elementi restaurati della chiesa originaria, danneggiata da un incendio. Vicino al primo scalino, troviamo due iscrizioni tombali, una a destra e l’altra a sinistra.

Restando in Via Corradello d’Aquino, accanto alla chiesa di San Marco Evangelista, scorgiamo un altro edificio ricco di storia e di arte: la Congrega della Madonna del Rosario, di cui è incerta la data di costruzione, sebbene al 1648 risalgano le prime notizie sulla Confraternita del SS.Rosario che ivi ha sede.

Tale Confraternita dal 1870 dipende dalla parrocchia di Casola ed ha un proprio Statuto, forse risalente all’epoca dei Borboni. Testimonianze sono emerse anche su una seconda confraternita, dedicata a San Vincenzo, ad oggi però non presente sul territorio.

Funzione della Confraternita del SS. Rosario, animata da circa 300 confratelli, riconoscibili come appartenenti a tale congrega per gli abiti indossati, caratterizzati  da un camice bianco e una mantellina celeste, è quella di accompagnare alla sepoltura presso il cimitero i fedeli defunti.

Entrati all’interno dell’edificio, scorgiamo subito l’altare, sormontato da una statua in legno,  rappresentante la Madonna del Rosario, con indosso un vestito bianco e un manto celeste ricamato d’oro, recante tra le braccia una statua di Gesù Bambino, anch’essa in legno, e la attigua cappella, decorata con dipinti su tela, che rappresentano : l’Addolorata, San Domenico e la stessa Madonna del Rosario.

Proprio a proposito della Madonna del Rosario, quest’ultima viene festeggiata ogni anno, nel giorno della sua solennità, il 7 ottobre, dalla chiesa di San Marco Evangelista con la distribuzione ai fedeli del pane benedetto, con celebrazioni eucaristiche e  spettacoli musicali, culminanti nella Processione dedicata alla Madonna del SS.Rosario e dell’Addolorata per le strade di Casola e nello spettacolo finale di luci.

Altra manifestazione suggestiva, dalla cadenza annuale, organizzata dalla Diocesi di Caserta, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e con il Centro giovanile-Associazione Nazionale San Paolo Oratori e Circoli  è : il Presepe vivente, con la celebrazione eucaristica e il corteo storico, che si svolge il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, e si snoda attraverso le strade delle frazioni di  Pozzovetere, Casertavecchia, Sommana e Casola,dove viene allestita la Capanna con la Natività. Inoltre, al termine della manifestazione e della funzione ad essa legata, è possibile, tra figuranti in costume e zampognari, degustare presso gli spazi appositi allestiti, prodotti tipici della tradizione enogastronomica natalizia casertana e contadina.

Lasciate le frazioni di Sommana, Pozzovetere e Casola, ci dirigiamo verso l’Eremo di San Vitaliano, immerso tra i colli Tifatini, il Monte Castello e il torrente Tellena.

Antica costruzione , rimaneggiata più volte nei secoli, ha conservato alcune testimonianze delle sue origini, quando fu edificata per devozione a San Vitaliano, vescovo di Capua e Santo, che , secondo racconti agiografici,  vi si sarebbe fermato durante il suo cammino.

Difficile stabilire la datazione della sua costruzione, per via della mancanza di documenti, ma essa non dovrebbe superare il VII° secolo , in quanto la struttura viene citata per la prima volta nel 113, nella Bolla del vescovo Sennete, metropolita di Capua e ,successivamente , nei resoconti di altre visite pastorali di vescovi. Nel Settecento, poi, ne fu denunciato lo stato di abbandono e la pessima conservazione, dopodiché l’Eremo scomparì da ogni testo e documento.

Oggetto di saccheggi, l’Eremo fu restaurato solo nel 2001, grazie all’operato del parroco della chiesa di San Marco Evangelista, Don Valentino Picazio, che ne dispose i lavori di rimaneggiamento, che modificarono in parte la struttura primigenia.

Meta di pellegrinaggi e luogo di culto, ogni anno , nel mese di maggio, fa da sfondo alla processione che , partendo dalle vicine frazioni di Casertavecchia, quivi giunge.

Tuttavia, San Vitaliano, il “vescovo Santo”, viene celebrato e festeggiato  il 16 luglio dalla  parrocchia e dai fedeli della frazione di Casola , che , ritenendolo il “santo della pioggia”, ne invocano la protezione  contro la siccità.

Ma prima di visitare l’Eremo, soffermiamoci sulla figura di San Vitaliano e approfondiamone la storia, a partire dalla leggenda agiografica che lo riguarda. Nato a Capua (oggi Santa Maria Capua Vetere) nell’VIII° secolo , dopo la consacrazione, venne osteggiato da uomini malvagi che tramarono contro di lui e una notte , durante una funzione, lo  accusarono di immoralità.

Proclamatosi subito innocente, Vitaliano abbandonò la diocesi di Capua, dirigendosi a Roma per incontrare il papa. Tuttavia, fu raggiunto dai suoi nemici prima che arrivasse nella Capitale, nella località di mare di Sinuessa, e qui rinchiuso in un sacco e gettato tra le onde. Grazie alla protezione divina, Vitaliano approdò ad Ostia dove venne tratto in salvo e liberato dal sacco e dove rimase per sette mesi.

Intanto, a Capua, la città e i suoi abitanti furono colpiti da carestie , malattie e siccità, interpretati come punizione divina per il comportamento avuto nei confronti del vescovo Vitaliano, di cui andarono alla ricerca e a cui , trovatolo, chiesero perdono. Vitaliano, quindi, ritornò a Capua e ,grazie alla sua intercessione e  alle sue preghiere, i suoi abitanti ottennero la grazia della pioggia.

Rifiutato il vescovado, però, Vitaliano si ritirò a vita eremitica in un luogo di Casertavecchia chiamato “Miliarum” (da un’antica pietra miliare posta a Casola), dove trascorse il resto della vita in compagnia di un lupo, compiendo miracoli. Alla fine della sua esistenza, poi, si ritirò sul Monte Virgilio,  Montevergine , dove fondò il Santuario omonimo e dove morì , con ogni probabilità, ma la data è incerta, il 16 luglio dei primi anni dell’800.

La sua sepoltura, meta di pellegrinaggi e devozioni, fu presto abbandonata per via dell’invasione dei Saraceni.

Successivamente, alcuni pastori , trovata la sepoltura con le spoglie ,  collocarono queste ultime nel monastero di Montevergine, da cui nel 716 o nel 914 , per decisione del vescovo di Benevento,  Giovanni , furono trasferite proprio a Benevento , sempre per via delle incursioni dei Saraceni e nel 1120, Papa Callisto II° decise di spostarle  nuovamente  presso il Duomo di Catanzaro, di cui oggi è il protettore.

Nel 1311, su decisione del conte di Catanzaro ,Pietro Ruffo le spoglie di San Vitaliano furono poste presso la cattedrale, in  una cappella a lui dedicata, che nel 1583 andò in rovina. Il vescovo Nicolò Orazio, allora, ne dispose il recupero e le spoglie furono riposte in una cassetta di velluto. Tradizione racconta che dal suo sepolcro fosse trasudata della manna.

San Vitaliano , però, viene celebrato non solo a Catanzaro e a  Casola, ma anche in un’altra frazione di Casertavecchia:  a Sala,  dove ,secondo una leggenda agiografica, sulla strada che oggi collega  San Leucio a Caserta, il santo, per recarsi da Capua a Casola, galoppò in groppa a un’asina ,che lasciò un’impronta del suo zoccolo su un sasso, poi posto alla base del campanile della chiesa di San Simeone profeta, costruita proprio nel tratto di strada tra Sal Leucio e Caserta.

Dopo la digressione sull’agiografia del “vescovo Santo”,  Vitaliano, riprendiamo quindi la nostra visita   dell’Eremo.

Partiti dalla chiesa di San Marco Evangelista, a Casola, svoltando per Via San Vitaliano, dopo un percorso di due chilometri, scandito da cappellette votive dedicate al vescovo , lungo l’antica strada sannita, che collegava Capua con Benevento, siamo arrivati presso la struttura.

Entrati da un cortiletto, nel quale , al di là di un arco di ingresso, vi è un pozzo, troviamo una chiesa, la cui facciata in tufo presenta un portico a tre archi: quello centrale, che costituisce l’ingresso all’edificio religioso e quelli laterali, che conducono alle celle dei monaci. Al lato del complesso, poi, scorgiamo il campanile.

Varchiamo, quindi, la soglia della chiesa, trovandoci davanti una struttura con una pianta quadrangolare, un ampio presbiterio e una cappella sul lato a sinistra, anch’essa a pianta quadrangolare, recante tracce di un affresco che rappresenta la Madonna con il Bambino.

Le pareti della navata, invece, sono decorate con affreschi a tema floreale e tra gli elementi ornamentali scorgiamo anche : le vetrate, realizzate in epoca contemporanea dal Professor Cardone, un busto reliquiario risalente all’Ottocento, che raffigura San Vitaliano e un Crocifisso a grandezza naturale che sormonta l’altare maggiore.

Ad oggi, l’Eremo di San Vitaliano è sede di un laboratorio socio-culturale, ed è supportato per quel che concerne la ristrutturazione e la cura del territorio dall’Associazione Onlus “Eremo di San Vitaliano”, mentre le numerose attività culturali che vi si svolgono, dai laboratori di fotografia ai reading di poesia, vengono organizzate dall’Associazione Biblica “Eremo San Vitaliano”.

Presso l’Ermo, inoltre, il 12 ottobre 2016 , è stato inaugurato il Sacrario alla Memoria, dedicato ai caduti, militari e civili, nelle missioni di pace. Si tratta di una postazione touch-screen con un archivio digitale che raccoglie tutti i nomi e le storie di coloro che hanno perso la vita per difendere la pace.

L’iniziativa ha preso le mosse dalla storia di Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al Valor Militare, unico sopravvissuto ad essere insignito di tale onorificenza, attivo sul territorio di Caserta come su quello nazionale.

Sottotenente paracadutista , in missione di pace in Somalia, fu attaccato e ferito da miliziani somali, perdendo poi l’uso delle gambe. In seguito all’accaduto, la figlia dodicenne di quest’ultimo scrisse una lettera al Capo di Stato Maggiore della Difesa , chiedendo la possibilità di ricordare in un luogo simbolico tutti coloro che si sono spesi e hanno sacrificato la vita per la difesa della patria.

Tale luogo fu quindi realizzato e inaugurato nell’ ottobre del 2016, dall’allora ministra della Difesa, Pinotti.

A conclusione della nostra visita nelle tre frazioni di Casertavecchia: Sommana, Pozzovetere e Casola, ci resta, però, da compiere un’ultima escursione: quella presso la Croce del Giubileo, sul Monte Cerreto.

Posta negli anni Ottanta da Don Elpidio Rossetti, su invito del vescovo di Caserta, Mons. Vito Roberti, in  ricordo del Concilio Ecumenico Vaticano II°, la Croce è alta 27 metri ed è collocata a 430 metri sul livello del mare.

Nel 2000, in occasione del Giubileo e dell’avvento del Terzo Millennio, la Croce è stata illuminata, grazie al parroco di Casola e Pozzovetere, Don Valentino Picazio ,in quanto meta di pellegrinaggio da parte di oltre 500 giovani, provenienti da ogni parte del mondo.

Come ricordano la Diocesi e la comunità di fedeli: “La Croce, che guarda sulla vasta piana di Terra di Lavoro, ci indica la strada della salvezza, che passa attraverso la sofferenza come partecipazione alla passione e morte di Gesù Cristo. Volgere lo sguardo verso la Croce significa credere che l’unico Redentore dell’uomo è Gesù Cristo, morto per la nostra salvezza”.

Segnalata in vari itinerari  giubilari, la Croce è diventata monumento nazionale ed è possibile salirvi periodicamente con i gruppi parrocchiali di Casola.

Congedandoci, dunque, cari lettori e care lettrici, con questo messaggio di speranza, vi diamo l’arrivederci alla prossima tappa del nostro viaggio attraverso la Campania e le sue province.

Fonti:

Casertavecchia.net

comunedicaserta.it

caserta.italiani.it; .it Caserta by italiani.it (articolo di Giulia Gelsomino del 28 agosto 2018)

eremosanvitaliano.it

Francesco Antonio Granata, “Storia sacra della chiesa metropolitana di Capua”,1766. Ed. Arnaldo Forni.

storienapoli.it-articolo di Mariacarmela Catone del 19 settembre 2022.

Falcone Lidia e Fulvio De Lucia, “Guida alla città di Caserta. La Reggia e il parco, il centro storico, San Leucio, Vaccheria, San Silvestro, Casertavecchia e altri casali”, Spring Edizioni 2019.