Mer. Nov 30th, 2022

 

Estate 2004. Parigi. All’interno del Teatro della Madeleine, l’attore, regista e sceneggiatore Jean-Louis Trintignant, noto in Italia a partire dagli anni Sessanta per il film “Il sorpasso” di Dino Risi, nella pausa dalle prove di uno spettacolo dedicato alla poesia di Apollinaire,  registra un’intervista con una giornalista di  Radio Tre Suite.

Raggiunta la cronista in platea, si siede accanto  a lei, che estrae subito dalla borsa il  registratore e, dopo i convenevoli di rito, esordisce domandando: “Signor Trintignant, io lavoro per una radio italiana…so che lei parla un po’ di italiano , quindi, se è d’accordo, proveremmo a fare a meno della traduzione…Dunque: perché ha deciso di portare in scena uno spettacolo dedicato ad Apollinaire?…”.

“Abbiamo fatto questo spettacolo due volte con Marie,mia figlia, uno, cinque anni fa e ,uno, un anno fa. Non è proprio lo stesso. La prima parte è nuova e nella seconda ci sono le poesie che recitavamo con Marie…”, risponde l’attore, interrotto però dalla giornalista alle prime armi che, accortasi di avere il registratore  scarico, ferma Trintignant, scusandosi  di dover ricominciare daccapo.

“Oh, non si preoccupi…anch’io , all’inizio della mia carriera facevo degli errori, ero impacciato, insicuro…Stia tranquilla, siamo qui apposta per questa intervista, abbiamo tutto il tempo!…”, cerca di mettere a suo agio la giornalista, l’attore, continuando: “Chissà se Apollinaire potrebbe destare l’interesse degli  italiani ?. In fondo, non è lontano dall’Italia , perché Apollinaire era nato a Roma… Mi piacerebbe venire in Italia,sa?. Ho degli amici lì: Ettore Scola e Gianni Amelio.Mi farebbe molto piacere recitare ancora con loro. Loro, li conosco bene, e li amo. Ma non al Cinema, il Cinema non lo faccio più. Mi piacerebbe recitare in teatro, con loro…Magari, per poche serate, in un piccolo teatro. Verrebbero ,gli spettatori, a sentire Apollinaire?…Se agli italiani piace, lo facciamo, allora!…”.

“Perché uno spettacolo proprio sulla poesia di Apollinaire?…”, chiede di nuovo la giornalista, tranquillizzatasi grazie all’attore.

“Come le dicevo,  abbiamo fatto questa pièce due volte con Marie, uno, cinque anni fa e uno, un anno fa. Non è proprio lo stesso. La prima parte, è nuova e nella seconda ci sono le poesie che recitavamo con Marie. Dopo la morte di Marie, ero veramente distrutto e non facevo più niente e mia moglie e i miei amici mi hanno detto di lavorare, di fare qualcosa. Allora, ho pensato a questo spettacolo. C’erano poche cose che mi interessavano. Questa è forse l’unica cosa che mi ha interessato, e mi sono appassionato a questo spettacolo… Quando Marie aveva 15 anni, si interessava molto ad Apollinaire e ci scambiavamo delle cassette con le registrazioni di poesie di Apollinaire e così ne abbiamo imparate molte”.

“Quindi, in un certo senso, si può dire che l’idea di portar questo spettacolo in teatro sia stata di sua figlia Marie?”, domanda la giornalista, cui  l’attore risponde, abbassando la testa, in preda alla malinconia: “Sì. È stata lei , è stata Marie, un giorno a dirmi:  “Perché non proviamo a farlo in teatro?”. Io pensavo che non era possibile e invece è possibile. È possibile. A me, non piace la poesia detta con enfasi, mi piace lavorare sull’essenzialità, in questo spettacolo io non faccio niente e si ascolta, malgrado tutto. Penso che se la poesia è interessante, non c’è bisogno di fare tante cose, ho provato a fare il meno possibile. Per me, il Teatro, è prima di tutto la parola. E poi abbiamo vissuto un’ epoca di registi che prendevano un po’ troppa importanza…Il Cinema non lo faccio più. Sono cinque anni che non giro e non girerò più. Dovevo fare una scelta tra il Cinema e il Teatro e preferisco il Teatro. Questa commedia, la facciamo in quattro. Siamo due musicisti, una regista e io. E lavoriamo meglio che in una troupe di cinema dove ci sono trenta persone. Preferisco la dimensione del Teatro, dove ci si aiuta tutti, e si è impegnati costantemente”.

“Scusi, se mi permetto, Signor Trintignant…lo so che non c’entra con il lavoro,ma vorrei sapere quanto le manca sua figlia Marie?…”, chiede , con tatto e discrezione , la giornalista.

“Mi manca come può mancare una figlia, come  una parte del corpo: come una gamba ,come  un braccio!…”, risponde l’attore, continuando: “Mi manca, perché mi è stata brutalmente strappata…uccisa da chi diceva di amarla e invece!…”.

“Mi scusi,signor Trintignant, non avrei dovuto essere così indelicata…posso solo immaginare quanto grande sia il suo  dolore!…Torniamo al suo lavoro…So che le piace la regia: ha qualche rimpianto  per non aver fatto il regista?, domanda ancora la giovane giornalista.

“Da giovane avevo frequentato la scuola di regia cinematografica, la mia idea era di fare l’attore di Teatro e il regista di Cinema. Ma ho fatto solo due film, non sono andati bene e ho deciso di lasciare perdere. Forse, se non avessi avuto troppo lavoro come attore…”, rivela Trintignant.

“In Italia, invece, i film di cui è stato protagonista negli anni Sessanta-Settanta, sono stati un successo…Che periodo è stato quello per lei?”, chiede la cronista.

“Sul set de “ Il Sorpasso” con Gassman parlavamo di Shakespeare, perché io in quel periodo in Francia recitavo Amleto e anche Gassman portava in teatro Shakespeare”, racconta l’attore, che,poi, senza aspettare la domanda successiva da parte della giornalista, fornisce una notizia in esclusiva: “La vuol sapere una cosa?…guardi, che non l’ho mai detta a nessuno, lei è la prima:il film  “Ultimo tango a Parigi “, Bertolucci, l’aveva offerto a me, ma rifiutai di girarlo. Non potevo per motivi di pudore, di esibizionismo. Era impudico, c’erano delle cose che non mi piacevano, che non avrei potuto fare. Era per mia figlia… mi vergognavo. Avevo paura che, se lo avessi fatto, Marie non mi avrebbe più voluto come padre…Vede, io ho fatto sempre tutto per mia figlia…e, anche adesso, se sono in Teatro, è per mia figlia!…”.

Con la sua bellezza saggia e la sua recitazione sobria, la sua voce profonda e la sua modestia, Jean-Louis Trintignant ha dato a tutti i suoi ruoli la profondità di un enigma. Questo immenso attore ,che per decenni nel Teatro e nel Cinema ha portato con sé la sua nostalgia,  ci lascia stanotte tristi e soli”. Così, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha ricordato con un messaggio social l’attore, regista e sceneggiatore Jean-Louis Trintignant, scomparso  il 17 giugno scorso.

Nato a Piolerc, nel sud della Francia, l’11 dicembre 1930, figlio di Raoul Trintignant, un industriale, sindaco di Pont-Saint-Esprit dal 1944 al 1947, e di Claire Tourtin, borghese,  originaria di Bollène, si appassiona alla  Formula 1  grazie allo zio pilota, Maurice Trintignant , e  per un periodo gareggia nelle competizioni automobilistiche.

Negli anni Cinquanta, abbandonate le corse e le gare di Formula1, scoperta la passione per la recitazione,studia Teatro con Charles Dullin ed esordisce tre anni dopo, portando in scena drammi classici  della tradizione francese, come quelli di Jean Racine e di  Moliére.

Tuttavia, nel 1955, debutta nel Cinema, con il ruolo di un timido innamorato, nel film di Roger Vadim, “E Dio creò la donna”,che segna la consacrazione della protagonista femminile: Brigitte Bardot.

Interrotta per un periodo la carriera artistica, causa servizio militare svolto in Algeria, nel 1959, torna sul set per girare, ancora una volta diretto da Vadim, la pellicola: “Relazioni pericolose”.

Nello stesso anno, notato dal regista italiano Valerio Zurlini, che lo scrittura per il film “Estate violenta”,  si trasferisce per un periodo in Italia, ottenendo un largo seguito e la popolarità grazie alla parte del timido studente “Roberto Mariani”, contraltare dello spregiudicato “Bruno Cortona”, impersonato da Vittorio Gassmann, nella pellicola “Il sorpasso” di Dino Risi.

Nel 1965, partecipato ai film “Io uccido, tu uccidi” di Gianni Puccini e “Il successo” di Mauro Moraggi, si consacra attore di fama internazionale con la pellicola ,vincitrice  del Grand Prix per il “miglior film” al 19º Festival di Cannes, ex aequo con “Signore & signori, e dell’Oscar come “miglior film straniero”, “Un uomo, una donna” di Claude Lelouch, in cui interpreta “Jean-Louis Duroc”,un pilota automobilistico innamorato di  “Anne Gauthier” (Anouk Aimée).

Protagonista delle pellicole “Le cerbiatte” di Claude Chabrol e “La matriarca” di Pasquale Festa Campanile, nella seconda metà degli anni Sessanta, si cimenta in film sperimentali, diretti da Alain Robbe-Grille, tra i quali: “Trans-Europ-Express-Apellenuda”, in commedie , come “La mia notte con Maud” di Eric  Rohmer, “Z-L’orgia del potere” di Costa Gavras, in cui impersona un giudice incorruttibile e “Il conformista” di Bernardo Bertolucci.

Il decennio Sessanta , invece, è caratterizzato  da film-commedia e polizieschi, come “La canaglia”di Claude Lelouch, “Senza movente” di Philippe Labro, “La corsa della lepre attraverso i campi” di René Clément, “La donna della domenica” di Luigi Comencini, e dal cinema d’autore: recita ne “Il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini e in “Viaggio di paura” di Serge Leroy.

Cinema d’autore, che scandisce gli anni Ottanta e Novanta, che lo vedono sul grande schermo nelle pellicole: “La terrazza” e “Il mondo nuovo” di Ettore Scola, “Un uomo, una donna oggi” , remake del primo film , sempre diretto da Claude Lelouch, “Finalmente domenica” di Truffaut,  “Colpire al cuore” di  Gianni Amelio, “Randez-vous” di Adré Téchine, “Mercie la vie-Grazie alla vita” di Bertand Blier e “Tre colori-Film rosso” di Krzyszyoy Kieslowsk.

Eclettico, elegante , dotato di un fascino timido e discreto,  a partire dal 2000, anno del suo terzo matrimonio con la pilota Marianne Hoepfner, alterna le partecipazioni nei film al Teatro e ai recital poetici, come quello su Apollinaire, portato in scena insieme con la figlia Marie, avuta dalla seconda moglie Nadine Marquand, attrice, scenografa e regista,  sposata dopo la separazione dalla collega Stéphane Audran, da cui ha anche Pauline (scomparsa prematuramente) e Vincent.

Proprio l’amata figlia Marie, nel 2003 viene uccisa dal compagno , il cantante Bertrand Cantant. Ritiratosi per il dolore, fra il 2012 e il 2019,  interpreta cammei nei film: “Amour” ed “Happy End” di Michael Haneke, e ne “I migliori anni della nostra vita” di Claude Lelouch , dedicandosi prevalentemente al Teatro, dove porta in scena recital poetici, spettacoli di poesia e musica, come: “Trintignant Mille Piazzolla” e commedie , quali: “Moins 2”.

Vincitore di numerosi premi, quali: il Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes, l’Orso d’Argento al Festival di Berlino, il David di Donatello, l’European Film Award e il Premio Lumière, è morto “ tranquillo”, come riferito dalla moglie Marianne,  il 17 giugno scorso, all’età di novantuno anni,  nella sua casa a Uzès, in Occitania.

Di lui, la giornalista de Il Manifesto, Angela Zamparelli, nel suo ricordo , ha scritto:  “Vidi Trintignant l’ultima volta a Angers, nel giugno 2018. “Merci de cette soirée, chiedetemi quello che volete, scusate per questo spettacolo cosi triste» diceva alla fine, sorridente, curioso. Era «Trintignant Mille Piazzolla», musiche di Piazzolla e l’orchestra di Daniel Mille, il suo fedele musicista. Attraverso le poesie di vari autori (da Allain Leprest a Laforgue, Prévert, Senghor, Carver) dava il suo addio, il suo abbraccio, mai le parole erano così spoglie, mai lo spettacolo così ricco, avvolto nella musica (ne esiste per fortuna una versione integrale registrata su cd e dvd), per la prima volta una dedica a Marie precedeva la splendida “Marche à l’amour” di Gaston Miron, Nell’incontro, anziché parlare dello spettacolo, parlava davvero d’altro, della canicola, per esempio, perché dopo uno spettacolo cosi, cos’altro volevi aggiungere?… «Forse tra 5 o 10 anni non vi ricorderete più di me», diceva poco convinto, con il sorriso sommerso dagli applausi…”.