Dom. Mag 29th, 2022

Primavera 1949. Parigi, quartiere S. Germain des Prés. Mentre i passanti popolano le rive della Senna, affollando le bancarelle di libri usati, nel popolare Café Flore, luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali, la ventenne Juliette, detta “Jujube”, aspirante ballerina, cantante e attrice, siede a un tavolino, intenta a scrivere le sue riflessioni su un diario, quando viene interrotta dall’arrivo del poeta Jacques Prévert, tra i suoi maestri e amici.“Oh, Jujube, cara!, stamattina, sono proprio felice di vederti!...Ho una notizia da darti, bambina mia!…”, annuncia il poeta, continuando: “Sono giorni che ti cerco, ma dov’eri finita, si può sapere?…E cos’è che stai facendo, con questo quaderno?…Va bene , non voglio saperlo!, l’importante è che tu non decida di scrivere…saresti sprecata: il tuo talento, mia cara bambina, è nella recitazione, anzi nel “recitare cantando”…A tal proposito, ho qualcosa da dirti…giorni fa, sono stato colto da una improvvisa ispirazione…sai, no, come succede?…Mi sei venuta in mente tu, la tua voce possente e al tempo stesso vellutata, per cantare i miei versi e, in essi, la mia storia…Jujbe, tesoro, come forse avrai capito: ho scritto dei versi che vorrei diventassero una canzone e che, questa canzone, la interpretassi tu…s’intitola: “Je suis comme je suis”(“Io sono come sono”)…Ti piace il titolo, cara?…”.  “Oh, maestro,ma…veramente…io, non saprei!…”, balbetta imbarazzata la giovane Juliette, “Il fatto è che dovrei leggere il testo e poi ascoltarne la musica!…”. “Hai ragione, piccola Jujube!…ma intendevo dire se il concetto espresso dal titolo ti piace?…Ovvero, lo diresti : “Io sono come sono?…”, domanda Prévert. “Maestro, quando ero piccola e la mia insegnante mi faceva delle domande, io non rispondevo e più lei si ostinava a farmi parlare e più io mi rinchiudevo nel mutismo, fino al punto di essere espulsa dall’aula e ai nonni che mi rimproveravano per la mia condotta a scuola rispondevo: “Che posso farci, io sono come sono!…”, racconta Juliette, “Non so perché facessi così, non so per quale motivo fossi presa da un irrefrenabile desiderio di ribellione…Forse, sono nata per ribellarmi…o forse , il mio, è solo un desiderio di battermi, battermi per ciò in cui credo…La gente, là fuori è immobile… invece, bisogna muoversi, abbiamo il dovere di muoverci, tutti!…Bisogna restare sempre in piedi, combattere tutto quello che più detestiamo…cantare in piedi per l’amore e la libertà!…”. “Hai ragione, Jujbe cara!…sei proprio nata per dire la tua!…”, sentenzia, il poeta, chiosando, “Ora sei ancora una bambina…ma sono sicuro che diventaerai una donna meravigliosa, piena di carattere e pronta a dire la sua, sempre!…come si dice dalle mie parti: una donna in piedi!…Per questo penso che tu sola possa cantare i miei versi, perché solo garzie a te, le mie parole possono diventare pietre preziose , perché la tua voce contiene milioni di canzoni, milioni di poesie!…”.

“Passione, battaglie, amore e risate intense”. Così l’attrice e cantante Juliette Gréco definiva la sua vita, in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Il Corriere della Sera,in occasione di una serata di Letteratura e Musica tenutasi presso il Teatro Dal Verme di Milano, nell’ambito dell’evento “Milanesiana”. Nata a Montpellier  il 27 febbraio del 1927, “Jujube” come la chiamano familiari e amici, dopo il divorzio dei genitori, viene affidata alle cure dei nonni materni. Vissuto il dramma della Seconda Guerra Mondiale,durante la quale la madre è deportata dalle truppe naziste, viene  arrestata dalla Gestapo e imprigionata a Fresues insieme con la sorella Charlotte,nel tentativo di liberarla. Trasferitasi nel 1946,  a Parigi, nel quartiere S. Germain des Prés, rione frequentato da intellettuali e artisti,  poco più che ventenne, si  dà alla vita bohemien. Poi, dopo la liberazione della madre e la partenza di quest’ultima per l’Inodocina, inizia a frequentare il Café Flore, luogo di ritrovo di scrittori come Hemingway . Intrapresi gli studi di danza e di recitazione, (muove i primi passi da attrice sul palcoscenico della Comédie-Francaise) manifesta un’inclinazione per il canto e doti di interprete, cosoicché,  conosciuto il filoso Jean Paul Sartre, canta la canzone da questi composta “Rue des Blancs-Manteaux”, musicata da Joseph Kosma.  Artefice e animatrice de “Il Tunnel“, una cantina adibita a luogo di ritrovo per i filosofi esistenzialisti, nel 1949, a soli  ventidue anni, diventa l’artista di punta del ristorante-cabaret “Le boeuf sur le toit“. Qui, notata per la sua voce vibrante e al tempo stesso vellutata e per la sua figura esile, si impone in breve tempo come icona di stile, imitata dalle altre ragazze. Nello stesso anno, conosciuto il trombettista Miles Davis, vive con lui un’intensa storia d’amore, terminata quando questi fa ritorno negli Stati Uniti. Poi, nel 1954, la consacrazione, con il primo concerto al “Jolie mome”, il Music-Hall parigino, cui segue ,fra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà dei Sessanta, l’interpretazione di testi musicati ancora da Kosma,ma anche da Hubert  Giraud e Florence  Véran, e scritti da poeti e autori, come: Jacques Prévert (“Les feuilles mortes), Raymond Queneau (“Si tu t’imagines”), Jean Dréjac (“Sous le ciel de Paris”), Charles Aznavour (Je hais le deimanches), Guy Béart (“Il n’y a plus d’apres”), Léo Ferré (“Jolie Mome”), Serge Gainsbourg (“La Javanaise“) . Sposatasi con l’attore Philippe Lamaire, padre dell’unica figlia, scomparsa nel 2016 a causa di una malattia, dopo pochi anni di matrimonio decide di separarsi. Quindi , intrapresa una nuova carriera, quella di attrice, viene scritturara dal magnate della “20th Century Fox” ,Darryl Zanuck, divenuto poi suo compagno di vita. Quindi, approdata a Hollywood, gira una serie di film, tra cui: “Le radici del cielo” di John Huston e “Il dramma nello specchio” di Richard Fleischer. Tuttavia, il vero e proprio successo arriva nel 1965 con la serie TV Rai “Belfagor ovvero il fantasma del Louvre“. Successivamente, sposato l’attore Michel Piccoli e lasciatolo “per noia”, si lega al terzo e ultimo marito Gérard Jouannest, compositore e pianista di Jacques Brel, con il quale si trasferisce  Ramatuelle, nel Sud della Francia.  Scomparsa il 23 settembre scorso, all’età di novantatré anni, nella sua abitazione, di sé aveva detto: “Mi disgusta la decomposizione dei sentimenti. Voglio solo ciò che rispetto, ciò che amo e ciò che ammiro. Quando il sentimento muore, me ne vado. Per me esistono solo le cose belle da vivere, tutto il resto lo rifiuto. Oggi è più difficile ,ma bisogna continuare a battersi. Per quanto mi riguarda continuo a battermi. La gente è immobile, invece, bisogna muoversi, abbiamo il dovere di muoverci. Sì, bisogna rimanere sempre in piedi, combattere tutto quello che si detesta . Cantare in piedi contro i pericoli. Cantare in piedi per l’amore e la libertà”.