Mer. Lug 6th, 2022

Cosa sia successo in Italia per via dei costanti sbarchi di immigrati, lo capiremo solo fra qualche anno, quando, però, sarà troppo tardi. Le prime avvisaglie le descrive la relazione della Direzione investigativa antimafia, che evidenzia un pericolo costante del proliferarsi della mafia nigeriana nel paese.

La mafia nigeriana ha una rete “in costante contatto con la madre patria, che è necessario monitorare per prevenire contaminazioni da parte di espressioni estremiste filo-islamiche presenti in Nigeria, dove Boko Haram continua a diffondersi”. La relazione mette in guardia il nostro paese e spiega che bisogna avere massima attenzione negli istituti di pena, dove è possibile si alimenti la radicalizzazione islamica. L’organizzazione criminale tribale “in Sicilia ha trovato un proprio spazio, anche con il sostanziale placet di Cosa Nostra”.

Il pericolo che molte di queste persone possono diventare una minaccia per l’economia sana del paese alla pari già di quelle che sono gli scopi delle mafie nostrane. Il maggior numero di operazioni finanziarie sospette riguardanti il nord Italia “può essere indicativo di una mafia liquida che investe in questa parte del Paese in maniera occulta, utilizzando per i propri scopi criminali delle teste di legno. Una mafia latente che potrebbe, in prospettiva, manifestarsi con caratteri più evidenti”. Sempre più spesso – si legge nel rapporto – si individuano soggetti esterni alle organizzazioni criminali, professionisti che “prestano la loro opera proprio per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari del gruppi criminali”. La Dia li definisce “facilitatori”, “artisti del riciclaggio”, capaci di gestire transazioni internazionali da località off shore, offrendo riservatezza e una vasta gamma di servizi finanziari. Queste nuove modalità d’intervento consentono ai mafiosi di radicarsi nelle altre regioni italiane e nel mondo, “legando i propri interessi con quelli della realtà economica locale”. Le regioni del Nord primeggiano per la quantità di operazioni sospette delle mafie, con il 46,3%. Al Sud la percentuale è del 33,8% e al Centro del 18,7%.

“La legislazione antimafia sembra scontare ancora i limiti legati alla competenza territoriale in cui vanno a radicarsi i procedimenti penali e di prevenzione”, viene osservato nel documento della Dia. “I fascicoli processuali tendono, infatti, ad essere attratti dai Distretti giudiziari in cui la consorteria mafiosa si è storicamente sviluppata. Conseguentemente vi è una limitata possibilità di perseguire l’azione illecita da parte dei Distretti del Centro-Nord, in cui oggi invece si manifestano con sempre maggior forza le attività economico-finanziarie delle mafie”.

Il rapporto evidenzia come in questi anni l’immigrazione incontrollata abbia portato nel nostro paese non solo disperati in cerca di futuro, ma abbia portato un crescente fenomeno mafioso che col tempo si è radicalizzato e può mettere a rischio la sicurezza della nazione. Le mafie estere che sono entrate nel nostro paese sono tante, e hanno trovato la strada e i mezzi per poter costruire una strada malavitosi che gli consente di portare avanti traffici sporchi come spaccio e prostituzione. È un allarme, quello Direzione investigativa antimafia, che non va sottovalutato. L’Italia ha bisogno di fare pulizia per evitare che un giorno a comandare non sia più lo stato, ma gruppi criminale che fanno rete tra di loro.