Mer. Feb 8th, 2023

ROMA- Forse siamo ad un passo dalla chiusura, o forse Renzi prova ad accaparrarsi voti in vista del referendum e poi tutto rimane com’è. L’evidenza che si tratta di un’ennesima truffa ai danni di poveracci. Il dato certo che i soldi taglieggiati ai cittadini la stessa società di riscossione spende in quantità sproporzionate. Da gennaio a giugno di quest’anno la società pubblica di riscossione ha siglato contratti per un totale di oltre 62 milioni di euro. Va detto che dall’elenco ci sono spese indubbiamente essenziali come le convenzioni per il servizio postale o quello per la vigilanza armata e notturna. Ma altre fanno veramente ridere.

Dal lungo elenco della società e riportato dalla Notizia si trovano spese di falegnameria di 700mila euro per rinnovare sportelli che, forse, tra qualche mese non esistono più. Divise nuove comprate dalla società, sia in versione standard che in versione estiva per Equitalia Sud (spesa da 3.500 euro). C’è anche una sedia ergonomica per qualche dirigente che ama lavorare comodo, più un’altra fornitura di “sedute operative da lavoro” per altri 22mila euro. Spazio, c’è anche per servizi di trasporto e facchinaggio, come quello in Sardegna, per il quale si spenderanno 167mila euro per un servizio che prevede anche l’attività di reception. Senza dimenticare i servizi di pulizia, sempre in Sardegna, per altri 120mila euro. Poi ci sono le solite agenzia di stampa e ecco  a l’Ansa andrà una commessa da 10mila euro. Nel lungo groviglio delle spese sostenute per Equitalia, ovviamente, non potevano mancare quelle per sfamare i tanti dipendenti della società di riscossione. E infatti, in sei mesi, sono stati sottoscritti contratti (tramite convenzioni Consip) per oltre 10 milioni di euro in buoni pasto. A cui si aggiungono i 757mila euro per la gestione del servizio ristorazione presso le sede centrale di Equitalia spa. Curioso, poi, che ad aggiudicarsi alcune spese sia proprio l’Agenzia delle Entrate, che detiene come si sa il 51% della società di riscossione (il restante 49% è dell’Inps). Per dire: sono le Entrate a occuparsi della “rassegna stampa audio video”. Per una spesa di 101mila euro.