Ven. Ago 19th, 2022

È stato un Natale sobrio, difficile da dimenticare, poiché dalla venuta della crisi è stato l’anno più di difficile di tutti. È inutile illudersi che tutto procede bene. No, non è così, le condizioni della Campania sono peggiorate. A volte diffondono numeri che rimangono ottimistici solo sulla carta. La realtà è ben diversa dai numeri, come sempre.

In Campania il nodo incompiuto rimane il lavoro. Si stava meglio quando si stava peggio, è questo il sentimento diffuso tra i cittadini. Le persone non credono più alle chiacchiere, vogliono fatti concreti che facciano uscire la nostra regione dal pantano in cui si trova dalla fine della seconda guerra mondiale.

Classi dirigenti inadeguate e imperfette hanno governato la regione in tutti questi anni, ma mai una di esse è riuscita a produrre benefici per i campani. Siamo rimasti fermi. Non ci muoviamo di un millimetro, anzi, indietreggiamo. Continuano ad essere il fanalino di coda di un sistema regionale che al sud trova il picco dell’inefficienza più totale.

Il popolo campano è stato abituato a lamentarsi senza reagire. È stato abituato ad appassionarsi a fatti di cronaca e delittuosi come se fossero il vero sistema. Una forma culturale che ha educato a non migliorarsi. La cronaca non ha mai migliorato nessuno, e solo un soggetto che lascia ferma la mente. Una spirale di ignoranza che poi si è diffusa in generazioni in generazioni. Era quello che volevano le classi dirigenti e anche un’informazione poca attenta alla vera cultura.

Tra pochi giorni va via questo 2018. Un altro anno perso. La camorra non spara più come prima, ma è sempre viva e vegeta. La politica è sempre uguale e non cambia mai. I cittadini continuano a vivere nella rassegnazione.  La Campania ha solo due strade per uscire dal degrado: il turismo e la cultura, questi due fattori sono gli unici strumenti che possono trainare verso un vero cambiamento.

Nel 2019 la Campania deve avere un sussulto. Svegliarsi dal lungo letargo in cui vive da più di 75 anni. I cittadini devono prendere coscienza che le promesse elettorali non vanno più ascoltate, vanno guardati in faccia i fatti concreti. Le azioni politiche promesse in campagna elettorale si devono trasformare in fatti e non appigli per poter temporeggiare. La Campania ha bisogno di lavoro, e mai una classe dirigente o sindacato ha costruito un’ora di lavoro. Quindi, per concludere, ci vogliono azioni forti e incisive che spingono le nuove generazioni verso la costruzione di quel tessuto sociale e imprenditoriale che ruoti esclusivamente intorno al turismo come unica industria campana. Insegnare le nuove generazioni a non leggere più fatti di cronaca, ma concentrare l’interesse esclusivamente su tutto ciò che possa migliorare la loro forma di apprendimento. La Campania ha bisogno di un cambio di mentalità che finora l’ha danneggiata, il ricambio si ottiene soltanto attraverso la diffusione di una vera cultura.