Lun. Mag 23rd, 2022

È dai tempi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano, che la Campania vive di assistenzialismo. Dicendola con più franchezza: è dal dopoguerra che la Campania è stato trascinata nel buio di una galleria infinita, dove il puntino bianco non si è mai visto. L’avvento della politica 2.0, con l’arrivo del M5S, il percorso non è cambiato, anzi, è peggiorato.

I numeri parlano chiaro: in Campania le famiglie che, solo a maggio, hanno percepito il reddito o la pensione di cittadinanza sono state oltre 275mila, un numero che si avvicina molto quello dell’intero Nord (281.786). Il dato emerge dalle tabelle Inps secondo le quali le persone che usufruiscono del sussidio in Campania sono 716mila mentre l’importo medio per famiglia è di 623 euro. Al Nord le persone coinvolte in 281.786 famiglie sono 557.500 con un importo medio di 479 euro.

È tornata prepotentemente quella forma di assistenzialismo che permette sì di sopravvivere, ma da un alibi in mano alla politica per non trovare soluzioni in grado di costruire lavoro. La Campania non ha più bisogno di assistenzialismo, bensì di certezze lavorative. Cosa che non si è fatto nel dopoguerra e non si è fatto oggi, anzi, non si è mai fatto. La Campania è stata quasi costretta a vivere di assistenzialismo, una forma consolidata in grado di creare intorno ai partiti il consenso giusto. Infatti, l’assistenzialismo è stata la ricchezza politica di tanti partiti, costruiti al nord, ma in Campania sono venuti a prendere i voti, distribuendo illusioni su illusioni attraverso promesse mai realizzate.